"Da quanto non parla?"
"Sono da oggi, un mese esatto"
Già, pensò Louis mentre sorseggiava il suo caffè aromatizzato in compagnia di Liam e Zayn, era già passato un mese da quanto Anne è morta e da quando Harry vive a casa mia.
"Un mese è ancora poco Louis, abbi pazienza" disse Liam, posandogli una mano sul polso, in segno di conforto.
"Ho pazienza Liam, aspetterei anche anni" rispose Louis osservando l'orario sul suo orologio da polso. Effettivamente si era fatto tardi e lui doveva preparare la cena per lui ed Harry. Si alzò dal tavolo e con un cenno del capo si congedò, lasciando dei soldi sul tavolo non ascoltando le proteste di Zayn.
Mentre camminava a passo più o meno svelto, decise di fare un salto al supermercato più vicino, giusto per comprare qualcosa di commestibile. Era risaputo, Louis Tomlinson era una fottuta schiappa in cucina, ma ci si stava mettendo d'impegno, il suo Harry non aveva proprio la testa e la voglia per cucinare, quindi doveva farlo lui.
Poi un'idea gli balenò per la testa, avrebbe potuto chiamare Harry e far decidere lui cosa avrebbe preferito mangiare. Di tutta fretta afferrò il suo cellulare, andò nella rubrica e chiamò Harry. Dall'ansia, e nemmeno lui sapeva perché ne avesse così tanta, saltellava sul marciapiede guardandosi anche attorno.
Poi il cuore prese a scalpitare più forte, Harry non rispondeva al telefono. Prese un profondo respiro e chiuse gli occhi, fissando lo schermo tra le mani ora tremolanti. Ricompose il numero, zero riposte.
Deglutì e spalancó gli occhi, Harry poteva essere in pericolo. Con il cellulare stretto saldamente in una mano prese ad una corsa euforica verso casa. Si scrontró con alcuni passanti e non chiese nemmeno scusa, inciampò anche, ma non ci diede peso. Arrivato dinanzi casa sua afferrò le chiavi e quasi corse il rischio di spezzarla nella toppa, mentre faceva scattare la serratura e senza neanche degnarsi di chiudere la porta, corse verso la cucina.
Harry non c'era.
Corse verso il bagno, tentò di aprire la porta, era chiusa a chiave.
"Harry? Harry aprimi" un colpo, poi due. La porta era ancora chiusa, vi ci appoggiò l'orecchio contro e non sentì assolutamente nulla.
"Okay, okay devo calmarmi" aprì la porta di fronte al bagno, ritrovandosi nella sua stanza. Frugò nei vari cassetti e fra le varie scartoffie trovò un vecchio giravite.
"Ti prego, ti prego funziona" inserì la punta del cacciavite nella toppa, la chiave dall'altro lato cadde procurando un leggero tintinnio. Con qualche agile movimento del polso la serratura scattò. Louis aprì la porta con una tale forza da farla sbattere contro il muro. Harry sobbalzó ed un urlo agghiacciante sfondó il silenzio di quel caldo pomeriggio.
"Louis? Sei impazzito?!" Harry urlò portandosi la mano al petto, coprendosi poi il resto del corpo con la schiuma.
"Harry tu, tu mi hai parlato, sei vivo..Oh Harry" Louis si accovacciò ai lati della vasca, posando la testa sul bordo.
"Cosa? Pensavi fossi morto? Diamine, l'unico che non sta bene con la testa sei tu, idiota" Harry sbuffó portandosi le mani bagnate sul volto corrucciato e frustrato, anche se un po' era felice, anzi molto felice.
Viste le condizioni di Louis, intuì che si fosse preoccupato molto delle sue condizioni.
"Sta' zitto, sto tentando di riprendere a respirare normalmente" Louis sussurrò con voce roca, mentre ancora aveva la fronte premuta contro il bordo della vasca e lo sguardo puntato sul pavimento sotto la sua testa.
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Mask.|| Larry Stylinson.
FanfictionEssere come si vuole é difficile. Harry ne ha passate tante in passato, ma ancora adesso continua ad avere questo costante peso sullo stomaco. Si può spingere una persona tanto altrove, da ritrovarsi a vivere un'infelice vita, solo per paura di far...
