9. So kiss me.

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Pov. Louis

Mi svegliai piuttosto presto e sentivo ancora la stanchezza addosso. Il giorno prima era stato pesante e avevo bisogno di dormire ancora, ma notai che Harry era già sveglio e così decisi di alzarmi.
"Buongiorno", disse Harry, avvicinandosi piano al mio letto.
"Ciao", dissi, sbadigliando.
"Ti alzi?", mi disse, non staccando lo sguardo da me e sorridendo.
"Come scusa?".
"Ho fame e se non scendiamo presto, prendono tutte le cose più buone al buffet", mi disse sussurrando.
"E non ci puoi andare da solo?!", dissi, sgarbatamente.
"Ma io volevo..".
"Ti vuoi alzare dal mio letto?!", lo interruppi bruscamente.Improvvisamente mi dava fastidio la sua presenza e volevo allontanarlo. Volevo farlo stare male, volevo vederlo piangere. Volevo vederlo piangere a causa mia. Non sapevo bene il perchè, ma vederlo così indifeso, mi faceva venir voglia di prenderlo a schiaffi. Ma volevo anche che lui si difendesse. Volevo che mi tirasse qualche pugno. Volevo che mi facesse del male, tanto male. Non solo fisicamente ma anche psicologicamente.
"Lou, che ti prende?", mi disse, sul punto di piangere.
"Mi prende che mi stai rompendo i coglioni, quindi vattene". Harry rimase sconvolto dalla mia risposta. Gli stavo facendo del male. Ma ora toccava a me. Doveva picchiarmi. Doveva insultarmi. Doveva ferirmi a fondo. Ma invece si alzò semplicemente dal mio letto, tremando, e si chiuse nel bagno, sbattendo esageratamente la porta. Mi alzai e mi fermai davanti alla porta del bagno, indeciso sul da farsi.Dovevo scusarmi o continuare a fargli del male? La cosa giusta da fare era più che ovvia."
Scusa, Hazza!", dissi, poco sincero e svogliatamente.
"Adesso mi vesto e scendiamo a far colazione", continuai, appoggiandomi alla porta del bagno.Lui non rispondeva.
"Harry dai, apri!".Nessuna risposta.
"Harry, vuoi aprire sta cazzo di porta?!", dissi, mentre sbattei un pugno su di essa. Quel ragazzo sarebbe finito male.
"Harry smettila di fare il bambino del cazzo ed esci! Non ti ho detto niente di male!", iniziai a battere più forte sulla porta. Improvvisamente sentii una fitta allo stomaco talmente forte da farmi piegare in due. Finalmente ritornai in me. Ma cosa stavo facendo? Sentii un singhiozzo provenire dal bagno e mi bloccai di colpo. Harry stava piangendo. Harry stava piangendo per colpa mia.Pensavo di volerlo sentir piangere, ma quando finalmente scoppiò, mi sentii orribile. Perchè ero stato così aggressivo? La risposta la sapevo già.
"Harry stai piangendo?". Non rispose.
"Scusami", dissi, sedendomi per terra e appoggiando la schiena alla porta.Niente. Neanche una parola. Decisi di rimanere lì, finchè non avrebbe aperto la porta. Ma non ero un ragazzo particolarmente paziente, così poco dopo mi alzai e mi diressi verso la mensa. Presi due cornetti alla crema, che lui adorava, e poi tornai in camera. Era rannicchiato sul suo letto, con gli occhi chiusi.
"Harry?".Ancora non mi rispose.Sembrava dormisse, ma ero sicuro che fosse sveglio e stava aspettando che gli dicessi qualcosa.
"Ti ho preso un cornetto alla crema, come piace a te", dissi, sforzando un sorriso .Lui aprì gli occhi, ma rimase impassibile.
"Senti, Harry, mi dispiace, sono stato aggressivo, senza un motivo valido".Mi sedetti affianco a lui, ma lui si allontanò.
"Mi fai paura", disse, cercando di allontanarsi ancora. Aveva paura di me. Sentii l'ennesima fitta al petto e sentii di aver distrutto quel poco che faticosamente ero riuscito a costruire con lui.
"Harry, scusami, davvero, non volevo spaventarti, ma ero nervoso e... Non avrei dovuto alterarmi così. Ma, per favore, non aver paura di me, non potrei mai farti del male", gli dissi tutto d'un fiato, mentre sentivo gli occhi diventarmi lucidi. Se l'avessi perso, non me lo sarei mai perdonato.
"Avevo paura che uscendo da quel bagno, mi avresti fatto del male", mi disse, spaventato.
"Non potrei mai".Avvicinai la mia mano alla sua e gliela afferrai. Lui sussultò ma non si ritrasse.
"Inizierò a prendere quei medicinali che mi ha prescritto il medico per il bipolarismo", gli dissi, guardandolo negli occhi.
"Medicinali?".
"Sì, mi faranno stare più calmo".
"Non voglio che tu li prenda", disse, abbassando lo sguardo.
"Perchè?".Non voleva? Perchè non voleva?
"Perchè io voglio averti accanto per come sei realmente e non per come sei sotto gli effetti dei farmaci", mi disse, guardandomi di nuovo negli occhi.
"Sei sicuro, Hazza?".
"Sicurissimo", mi disse, sorridendo.Lui si mise seduto sul letto e si riavvicinò a me.
"Grazie, piccolo". Mi sentii sollevato da quello che mi aveva detto. Non avevo mai preso i farmaci che mi avevano prescritto, ma per Harry l'avrei fatto. Volevo fargli capire che lui per me era speciale e che non doveva aver paura di me.
"Hai dimenticato di prendermi il succo di arancia", mi disse, ridendo leggermente e riferendosi alla colazione.
"Pretendi troppo", gli dissi, scherzando.
"Mi accompagni?", mi chiese. Annuii e ci alzammo dal letto. Lui stava per aprire la porta, quando gli appoggiai le mani sui fianchi, da dietro. Lui sussultò e si voltò a guardarmi. Gli feci appoggiare la schiena alla porta e mi avvicinai al suo viso. Volevo fargli capire che non doveva avere paura di me. Il cuore batteva veloce e i respiri mi si fecero irregolari. Mi avvicinai piano, mentre lui mi cinse il collo con le braccia, titubante e confuso.
Appoggiai le mie labbra sottili sulle sue rosse e carnose. Era un bacio casto, ma lo aspettavo da tanto tempo. Lui non si ritrasse e rispose al bacio e questo mi fece perdere completamente la testa. Sentivo il suo respiro caldo e le sue labbra erano candide e morbide. Però volevo di più. Volevo fosse completamente mio. Volevo renderlo felice. Volevo superare il limite ed andare oltre.Strinsi la mia presa sui suoi fianchi e feci aderire il suo corpo al mio. Lo baciai con più foga e lui non si tirò indietro. Gli leccai le labbra, come per chiedere il permesso di fare di più, e lui le dischiuse. Affondai piano la mia lingua e lui ricambiò. Fu un bacio intenso, ma dolce. Un bacio che aspettavo da giorni ormai e finalmente era arrivato, facendomi realizzare ancora di più quello che provavo per Harry. Mi piaceva. E anche tanto. Ci staccammo, con il fiato corto e lui si abbandonò tra le mie braccia. Sentivo il suo cuore battere e probabilmente anche lui sentiva il mio. Misi una mano tra i suoi capelli ricci, iniziai ad accarezzarlo piano e lui appoggiò la testa sulla mia spalla, stringendomi forte.
"Lou?", sussurrò.
"Dimmi".
"Cosa dovrei intuire da questo bacio?", disse con ancora il fiato corto. Mi rivolse quella domanda come se avesse bisogno di sentirsi dire ciò che provavo. Come se dalla mia risposta dipendesse tutto. Così decisi di essere completamente sincero.
"Significa che mi piaci.", gli dissi, scoccando un piccolo bacio tra i suoi capelli.
"Quanto?", mi chiese, mentre lo sentivo sorridere sulla mia spalla.
"Te lo dimostrerò", gli dissi, sentendo il cuore battermi fin troppo forte.
"Speravo in questa tua risposta", mi disse, alzando il viso e dandomi un piccolo bacio a stampo.

Pov. Zayn

La lezione era iniziata da un po' e Liam non si era ancora fatto vivo. Ci era rimasto male? Tanto neanche a lui importava. Era solo un gioco per me, l'aveva capito, no?
"Bene, ragazzi, qua abbiamo finito. Statemi bene, a domani", dissi, svogliatamente. Mi alzai e decisi di andare a cercare Liam, per prenderlo ancora un po' per il culo. Risi alla sola idea. Mi fiondai nei corridoi, cercando i suoi occhi. Sicuramente sarebbe stato in mensa per pranzare. Mi diressi alla mensa, quasi di corsa.vUna volta arrivati, mi guardai intorno, ma lui non c'era. C'era solo quel suo amico biondino, seduto da solo al tavolo, senza neanche mangiare.cNon c'era neanche Lo... L... Come si chiamava?
"Ciao biondo!", gli dissi.
"Ho un nome, sai?", mi disse, acido.
"Sì, ok. Sai mica dov'è Liam?", chiesi, frettoloso.
"Sì". Lo fissai aspettando qualcosa di più, ma rimase in silenzio.
"Hai voglia di dirmelo?!". Iniziavo a spazientirmi.
"No". Fiondai un pugno sul tavolo, proprio davanti alla sua testa china.
"Ti conviene fare come dico io", ringhiai.
"Davvero?", mi sfidò, lanciandomi un'occhiataccia e sfoggiando un ghigno soddisfatto. Decisi che avrei fatto prima a cercarlo da solo. Così gli lanciai addosso il vassoio vuoto che aveva davanti e me ne andai. Dove poteva essere Liam? Provai a dirigermi verso la sua camera, quando finalmente lo vidi. Stava parlando con una dottoressa. Mi avvicinai da dietro e gli posai le mani sui fianchi, baciandolo e leccandolo sul collo. Lui si irrigidì e mi tolse le mani di scatto.
"Che cazzo fai?!", urlò, mentre si allontanava.
"Pensavo ti piacesse, piccolo Liam", dissi, facendo il malizioso.
"Sei un coglione".
"Ti sono arrivate?", chiesi, scherzosamente.
"Non fa ridere e ora sparisci". Era agguerrito il ragazzo. Ma vederlo incazzato mi eccitava particolarmente.
"Perchè sei arrabbiato, tesoro mio?", dissi, con tono strafottente.
"Mi hai preso per il culo", sussurrò, con lo sguardo rivolto al pavimento.Mi faceva quasi tenerezza. Quasi.
"Ma sul serio? Non te ne eri accorto?".
"Di cosa?".
"Sveglia! Ti prendevo in giro. Pensavi davvero che sarei venuto?! Pensavi davvero che me ne importasse?!", finii scoppiando in una risata isterica, quasi inquietante e fin troppo forzata.Vidi i suoi occhi diventare lucidi. Mi pentii di esser stato così bastardo, ma mi divertiva. Lui rimase lì, immobile, mentre cercava di trattenere le lacrime. Così mi avvicinai, per baciarlo. Volevo prenderlo ancora in giro. Volevo vedere la sua faccia ferita. Volevo assaggiare le sue labbra. Volevo vedere se avrebbe avuto il coraggio di respingermi. Volevo fargli capire che lui poteva avere solo me, ma io potevo avere chiunque. Volevo farlo innamorare. Ma lui, inaspettatamente, mi spinse via.
"Non toccarmi. Sei solo uno stronzo!", disse, con la voce rotta. Io lo presi per il colletto della sua polo così dannatamente perfetta e lo sbattei contro il muro.
"Non rivolgerti così a me. Capito, troietta?!", gli dissi, a un centrimetro dalla sua faccia. Lui mi tirò una ginocchiata nello stomaco e a quel punto persi la ragione. Un pugno, poi un altro, una spinta, un calcio e avanti così. Finimmo a terra, pieni di lividi, e continuammo finchè due medici non ci separarono. Uno di questi era mio padre. Mi guardò deluso e scosse la testa. L'avevo deluso, di nuovo. Mi sentii subito in colpa, specialmente dopo aver visto come avevo conciato Liam in faccia. Ma pure io le avevo prese.
"Liam, vieni, ti dobbiamo parlare", disse un medico. Lui annuì e lo seguì in una stanza. Io lo aspettai. Dovevo chiedergli scusa e assicurarmi che stesse bene. Uscì dopo un'ora, in lacrime.
"Scusa Liam, mi dispiace", gli dissi, realmente dispiaciuto,
"Come stai?", continuai.
"Come sto?! Come vuoi che stia?! Mi hai preso in giro, mi hai dato buca, hai provato a baciarmi e in più mi hai picchiato, conciandomi così. Ma ovviamente sto bene", disse, ormai in lacrime. Rimasi immobile, sentendo il senso di colpa che lentamente mi logorava dentro. Perchè dovevo fare lo stronzo? Liam probabilmente aveva già dei problemi per conto suo e io avevo solo peggiorato la situazione.
"Liam perdonami. Credimi, mi dispiace. M-mi farò perdonare!".
"Un mese in più", sussurrò.
"Come?", chiesi confuso.
"Zayn, hanno prolungato il mio ricovero di un mese", urlò, quasi disperato. Sentii gli occhi velarmi di lacrime.
"Liam, passerò del tempo con te, te lo giuro", gli dissi, afferrandogli le mani.
"È meglio che tu mi stia lontano", mi disse, voltandosi e andandosene. Io rimasi lì, con le lacrime a rigarmi il volto e il senso di colpa che mi stava uccidendo.

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Aw i nostri larry e il loro primo bacio ❤
zayn mi é stato sulle palle in questo capitolo ugh.
Ecco il nono capitolo (:

nobody can save him La tua prossima ossessione. Scoprilo ora