Sono ancora qui, seduta su questa panchina, non so di preciso da quanto tempo, anche perché sto ascoltando solo musica e non ho controllato ancora l' ora.
Prendo il telefono dalla tasca della felpa e vedo l' orario, notando anche delle chiamate perse da parte di mia madre.
Perfetto, sono qui da un' ora senza far niente e inoltre con mia madre che mi sta col fiato sul collo. Non posso neanche inviarle un messaggio per rassicurarla perché so che farà molto peggio, meglio non pensarci ora devo distrarmi.
Guardandomi bene intorno, scorgo un' altalena e, non potendo fare a meno di sorridere, comincio a saltellare verso quest' ultima come una bambina e mi ci siedo sopra, dondolandomi avanti e indietro andando sempre più in alto.
Sarebbe bello volare, poter volare ed essere liberi senza nessuno che ti comandi o che ti controlli, essere a pieno padroni di se stessi, perché, anche se lo si nega, nessuno è mai completamente libero.
Non posso fare a meno di notare come questo parco sia completamente deserto e non solo perché a quest' ora sono tutti a mangiare (o perché alcuni stanno facendo altre cose sul divano di casa loro con una certa Troxy...), ma perché a quanto pare dev' essere abbandonato.
Eppure non è un posto così terribile, beh, meglio per me a questo punto.
All' improvviso la suoneria del cellulare rompe quel silenzio, quasi calmante, che si era creato e vedo dallo schermo chi è la persona che mi sta chiamando.
-Ciao Ale- dico monotona
-Ehi, che hai?-
-Nulla- mento, sebbene sappia che sia inutile farlo con Ale, mi conosce troppo bene.
-Katy non mentire con me, lo sai che ti conosco meglio di chiunque altro-
-Ti racconteró tutto quando verrai qui, adesso non mi sembra il momento adatto-
-Quindi me lo vorresti dire fra quattro giorni e farmi preoccupare di più?-
-Non è nulla di grave-
-Perfetto, quando dici così è una cosa molto grave-
-Ti stai sbagliando-
-Io non mi sbaglio mai-
-Modesto il ragazzo- tento di cambiare discorso.
-Non cambiare discorso, con me non funziona-
-Oh cazzo, Ale! È caduto un bambino, devo assolutamente aiutarlo, ciao- dico fingendo di essere preoccupata.
-Kat...-
Tenta di dire qualcosa, ma ormai ho già riattaccato.
So che non si sarebbe arreso, per cui ho dovuto giocare sporco.
Il telefono mi squilla nuovamente e questa volta sono in due le persone che disturbano, ovvero sia mia madre che Ale.
Decido quindi di spegnerlo definitivamente.
Non posso ascoltare neanche la musica ora, che palle!
-Ehi, bambolina-
Oh no, prego Cristo per far sí che questa voce sia solo il frutto della mia immaginazione.
Mi volto nella direzione da cui ho sentito provenire la voce e no, non l' ho per niente immaginato.
-Allora Direk, devi fottutamente girare a largo da me, non te lo ripeterò di nuovo gentilmente, perciò vattene-
Sbaglio il suo nome di proposito, che poi come fa ad essere qui se questo parco è abbandonato dal mondo praticamente?
-Andiamo, che ti costa stare in mia compagnia, bambolina?-
-Non staró mai in tua compagnia-
-E se non ti chiamassi più bambolina?-
-Non lo so- dico con una mano sotto al mento.
Poter evitare finalmente di volerlo prendere a pugni ogni santa volta che lo incontro, solo a causa di questo suo nomignolo, sarebbe bellissimo.
Per di più mi rendo conto che ormai non ho più niente da fare qui.
-Dài, è un buon affare- dice alzando e abbassando le sopracciglia velocemente.
-Okay, Direk-
-Smettila di sbagliare il mio nome- dice chiaramente infastidito.
-Perché non ti chiami forse Direk?- dico in modo da finta innocente
-Sai che non mi chiamo Direk, ma Derek-
-Sì, hai proprio ragione Direk- dico beffarda.
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Tra amore e odio
Lãng mạnLui: classico cattivo ragazzo, arrogante ed egocentrico, apparentemente. Lei: una ragazza semplice, acida e che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Ma chi dice che lui non possa farsi vedere per ciò che è? E, quanto a lei, resterà sempre...
