La casa di Emis era una reggia, impossibile trovare le parole per descriverla. Era situata a Barcola, tra Roiano e Miramare, su una collina con vista sul mare, ornata da viali alberati; al centro dell'enorme giardino vi era una fontana a forma di quadrifoglio, che si trovava di fronte all'arancera con alberi secolari di arancio e limone. Le finestre dei primi due piani di casa Furlan erano tutte illuminate. Grossi vasi di rose decoravano la scalinata di fronte alla porta principale.
Ester si lasciò sfuggire un gemito e, subito dopo, fece un respiro profondo per calmarsi. «Guarda che roba.»
«È roba da ricchi» mormorò Serena.
L'autista aprì la portiera e il maggiordomo, che era lì in attesa, andò loro incontro.
«Buona sera, signorine. Sono Gustavo. Vogliate seguirmi». Percorsero la lunga gradinata e si ritrovarono all'interno. «Date pure a me i soprabiti, prego.»
Il pavimento rivestito da parquet lucidato era impreziosito da intarsi in marmo. Serena sollevò lo sguardo verso il soffitto a volte di legno, dipinto con una scena rococò di nuvole e cherubini. Guardò Ester estasiata. «Hai visto che soffitto?»
«Dai, sbrigati» sussurrò lei, trascinandola via per un braccio.
Gustavo le invitò a seguirlo per un corridoio infinitamente lungo, che attraversava gli sterminati spazi della villa, una camera dopo l'altra. Una, probabilmente uno studio, aveva come pareti dei pannelli di legno tappezzati da libri, targhe, riconoscimenti, lauree e specializzazioni in medicina. Serena si diede un'occhiata intorno. Lampade di vetro a forma di rosa pendevano a intervalli regolari dai pannelli di legno alle pareti e l'aria odorava di candele profumate. Sentì un suono flebile e delicato in lontananza. Svoltarono l'angolo e il suono verso cui si stavano avvicinando si faceva più forte. Si ritrovarono di fronte a una porta aperta. Diede un'occhiata all'interno e vide quello che era evidentemente un grande salotto. Un'arpa occupava il centro della stanza, insieme alla sua suonatrice. Serena era completamente rapita da quelle mani affusolate che si muovevano velocemente, pizzicando con dolcezza le corde di quello strumento maestoso. Non ne aveva mai visto uno dal vivo.
L'arredamento era molto curato ma sobrio. La stanza era impreziosita da tessuti ricercati e da un'illuminazione calda che, insieme al fuoco che ardeva nell'enorme caminetto, la rendeva ancor più accogliente. Il pezzo forte di tutta la stanza, però, era la grande finestra a bovindo con il suo spettacolare panorama: la fine della collina e l'inizio del mare. Lì c'erano ad aspettarle tutti.
«Finalmente siete arrivate», le accolse Emis.
«Auguri» ribatterono lei ed Ester, porgendogli un regalo.
Emis lo prese ringraziandole e lo posò su di un tavolo, ricoperto da una tovaglia ricamata di pizzo bianco, accanto a un mucchio di altri pacchetti colorati.
I suoi genitori, due cinquantenni dall'aria molto giovanile, erano i più vicini ad Emis. Lui magro, vestito in modo casual con un cardigan grigio a doppio petto su un pantalone di velluto nero, capelli castani, a tratti interrotti da ciuffi grigi e un lungo naso aquilino su cui poggiava un paio di occhiali in osso neri; lei, corporatura snella cinta da un elegante tailleur blu Armani, con la gonna che le ricopriva per metà il ginocchio, décolleté in tinta, capelli biondi della stessa tonalità giallo oro di Emis, che le ricadevano ondulati sulle spalle, labbra e guance tinte da una tonalità rosata.
Di colpo, Serena si sentì fuori luogo e si nascose dietro Ester. Avere una pallavolista come amica, spesso le tornava utile. Con una mano ravvivò i riccioli, mentre con l'altra si lisciò il tubino nero. Serena prese un lungo respiro, ma non ci riuscì. Si chiedeva perché avesse lasciato che Ester si occupasse del suo outfit quella sera. Quel vestito la fasciava tanto da rallentarle la circolazione, come una chicane sul circuito monegasco.
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Il Custode dei sogni
ChickLitE' possibile che ogni singola scelta verso il proprio destino sia indirizzata dall'inconscio? E che l'incontro con una persona vista in un sogno abbia uno scopo ben preciso? Fin dove si può spingere il confine tra sogno e realtà, senza cadere nella...
