Chapter 14

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Chapter 14
Siamo troppo vicini.
«Piccola Breath, se volevi baciarmi, avresti potuto dirmelo subito» ovviamente Cameron deve rovinare l'unico momento in cui non litighiamo e mi accorgo subito di quanto possa essere stupida quando si tratta di lui. Mi allontano velocemente.
«Sei disgustoso Cameron, davvero» lo guardo disgustata.
«Dai Breath, stavo scherzando» ho già un telo addosso e mi sto avviando verso l'entrata di casa mia.
«Stupida. Stupida. Stupida» sussurro tra me e me.
Pochi minuti dopo mi ritrovo da sola, poiché tutti sono andati via. Mi sono accorta della strana espressione di Chloe, ma ero troppo stanca, dunque ho deciso di lasciarla andare senza fare milioni di domande. Rimanderò a domani. L'acqua fredda che cade sul mio corpo mi fa dimenticare per pochi istanti la serata e, dopo essermi rilassata abbastanza, decido di uscire. Mi metto il mio pigiama, che consiste in una semplice maglia di mio padre e un pantaloncino e vado a letto. L'unico problema è che non riesco a dormire. Le immagini di me e Cameron mi appaiono ogni qualvolta chiudo gli occhi. Mi rendo conto di quanto possa essere stupida ad aver pensato per un solo istante che non fosse il solito, stupido, menefreghista ed irritante Cameron. Ma, evidentemente, mi sbagliavo. Continuo a rigirami tra le coperte, finché, finalmente, Morfeo decide di accogliermi tra le sue braccia.
Come ogni mattina la mia maledettissima sveglia decide di suonare. Sono davvero stanchissima. Ieri notte ci sono volute delle ore prima che mi addormentassi. Ho delle occhiaie spaventose e dopo essermi fatta una doccia veloce decido di coprirle con un po' di correttore. Non mi è mai piaciuto truccarmi, è troppo impegnativo. Ritorno in camera e apro il mio armadio in cerca di qualcosa da mettere. Opto per un semplice jeans a vita alta ed un crop top nero. Mi guardo allo specchio e dopo un lungo sospiro scendo al piano di sotto.
«Io vado» affermo fredda.
«Breath, cara. Se vuoi ti posso accompagnare anche io» mi dice mio padre, sperando in una mia risposta positiva.
«Oh, no. Preferisco prendere un po' d'aria» non mi giro nemmeno a guardarlo, non ci riesco più. È sempre difficile sorridergli, abbracciarlo o, semplicemente, parlargli.
«Prima o poi dovrai parlarmi, Breath» sussurra.
«Spero che quel 'poi' sia abbastanza lontano, allora» sussurro a mia volta.
«Perché mi odi così tanto?» mi giro dopo aver ascoltato queste parole e una risata amara contorna le mie labbra.
«Cosa dovrei fare, allora? Dovrei amarti? Dopo avermi lasciata sola a combattere una guerra che non avrei potuto mai vincere. Sei cambiato. Avresti dovuto consolarmi. Avresti dovuto aiutarmi a superare quel terribile periodo. Saresti dovuto diventare migliore di quello che già eri, ma non l'hai fatto. Hai deciso di prendere la strada più semplice, quella in cui avresti combattuto i tuoi mostri da solo, senza nemmeno aiutarmi a distruggere i miei» affermo, oramai, già in lacrime.
«Tu non sai. Non sai quanto avrei voluto proteggerti, ma non ci sono riuscito. Non ne sono capace. Non sono mai stato forte. Mai. Tua madre era tutto ciò che avevo, assieme a te. Sono stato pessimo e lo sono ancora, ma non ci riesco. Non riesco senza tua madre. Non riesco a gestire la situazione. Non riesco a gestire te e, giuro, che se fosse per me, ritornerei indietro, ma non è possibile. Pagherò, per quello che ti ho fatto, il resto dei miei maledettissimi giorni. So che tua madre non avrebbe voluto, ma sono un debole» piange anche lui adesso, ma non mi fa pena. Non più.
«Vado a scuola» mi giro e continuo a camminare verso la porta. Appena uscita fuori di casa lascio che un sospiro, che non sapevo di star trattenendo, esca dalle mie labbra e, velocemente, mi asciugo le lacrime.
«È tutto okay» cerco di convincere me stessa. Inizio a camminare ed, improvvisamente, una macchina che, sfortunatamente, già conosco, si ferma affianco a me.
«Cameron, non è giornata» dico appena il finestrino si abbassa.
«La mia domanda, in realtà è: quando ti sveglierai serena e felice della tua vita?» mi sorride falsamente.
«Quando andrò via da questa città» mi copro gli occhi a causa del forte sole.
«Vuoi un passaggio?» mi chiede ed io, onestamente, non ho alcuna voglia di rifiutare, per poi litigare e diventare ancora più irritabile di quanto già sono.
«Okay» sussurro e noto la sua espressione confusa.
«Okay? Stai seriamente accettando un passaggio da me?» mi chiede sorpreso.
«Andiamo» non lo guardo neanche e punto il mio sguardo verso il finestrino. Ripenso alla discussione fatta con mio padre ed, immediatamente, i miei occhi diventano lucidi ed una piccola ed insignificante lacrima percorre la mia guancia. 'È tutto okay' mi ripeto in mente, ma le lacrime non smettono di fuoriuscire.
«Hey, hey. È tutto okay Bree» ferma la macchina Cameron e chiude le sue mani a coppa sulle mie guance, ma io, al contrario, chiudo gli occhi per non mostrare il mio punto debole e cerco di liberare il mio viso, ma tutti i miei sforzi risultano inutili.
«Guardami Breath» mi sussurra dolcemente e decido di guardarlo.
«Vuoi spiegarmi cosa è successo?» mi domanda, ma scuoto il capo, continuando a piangere. Noto il suo imbarazzo. Scommetto non si sia mai comportato così con qualcuno. In questo momento ho solo bisogno di una cosa.
«Che ne dici di un abbraccio?» sussurro e, lui, in risposta, mi concede un dolce sorriso che ricambio. Passano pochi secondi quando, finalmente, sento due braccia avvolgersi attorno a me. Mi sento protetta. Mi sento a casa. E credo sia la cosa più sbagliata che abbia mai potuto provare.

badness||Cameron DallasDove le storie prendono vita. Scoprilo ora