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Quella stessa sera, dopo aver preparato i bagagli, partirono per New York.
All'ultimo momento Robert aveva deciso di accompagnarli perché non voleva far guidare Nathan o Ethan di notte ma, secondo Cassie, il motivo era un altro. In ogni caso era felice che ci fosse anche lui. A parte quella sera nel corridoio, non avevano avuto modo di parlare da soli da quando si erano rivisti e probabilmente a New York avrebbero avuto l'occasione di farlo.
– Stai comoda? – le chiede Daniel distogliendola dai suoi pensieri. Era seduto al suo fianco, nei sedili posteriori e con l'oro c'era anche Ethan mentre davanti c'erano Robert, alla guida, e Nathan che non aveva aperto bocca da quando erano partiti.
– Diciamo di si – L'auto che aveva mandato suo fratello non era il massimo della capienza e il fatto che Ethan e Daniel fossero due colossi non era affatto d'aiuto. Avrebbe voluto sedersi al centro in modo che non si sarebbe ritrovata schiacciata allo sportello com'era in quel momento, ma Ethan voleva controllare Daniel e lo aveva fatto sedere al centro – Tu?
Daniel sospirò – Queste corde sono un po' troppo strette ma suppongo che non sia stata una cosa fatta di proposito, no? – disse lanciando un'occhiata a Ethan.
Era stato piuttosto ostile nei confronti di Daniel tanto che gli era venuta la brillante idea di legargli le mani con delle vecchie corde che aveva trovato in soffitta. Lui diceva che glielo aveva ordinato Morgan e che era assolutamente necessario ma Cassie non era affatto d'accordo. Che cosa avrebbe mai potuto fare?
Ethan sbuffò – Ringrazia che la corda sia attorno ai polsi e non attorno al tuo collo – Poi si voltò e lo guardò dritto negli occhi – Anche se sicuramente andrà a finire proprio così.
Cassie trasalì – In che senso?
Daniel le sorrise – Oh non preoccuparti! Non mi succederà nulla del genere.
– E invece sì – ribatte Ethan – Forse non ti sei ancora reso conto che non hai soltanto provato a uccidere un cacciatore ma che quel cacciatore, guarda caso, era il membro della Famiglia più importante. Per non parlare di quello che è successo sul tetto...
– E' stato un incidente! – disse Cassie – Sia quella volta sul tetto che ieri sera!
Ethan si voltò verso di lei – Ancora con questa storia? Possibile che non riesci a renderti conto che ha fatto una cosa grave? Capisco che hai un debole per i casi disperati ma una volta tanto potresti contenerti e evitare di...
– Basta! – disse Robert in tono pacato – Non ho più voglia di sentire i vostri litigi. Sono stanco e c'è ancora un po' di strada da fare.
– Vuoi fare una pausa? – gli chiese Nathan – Se vuoi posso...
– Guido io – disse Cassie catturando l'attenzione di tutti i presenti.
Robert la guardò attraverso lo specchietto retrovisore. Si aspettava che le dicesse di no, che sarebbe stato meglio far guidare uno dei ragazzi e invece l'uomo rallentò e accostò.
Cassie scese dall'auto e inspirò l'aria fredda della notte. Robert si avvicinò a lei e le mise una mano sulla spalla – Stai bene?
Annuì malgrado non fosse così e poco dopo si mise alla guida del veicolo. Le parole di Ethan le stavano rimbombando nella testa, proprio come quelle che Nathan aveva pronunciato quella mattina. Inoltre il fatto di averlo al suo fianco non l'aiutava affatto.

Mancava circa mezzora per arrivare a New York e Nathan non faceva altro che pensare a cosa sarebbe successo la. Sarebbe rimasto? Oppure Morgan lo avrebbe cacciato via a calci in culo?
Per tutti il tragitto non era riuscito a togliersi dalla testa l'espressione che aveva fatto Cassie quella mattina, quando lui gli aveva detto tutte quelle cose.
Si voltò a guardarla. Aveva gli occhi sulla strada ma la sua mente era sicuramente altrove. Stava forse pensando anche a lei a quello che era successo?
Non sapeva affatto come scusarsi per quello che le aveva detto. Cosa poteva dire? Che le parole erano uscite fuori senza che lui potesse controllarle? Che uno come lui, sempre attento a quello che faceva, aveva perso il controllo? Che in realtà era arrabbiato con sé stesso e non con lei? Qualunque cosa non sarebbe stata abbastanza.
Erano rimasti svegli solo loro due e, pensò, forse era un buon momento per provare a porgerle delle scuse.
– Cassie io... – Non sapeva assolutamente cosa dire, da dove iniziare – Mi dispiace tantissimo per questa mattina – disse tutto d'un fiato. Lei non lo guardò ma questo non lo fece arrendere – Il fatto è che...
– Dacci un taglio Nathan – disse lei in tono gelido.
Rimase sorpreso – Come scusa?
Si voltò e gli piantò addosso i suoi grandi occhi verdi – Se devi cominciare a rifilarmi un mucchio di stronzate solo per convincermi che non pensi davvero quello che hai detto questa mattina, non farlo – Lo guardò solo per qualche secondo ma a Nathan bastarono per vedere la rabbia ardere nei suoi occhi.
Riportò gli occhi sulla strada. Stavano entrando dentro New York e di lì a poco sarebbero arrivati al palazzo della sua famiglia. Stava per dire qualcosa ma lo sbadiglio di Ethan lo indusse a fermarsi.
– Siamo arrivati? – chiese Daniel con la voce impastata di sonno.
Notò che Cassie lo guardò attraverso lo specchietto e gli sorrise – Si – rispose – Finalmente siamo arrivati.
Nella voce notò del sollievo e pensò che forse dipendeva dal fatto che adesso che tutti erano svegli, lui avrebbe smesso di parlare. A dirla tutta, era un sollievo anche per lui. Non sapeva cosa dire e, vista la sua reazione, forse la cosa migliore da fare era rimanere in silenzio, almeno per ora.

La Cacciatrice Ibrida 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora