CAPITOLO 2 - La vita cambia
Ci vollero dieci giorni affinché arrivassimo a Roma, a pensarci bene non furono molti, ma per mia sfortuna il vento aveva sempre soffiato a nostro favore. Avevo pregato gli dei in ogni modo di ritardare il mio arrivo in quella città, ma non mi avevano ascoltata. Era stato il viaggio più lungo che avessi mai fatto. Durante il tragitto avevo incontrato Fabrizio pochissime volte: infatti ero stata condotta nella parte della nave riservata alla schiavitù e quindi da quando avevamo lasciato l’accampamento erano state poche le volte in cui ero riuscita ad intravederlo. Non doveva interessarmi cosa stesse facendo, ma non facevo altro che chiedermelo.
Sbarcammo a Sabaudia la mattina dell'undicesimo giorno di navigazione e quando scendemmo finalmente a terra, come a tutti gli altri schiavi, mi fu dato qualcosa da portare in mano, poiché bisognava condurre in città tutti i bottini di guerra ottenuti dai Romani e i viveri per il viaggio. Nel mio caso, mi ritrovai subito tra le mani un’otre piena d’acqua più grande di metà del mio corpo, che pesava tantissimo. Come facevano le altre donne, me la misi sopra la testa ma era una tortura. Presto compresi che il viaggio verso Roma non sarebbe stato breve, ma mentre i Romani avevano dei carri che li trasportavano, noi schiavi eravamo costretti a procedere a piedi, al passo con i cavalli e i carri. Fu un viaggio sfiancante. (1*)
Ogni tanto il mio sguardo finiva su Fabrizio: sembrava perso nei suoi pensieri e al contrario dei suoi commilitoni che si rallegravano in ogni momento per la vittoria e per la città conquistata, se ne stava in silenzio sopra il suo carro, senza proferire parola.
Dopo il primo giorno di cammino ci fermammo per la notte e quando posai l’otre a terra sentii le braccia distrutte: non ce l’avrei fatta a portarla un altro giorno… figuriamoci per tutto il tragitto indeterminato che ci separava da Roma. Cercai di non pensare a questo e quando fu il momento, mi misi a riposare con le altre schiave.
Dormii per qualche ora, ma poi mi svegliai e non riuscii più a prendere sonno. Erano parecchie notti che non dormivo, ormai: non riuscivo a non pensare a quello che era accaduto alla mia famiglia e specialmente a mio fratello, il cui corpo era stato lasciato ai margini di una strada, in balia delle bestie e degli avvoltoi. La cosa più grave era, però, che i quel modo la sua anima era stata condannata a vagare in un limbo che stava tra il mondo dei vivi e quello dei morti, senza una meta.
Non potevo sopportare tutti quei pensieri ancora una volta, così decisi di andare a sgranchirmi le gambe per schiarirmi la mente
In realtà ci era stato detto in maniera molto civile di rimanere sempre e comunque ai nostri giacigli, altrimenti ce l’avrebbero fatta pagare, ma io non ero mai stata brava a dare retta a ciò che mi veniva detto così mi alzai dal giaciglio e scavalcai una a una tutte le donne che dormivano accanto a me e mi avviai silenziosa verso il fiume che si trovava vicino al nostro accampamento.
L’accampamento non era recintato e quindi forse avrei potuto provare a scappare… ma per andare dove? Chi avrebbe accolto una donna Greca senza nessun parente con lei? Chi avrebbe accolto una… schiava, ormai? Iniziai a camminare ma, imprudente, non pensai che le sentinelle avrebbero potuto vedermi. Feci qualche metro verso il fiume, quando sentii che qualcuno mi prendeva per un braccio e mi trascinava verso un sentiero laterale. Mi ritrovai incollata ad un albero, con una mano premuta sulla bocca.
Ecco, adesso ero davvero nei guai. I miei occhi si spalancarono dal terrore: non potevo urlare, non potevo chiedere aiuto. Il destino che mi sarebbe capitato se fossi finita nelle mani di qualche mercenario sarebbe stato forse peggiore di quello che mi aspettava nella mani dei Romani. Non c’è mai fine al peggio.
Il mio assalitore mi illuminò il viso con una torcia e grazie al fuoco riuscii a vederlo in viso... mi rilassai all’istante: era soltanto Fabrizio. Anche se “soltanto” era un parolone, perchè non sapevo fino a che punto fosse meglio che mi avesse trovato lui invece di un mercenario…
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Ex scintilla incendium oriri potest
Romance210 a.C, Aurora, principessa Greca, dopo che la sua città è stata saccheggiata dai Romani, viene rapita da questi e scambiata per una ancella. Tra i Romani c'è Fabrizio, un generale che mostra da subito un certo interesse per Aurora. La ragazza deci...