19. The Last Time.

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Pov Harry.

Lui era seduto su quel fottuto letto da quasi due ore, a fissare il soffitto. Non si degnava neanche di fingere di dormire, semplicemente se ne stava lì sdraiato, con lo sguardo fisso nel vuoto e le mani adagiate sulla pancia.
"Perché mi continui a fissare?", mi chiese Louis, con voce talmente bassa da sentirlo appena.
"Perché tu sei sdraiato lì a fissare il soffitto?", risposi con un'altra domanda. Non disse nulla, ma si limitò a scuotere la testa e a chiudere gli occhi, come se fosse stanco. E probabilmente lo era. Sapevo che era stanco e turbato per tutto ciò che gli stava succedendo, ma cercava di non darlo a vedere, per non farmi preoccupare. Mi avvicinai al suo letto e mi sedetti accanto a lui, senza smettere di fissarlo. Respirava in modo irregolare, quindi era sicuramente sveglio, aveva le labbra serrate e i capelli appiattiti sulla fronte. Nonostante tutto pensai fosse bellissimo come sempre.
"Lou", lo chiamai sottovoce, senza sfiorarlo neanche.
"Cosa c'è ancora?", rispose, aprendo gli occhi e inarcando le sopracciglia.
"Mi vuoi ancora bene, vero?", chiesi, senza un vero motivo, ma semplicemente perché volevo che me lo ricordasse.
"No", scosse la testa,
"Non ti voglio bene, ma ti amo", concluse. Sorrisi, nonostante mi avesse quasi fatto prendere un infarto. Poi mi prese per un polso e mi attirò su di sé, facendomi poggiare la mia testa sul suo petto. Non mi aspettavo una reazione così alla mia domanda e in quel momento, anziché godermi le sue coccole, non facevo che chiedermi quando sarebbe arrivato il lato cattivo di Louis. Perché sapevo che sarebbe arrivato e io lo aspettavo con ansia. Ma non sapevo quando, perciò me lo sarei aspettato in qualsiasi momento.
"Tu?", chiese Louis, strappandomi via dai miei pensieri.
"Io cosa?", corrugai la fronte."
Tu mi ami?", mi guardò negli occhi e per un attimo rimasi senza fiato. Appoggiai lentamente le mie labbra sulle sue, con dolcezza, e rimanemmo immobili, senza foga.
Occhi che si chiudevano, gambe che si intrecciavano, mani che si stringevano e respiri che si univano.
Ci staccammo piano e i nostri sguardi si incatenarono.
"Lo prendo come un sì", sussurrò infine ed io annuii.
"Lou, come sta Niall?", chiesi, sapendo che fosse andato a trovarlo un'altra volta dopo la sera prima insieme a me. Qualcosa nel suo sguardo cambiò e capii che forse quella domanda non avrei dovuto porla.
"Sta come sta", rispose semplicemente e il suo sguardo diventò serio e meno confortante rispetto ai precedenti minuti.
"Scusami", sussurrai, accarezzandogli la guancia, con amore. Lui si sporse improvvisamente e mi baciò con prepotenza. Rimasi un po' stupito, ma poi decisi di ricambiare. Lui mi baciò con foga e passione, insinuando la sua lingua calda tra le mie labbra.
Cercai di rendere quel bacio più dolce e meno rude, ma senza successo. Così mi staccai e lui storse il naso, in segno di disapprovazione."
Lou, che ti prende?", chiesi, allontanandolo un po'. Lui sbuffò pesantemente e si alzò dal letto, dirigendosi verso il bagno.
"Lou, rispondimi!", gli ordinai, con voce seria, ma senza muovermi di un centimetro.
"Da quando mi dai ordini?!", rispose.Si rivoltò verso di me, inarcò un sopracciglio e il suo sguardo cambiò.
Non era più lo sguardo di pochi minuti prima, quello dolce, premuroso e affettuoso. Era serio e... Freddo.Decisamente freddo e vuoto.
"Lou, ti prego...", sussurrai, abbassando lo sguardo.
"Cosa c'è?", mi chiese, continuando a fissarmi e il suo sguardo bruciava.
"Niente, ma potresti rispondermi un tantino meglio", sussurrai, sperando con tutto il cuore di non farlo alterare.
"Scusa, hai ragione", si limitò a dire, senza neanche guardarmi negli occhi.
"Torni qui da me?", chiesi, piano e lui sbuffò come se fosse stato scocciato.
"Non sei obbligato", aggiunsi, sospirando e la delusione iniziò a prendere il sopravvento.
"Ci mancherebbe", rispose, sedendosi nuovamente accanto a me. Né troppo vicino, né troppo lontano e io non sapevo che fare. Mi sarei dovuto avvicinare o allontanare?
"Ti avvicini tu o devo per forza farlo io?", chiese. Non capii se stesse tentando di fare il ragazzo dolce in qualche modo o se in realtà stesse solo cercando di farmi contento, contro la sua volontà. Nel dubbio rimasi immobile a fissarlo, aspettando un'altra sua reazione. Infine lui si lasciò scivolare al mio fianco e mi circondò le spalle con un braccio, senza baciarmi o dirmi qualcosa di dolce. Chiusi gli occhi e mi appoggiai sulla sua spalla.
"Sei tornato", sussurrai, sorridendo.
"Tornerò sempre e lo sai". E anche se lo disse con tono serio, riuscii a percepire tutta la dolcezza che avrebbe voluto far intendere.
"E io sarò sempre qui ad aspettarti", lo baciai sul collo dolcemente. Lui infilò le mani tra i miei ricci e anche se non riuscivo a vederlo, stava sorridendo, lo sentivo. Gli circondai il fianco con un braccio e lo strinsi leggermente.
"Guardami un attimo", sussurrò tra i miei capelli e il mio cuore perse un battito. Alzai lo sguardo per poi fissarlo in quei suoi occhi azzurri e questa volta non riuscii a sentirmi confortato, ma sentii lo stomaco chiudermi e la confusione prender posto nella mia mente. Aveva lo sguardo strano, non riuscivo a fare a meno di notarlo e faceva male, perché avevo già visto quel suo sguardo in passato.
"Cosa c'è, Lou?", chiesi e probabilmente gli occhi mi diventarono lucidi. Lui mi baciò dolcemente, cogliendomi di sorpresa e si staccò immediatamente.
"Scusa per prima, ma la verità è che ti voglio", disse con voce bassa e dannatamente sexy.
Deglutii rumorosamente, mentre il mio sguardo saettava dalla sua bocca ai suoi occhi. Guardavo la sua bocca e sentivo la voglia prender possesso del mio corpo. Ma guardavo i suoi occhi e la voglia scompariva, lasciando spazio alla paura. Perché sì, quei suoi occhi mi spaventavano in quel momento.
"Ti voglio dannatamente, ho voglia di fare l'amore con te, ho voglia di soddisfarti, ma ho anche voglia di provare piacere. Ora, con te", disse, tutto d'un fiato, per poi ribaciarmi.
E io ricambiai, perché avevo il bisogno di sentirlo vicino fisicamente, ma forse era sbagliato.
Era sbagliato il momento.
Era sbagliato il suo stato d'animo.
Era sbagliato non esser completamente sicuro di voler fare l'amore con lui.
Era sbagliato ignorare la sua richiesta di aiuto.
Era sbagliato starci solo per farlo contento.
Era fottutamente sbagliato tutto ciò.Era sbagliato e avrei dovuto fermarlo.
Ma finché si sarebbe limitato a baciarmi, allora lo avrei lasciato fare.Mi fece sdraiare sotto di lui, continuando a baciarmi.
Mi baciò con foga e io ricambiai, stringendo la presa tra i suoi capelli.

nobody can save him Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora