capitolo 22

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-La stai stringendo troppo, e poi ha la febbre potrebbe mischiartela-

La signora si stacca da me e guarda truce Jack, per poi rigirarsi nella mia direzione e sorridermi a trentadue denti.

-Hai davvero la febbre?-

Annuisco sorridendole e provando ad essere gentile una volta tanto in vita mia.

-Avete mangiato?- ci chiede.

-Eravamo in procinto di farlo, ma tu ci hai interrotti- sbuffa Jack, mostrando il suo dissenso.

-Non si preoccupi, non avevamo neanche cominciato-

Jack mi guarda allibito, probabilmente non è abituato alla mia gentilezza.

-Oh chiamami Brittney per favore-

-Va bene Brittney, vuole mangiare con noi?-

-Certo-

Mi sorride felice e le appaiono due fossette ai lati della bocca, le stesse che ha Jack quando ghigna o sorride.

Mi domando come facciano a non farle male i muscoli della faccia per tutte le volte che ha sorriso.

Me lo sto chiedendo anch'io, se sorridi una volta in un giorno è già tanto... o meglio questo quando non c' era Jack.

...

Ecco non parlare.

-Katy?-

-Eh?-

Alzo la testa, trovando subito gli occhi di Jack puntati su di me e perdendomi poi in essi.

-Devi mangiare-

-Mh-

Mi alzo dalla sedia per prendere il pranzo.

-Aspetta, faccio io- mi dice Brittney

Mi risiedo tentando di fare uno dei miei migliori sorrisi e lei ricambia senza fatica.

***
Un' ora dopo

Jack non ha parlato molto da quando è arrivata sua madre, dopo un po' è uscito dicendo che gli era arrivato un messaggio ed era una cosa di estrema importanza.

Il problema è che mi ha lasciata con sua madre e la situazione è un tantino imbarazzante.

-Katy, ma tu sei qui da sola?- Brittney mi chiede curiosa.

-Sì per il momento. Mia madre è dovuta partire per una questione lavorativa ed io devo andare a scuola, per cui non posso andare con lei-

Mi guarda con pena.

Odio quell' espressione sul viso delle persone, l' ho vista fin troppe volte, la odio così tanto che talvolta preferisco mentire su mio padre.

-Posso capirla, spesso anch' io sono in viaggio per lavoro, invece, per quanto riguarda tuo padre?-

Mi irrigidisco immediatamente, eccola la fatidica domanda.

-Lui...-

Devo inventare qualcosa, non dirò la verità soltanto per vedere il suo viso cambiare drasticamente dinanzi ai miei occhi, sebbene in realtà non gliene importi nulla di ciò che sto dicendo.

-... È in Italia- faccio l' ennesimo sorriso finto.

Tutto sommato non è proprio una bugia, mio padre si trova davvero in Italia, o meglio, in un cimitero che si trova in Italia.

-Ah...- dice con tanto di espressione da cucciolo ferito. 3...

2... Ti prego non dire quelle parole, non dire quelle parole, non dire quelle maledette parole che ho sentito più del dovuto.

Tra amore e odioDove le storie prendono vita. Scoprilo ora