Il sonno nella mia vita è qualcosa di sacro, forse persino più del cioccolato e della pizza, per quanto possa essere difficile crederci. A pensarci bene, esiste qualcosa di più brutto dell'essere svegliati in maniera poca delicata? In realtà, sì: essere svegliati di prima mattina dal campanello nel bel mezzo di un meraviglioso sogno in cui stavo per addentare una deliziosa tavoletta di cioccolato alle nocciole. Non sono una persona molto amorevole di natura, lo ammetto e mi dispiace, ma in momenti come questo sono più che felice di catapultarmi giù dal letto come una furia, capelli arruffati e occhiaie che occupano metà faccia, e aggredire e spaventare chiunque abbia deciso di rovinarmi la mattinata. Penso sia una giusta punizione, un po' come l'Inferno dantesco.
«Chi è che rompe le balle a quest'ora?!» sbraito, spalancando il portone di casa senza neanche accertarmi dallo spioncino che non si trattasse di qualche maniaco.
Penso di aver appena buttato nel water gli insegnamenti ricevuti in diciotto anni di vita, ma al momento poco importa, specialmente considerando ciò che mi ritrovo davanti: quindici persone piuttosto male assortite, quattro delle quali vestite di nero e incappucciate dalla testa ai piedi, gli occhi nascosti da occhiali da sole.
«Innanzitutto manteniamo la calma, grazie,» risponde una ragazza, più grande di me di massimo un paio d'anni, con dei capelli blu elettrico da cui è abbastanza difficile distogliere lo sguardo.
«Si è appena svegliata, direi, perciò è normale che sia così acida. Penso che lo sarei pure io se qualcuno mi svegliasse a quest'ora del mattino,» interviene un'altra ragazza della sua età, bionda e dagli occhi verdi. Mi sforzerei persino di ringraziarla, ma vengo interrotta da uno degli incappucciati, grande quanto un armadio a quattro ante. Be', non proprio, ma rende appieno l'idea.
«Pensi?» dice, ironico. «Mi hai accecato un occhio non meno di venti minuti fa quando ti ho svegliata per ricordarti dell'intervista.»
Ma di cosa stanno blaterando?
La ragazza sbuffa, senza trattenersi dal roteare gli occhi. «Ti ho già detto che pensavo fossi un cuscino.»
A questo punto parte un coro di risate, specialmente da parte degli altri tre incappucciati, mentre io capisco sempre meno.
«No, volevi solo privarmi dei miei meravigliosi occhi azzurri di cui sei estremamente invidiosa. E posso anche capirlo, visto che-»
«Non azzardarti a offendere i miei occhi verdi, testa di mollusco,» lo interrompe lei, puntandogli un dito contro e facendomi spalancare la bocca dallo stupore. Questo mi ricorda qualcosa.
«Testa di mollusco?»
Tuttavia, i due continuano a battibeccare e, senza troppe cerimonie, tutti quanti entrano in casa mia e si accomodano in salotto, alcuni sul divano e altri sul tappeto, occupando ogni centimetro quadro. Iniziano a parlare contemporaneamente fra di loro e qualcuno persino a cantare.
«Cosa-»
«Hey, bella questa lampada!» esclama qualcuno e, puntualmente, la lampada in questione finisce dritta sul pavimento, diventando un mucchio di frammenti di vetro.
«Cosa diamine ci fate tutti voi qui e, soprattutto, chi diavolo siete?!» urlo, ormai sull'orlo di una crisi di nervi, e finalmente non si sente più nessuno fiatare.
Mi guardano come se fossi pazza - e forse un po' lo sono -, prima che la ragazza dai capelli blu prenda di nuovo la parola.
«Siamo i personaggi della tua storia, hai... hai presente?» chiede, cauta, prima di scambiare un'occhiata con la bionda. «Phoebe, sei sicura di non avere sbagliato indirizzo?»
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Two Castaways || Luke Hemmings
FanfictionDi certo, fra tutti i turisti di quella nave, Luke Hemmings era l'ultimo con cui sarei voluta finire su un'isola deserta. * «Non mi interessano le tue relazioni sentimentali,» lo interrompo, scocciata. «Uh, non sarai mica gelosa, principessina?» chi...
