Capitolo 12 - Illusioni

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CAPITOLO 12 - Illusioni

La donna sollevò il pugnale e lo diresse con decisione contro la mia gola così, rassegnata a morire, iniziai a recitare la preghiera che pronunciano i condannati a morte prima di essere giustiziati, affinchè il dio dei morti accetti la loro anima nel suo mondo.

Oh Ade, glorioso fratello di Zeus, accogli la mia anima nel tuo regno, così che non viaggi senza meta nel limbo tra il nostro mondo e l'Aldilà...(1*)

Sentii la lama ghiacciata del pugnale colpirmi la pelle, seguito da un forte bruciore alla gola, ma prima che potesse essere troppo tardi, la figura lasciò andare, inspiegabilmente, il coltello, che cadde a terra producendo un suono ovattato a causa dell'erba. La donna, tuttavia, non mollò la sua presa su di me per un po', ma sentii che questa diventava più debole. Pensando che il sicario avesse avuto qualche sorta di mancamento o ripensamento, sfruttai l'occasione e sebbene sentissi che stavo perdendo del sangue dalla ferita, fortunatamente, superficiale, mi gettai in avanti, per sfuggire dalle sue grinfie. Appena riuscii a scrollarmi di dosso le sue braccia, tuttavia, mi accorsi che la figura era rimasta immobile, tanto che mi voltai e strabuzzai gli occhi, stupita.

Davanti a me si trovava la sagoma nera della donna incappucciata, che nell'oscurità sembrava quasi un'ombra; il suo ventre era trapassato da parte a parte da una spada, impugnata saldamente da Fabrizio. La figura era accasciata sulla spada e appena il Generale la divelse, la donna crollò con la faccia a terra. Mosse brevemente le dita, nel gesto di cercare qualcosa, forse il suo pugnale, dopo di che non si mosse più. A causa della scena orripilante e della ferita che avevo subito, ebbi un mancamento e caddi a terra, Fabrizio si avvicinò a me, guardandomi dall'alto in basso, severamente e quasi adirato. La mia mente iniziò a fantasticare: credetti che mi avrebbe presa in braccio, forse, e condotto alla Villa, che mi avrebbe fatto sottoporre a delle cure speciali, magari riparata al sicuro nella sua stanza, come aveva fatto altre volte. Immaginai parole di conforto da parte sua...

-Sei stata una stupida ad avventurarti qui, da sola, di notte. Solo una sciocca come te poteva pensare davvero che io potessi invitarti a fare una cosa del genere. Non ci sarò sempre io a farti da balia, non ti andrà così bene la prossima volta. Spero che tutto ciò ti sarà di monito!- detto questo in maniera fredda e scostante, se ne andò, lasciandomi sola sull'erba, dolorante e disperata come non mai.

Non riuscivo a credere alle parole del Generale, così rimasi immobile distesa a terra, senza riuscire a muovermi. Non mi importava cosa sarebbe stato di me, forse con la donna c'era qualcun altro che voleva uccidermi e si trovava proprio accanto a me... non mi interessava. Sarebbe stato meglio morire cento volte più che ascoltare Fabrizio che diceva quelle cose crudeli nei miei confronti. Ero stata troppo ingenua, è vero, ma Fabrizio era solito spedirmi dei bigliettini per avvisarmi su alcuni fatti o dirmi qualcosa... come avrei mai potuto sapere che in realtà qualcuno voleva trarmi in trappola? Improvvisamente, come accadeva troppo spesso in quel periodo, volli piangere a dirotto, ma mi accorsi che non era il momento adatto per farlo.

Mi tirai su lentamente, tenendomi la gola con una mano: il taglio era superficiale ma la ferita andava curata subito, poiché il sangue sgorgava a fiotti. Strappai un lembo della veste e la immersi nel fiume, stando attenta a non cadervi dentro, la strinsi attorno al collo e mi diressi lentamente verso la Villa. Cosa avrei potuto fare, tuttavia, una volta giunta là? Camminai a tentoni per le strade buie e deserte di Roma, finchè non arrivai all'abitazione. La vista si appannò, trovai la porta di servizio aperta, come per magia, senza nessuno che ostacolava il mio cammino. Entrai e vidi davanti a me Iginia, come se mi stesse aspettando e non appena la vidi, le caddi addosso.

Mi risvegliai sul mio giaciglio, duro e assai poco confortevole, mentre sentivo il collo che bruciava. Mi voltai a fatica a destra e a sinistra, ma la stanza delle ancelle era vuota. Dopo poco la porta si aprì lentamente e Iginia entrò nella stanza.

Ex scintilla incendium oriri potestDove le storie prendono vita. Scoprilo ora