24. is that an Happy ending? parte prima

24 2 1
                                        

Le parti in corsivo sono flashback

Pov Louis

"Quindi tu saresti il fratello maggiore di Harry Styles?", chiese la dottoressa, con la fronte corrugata e un'espressione alquanto scocciata.
"Certo", esclamai e lei scosse la testa, in segno di resa.
"Lo sai che non sono stupida, vero? Lavoro qua da anni e ti ho visto tutti i giorni negli ultimi sei mesi", affermò ed io risi, per essere stato scoperto così facilmente.
Harry, essendo minorenne, aveva bisogno che uno dei suoi due genitori andasse a prenderlo oppure qualcuno maggiorenne con un'autorizzazione firmata. Io ero maggiorenne, ma purtroppo non avevo legami di parentela con Harry e perciò non potevo portarlo via da lì. Come avrei fatto a convincere l'infermiera a chiudere un occhio e a far venire Harry via con me? Semplice, usai il mio fascino e la mia sfacciataggine.
"Quindi Harry può venire via con me?", chiesi, avvicinandomi leggermente, ma lei rimase impassibile.
"No, ci vuole un'autorizzazione oppure la presenza di almeno un genitore del ragazzo", affermò decisa.
"Ma per me non può chiudere un occhio?", chiesi, sporgendomi in avanti e facendole l'occhiolino.
"No", ribattè freddamente.
"Una piccola eccezione non può proprio farla?", continuai ad ammiccare e le spostai una ciocca di capelli dalla fronte, avvicinandomi esageratamente. Lei arrossì e rimase senza fiato, continuando a fissarmi, ma senza indietreggiare. Avrebbe ceduto, ormai era palese, così continuai ad avvicinarmi, finché lei non indietreggio di colpo e cercò di ricomporsi.
"Va bene, hai vinto", si schiarì la voce, aggiustandosi i capelli,
"Vado a chiamarti Harry, tu intanto firma questi documenti", concluse, porgendomi una penna e delle cartacce da firmare, mentre io ridacchiavo soddisfatto. Louis Tomlinson otteneva sempre ciò che voleva. Firmai tutte quei documenti, sicuramente inutili, ma prima mi assicurai di cambiare rigorosamente il mio cognome, siccome dichiarai di essere il fratello di Harry. Firmai con Louis Styles e una volta letto quel nome, nero su bianco, il mio cuore perse un battito.
Suonava dannatamente bene e mi veniva quasi naturale firmare così, anche se avrei preferito mantenere il mio cognome ed inoltre trovavo che Harry Tomlinson suonasse decisamente meglio. Ma perché stavo pensando a quelle cose? Scossi la testa e posai la penna, attendendo che Harry scendesse quelle dannate scale. Continuavo a guardare il corridoio, picchiettando contro il bancone dove avevo firmato tutti i documenti, finché vidi un ammasso di ricci camminare verso di me. Era lui, il mio Harry.
Il cuore mi scoppiò di gioia e non riuscii a trattenere un sorriso a trentadue denti, mentre lui si fermò non appena mi vide, ma era felice e questo era facilmente intuibile.
"Lou", sussurrò, con gli occhi di un verde brillante e lucido.Gli corsi incontro e lo strinsi tra le mie braccia, mentre lui affondò il suo viso nell'incavo tra il mio collo e la mia spalla. Continuai a stringerlo, mentre lui piangeva, bagnandomi la maglietta, e respirava irregolarmente.
Gli accarezzai la schiena e risi per quanto ero felice, così da far ridere anche lui, nonostante stesse piangendo fino a pochi istanti prima.
"Che fai? Prima piangi e poi ridi?", gli chiesi dolcemente, staccandomi un po' per riuscire a guardarlo negli occhi e lui rise ancora, nonostante le lacrime continuassero a bagnargli le guance lentamente.
"Anche tu stai piangendo", sussurrò divertito, ma con voce rotta.Lasciò la presa sui miei fianchi e mi asciugò le lacrime, di cui non avevo neanche avvertito la presenza, e rise ancora, insieme a me.
Gli stampai un breve bacio sulle labbra, noncurante di tutte le persone che ci stessero guardando, e presi la sua valigia, staccandomi da lui, per accompagnarlo alla mia automobile, posteggiata fuori dall'edificio.
"Dì addio a questa clinica", gli sussurrai divertito, poco prima di uscire definitivamente e lui si fece sfuggire una lacrima.
"Io ci tengo a questa clinica", mi rispose, mentre ricominciava a piangere ed io lo guardai confuso,
"È grazie a questa clinica che ho conosciuto te", mi spiegò infine, afferrando dolcemente la mia mano e facendo intrecciare le nostre dita.
"Ci saremmo incontrati ugualmente, in qualche modo", sussurrai e lui sorrise, chiudendo gli occhi.
"Perché?", chiese, nonostante sapesse cosa stavo per dirgli.
"Perché quando due persone sono destinate a stare insieme, si incontrano sempre, in ogni caso", e lui sembrò soddisfatto dalla mia risposta, perché mi baciò piano e poi si voltò verso la porta di uscita.
La aprimmo e uscimmo da quella clinica. Ma prima di uscire, la ringraziai mentalmente, perché in fondo Harry aveva ragione: quella clinica era stata complice del nostro amore, nato innocentemente tra quelle quattro mura e ci aveva dato le basi per una storia che speravo sarebbe durata per sempre.

Hai finito le parti pubblicate.

⏰ Ultimo aggiornamento: Nov 08, 2016 ⏰

Aggiungi questa storia alla tua Biblioteca per ricevere una notifica quando verrà pubblicata la prossima parte!

nobody can save him La tua prossima ossessione. Scoprilo ora