2. What the heck

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Un'altra mattinata di scuola passata nella noia totale, e con un odio represso verso quelle prof odiose.
Corsi fuori dal cortile, la mia mente mi aveva portata automaticamente nel punto esatto in cui avevo incontrato Weston, speravo di rivederlo, poter essere schiava della sua gentilezza, ma di lui, nessuna traccia.
Lasciai perdere e mettendo a posto lo zaino sulle mie spalle, cominciai a dirigermi verso il cancello che mi avrebbe diretto all'esterno della scuola.
Durante il tragitto verso casa fui salutata da alcuni ragazzi di cui non ricordavo nemmeno l'esistenza, ma supponevo fossero i ragazzi di ieri.

Svoltato l'angolo che portava verso la mia via, sentii rumori strani provenire da dietro un albero. Guardando meglio, riuscii a scorgere la faccia del mio compagno di banco che baciava molto appassionatamente, ma proprio molto appassionatamente una ragazza.
Pensai fosse la sua ragazza, così lasciai stare e continuai per la mia strada tranquilla, forse un po' meno tranquilla per non aver visto Weston.
Appena cominciai a intravedere casa mia, vidi una persona all'esterno dell'edificio. Era un po' bassina, ma non riuscivo a vedere bene da lontano.
Fino a che mi feci più vicina, mi accorsi che la persona fuori dalla mia casa era proprio Weston, quel Weston Koury, che ormai mi stupiva sempre di più.

Mi venne naturale cominciare a correre verso di lui, mentre lui posò per terra quel mazzo di fiori e spalancò le braccia aspettando che mi buttassi verso di lui.
Mi afferrò all'istante, trattenendomi il più possibile con le braccia senza perdere l'equilibrio. «A cosa devo tutta questa dolcezza?» chiese ridacchiando, cercando di guardarmi in faccia nonostante fossi in braccio risultando più alta. «Non lo so, avevo bisogno di un abbraccio.» dissi cercando di reprimere un sorriso, ma invano, cominciai a sorridere ancora di più.
Chissà cosa aveva quel ragazzo da farmi sorridere così naturalmente in poco tempo. Lo strinsi dolcemente, come se lo conoscessi da tutta la vita, nonostante fosse un giorno che lo conoscessi.

Scesi dalle sue braccia lentamente, fino a che ci ritrovammo faccia a faccia. «Ti va di andare a fare un giro?» chiese indicando la strada per andare dal parco. «Certo! Però devo entrare un attimo in casa, così poso lo zaino e mi do una sciacquata alla faccia. Vuoi entrare?» chiesi talvolta io. Lui annuii, seguendomi fino in casa mia.
Spalancai la porta e urlai, «C'è qualcuno in casa?» prolungando l'ultima parola. «Si, io e Cameron!» urlò Nash. Hayes e Nash erano i miei fratelli, e vivevano con me e l'altra nostra sorella, anche se non facevano mai un cazzo per aiutare.
Scesero di corsa per le scale e appena videro Weston spalancarono gli occhi. Si scambiarono dei saluti, e rimasi leggermente perplessa, si conoscevano?
«Cosa fai con mia sorella, birbante?» chiese finto minaccioso Nash, puntandogli un dito nel petto. Weston gli diede una pacca nella spalla. «Tranquillo bro'. Usciamo soltanto.» disse facendogli l'occhiolino.
Cameron mi scompigliò i capelli lasciandoci un bacio sopra, «la mia bambina cresce.» disse fingendo che gli scendessero delle lacrime. Nash gli diede una spintonata, «è la mia bambina!» puntandomi un dito contro.
Cameron gli diede un'altra spintonata, «no è mia!» disse togliendo il cappellino a Nash. Fece una faccia sconvolta e gli rubò a sua volta il cappello bianco che teneva all'indietro.
Tra di loro cominciò una specie di lotta che sarebbe durata anche tutto il giorno, perciò decisi di sbrigarmi a posare la roba e lavarmi di fretta le mani e la faccia.

Uscii velocemente da quella gabbia di matti, prendendo per mano Weston e tirandolo via. Continuammo il tragitto fino al parco, continuando a parlare tra di noi, non accorgendoci che avevamo ancora le nostri mani intrecciate.
«Mi sei piaciuta fin da subito.» disse tutto d'un tratto. «N-non da subito, cioè si, nel senso che mi sei p-piaciuta ma non in quel senso.» balbettò arrossendo leggermente. Gli rivolsi un sorrisino malizioso, dandogli una piccola spinta. «Anche tu mi sei piaciuto fin da subito.» ammisi.
Sentii le nostre mani non toccarsi più, finché il suo braccio coprì le mie spalle.
«Ritieniti importante, ho saltato l'uscita con gli altri da Starbucks per venire da te, e tu non immagini quanto io ami Starbucks.» sospirò leccandosi il labbro inferiore. Quel gesto mi ricordò tanto mio fratello Hayes, che lo faceva continuamente e mi venne un'idea brillante.
«E quindi?! Forza, andiamo subito da Starbucks!» dissi cominciando a correre con lui, riprendendo la sua mano e trascinandolo, come prima.

Honeymoon Avenue.        B.G.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora