E' possibile che ogni singola scelta verso il proprio destino sia indirizzata dall'inconscio? E che l'incontro con una persona vista in un sogno abbia uno scopo ben preciso? Fin dove si può spingere il confine tra sogno e realtà, senza cadere nella...
Il cielo era ancora macchiato da nuvole grigie che minacciavano pioggia, ma il sole continuava a tener loro testa, illuminando di un giallo brillante tutto ciò che colpiva con i suoi raggi.
Al risveglio le girava la testa. Stava tentando di analizzare ogni parola pronunciata da lui nel sogno. La mente era invasa da immagini confuse, Serena doveva riportare l'ordine in quella sommossa. Dopo aver trascritto il sogno sul diario, frugò nel cassetto della scrivania in cerca delle cuffie, che collegò al lettore cd. Tra le cose contenute in quel pacchetto c'era una compilation, con una dedica incisa sulla custodia: "Per Serena, con amore". Inserì il cd nell'apparecchio e si lasciò cadere sul letto. Indossò le cuffie, schiacciò il tasto play e chiuse gli occhi. La musica non era tra le sue abitudini. Ester le ripeteva che la musica non si ascolta per abitudine, ma perché emoziona; ciò che ascoltiamo può avere un significato speciale, una sorta di colonna sonora della nostra vita. Era per quello che Serena ne stava alla larga. Dopo aver ascoltato l'intero cd, si rese conto con grande rammarico che le canzoni non le avevano dato alcun aiuto. Spinse il tasto stop del lettore e si sfilò le cuffie. Si mise a sedere e riprese il pacchetto tra le mani. Era piccolo e leggero, ma all'improvviso diventò pesante quanto un dizionario della lingua italiana.
Il peso dei ricordi?
Per un attimo, Serena esitò. Quella scatola era tutto ciò che legava lei a quel passato dimenticato. Fece un respiro profondo e l'aprì. Al suo interno c'era una busta da lettera contenente delle foto. Le sparpagliò sul letto e iniziò a guardarle, distrattamente. In una c'era lei: occhi blu; lineamenti morbidi e delicati; lunghi riccioli castano scuro. Era in posa ai margini di un sentiero alberato di un parco, durante un'assolata giornata di primavera. Era passato poco più di un anno da quello scatto, eppure quasi non si riconosceva. Ebbe l'impressione di guardare un'estranea. La nota stonata non era l'aspetto fisico, quello era rimasto pressoché identico. Fu lo sguardo, invece, a inquietarla.
I ricordi col tempo sbiadiscono, fino al punto in cui li si dimentica del tutto. Le fotografie invece ingialliscono, ma nei loro scatti intrappolano fotogrammi di emozioni indimenticabili, che conserveranno sempre il colore della malinconia.
Il resto delle foto le passò frettolosamente in rassegna con lo sguardo, fino a che i suoi occhi si fermarono su di una in modo particolare. La isolò dalle altre, tenendola a malapena tra il pollice e l'indice, quasi temesse di scottarsi. Era insieme ad un ragazzo ed entrambi indossavano dei rollerblade.
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Un dolore violento le esplose dentro, come una bottiglia di vetro dimenticata nel congelatore. Lo sguardo si concentrò sul suo volto alieno. Era il genere di ragazzo che poteva piacerle. Le sembrava di averlo già visto, ma non ricordava dove né quando. Non sapeva bene cosa fosse, una sensazione o un ricordo, ma era così viva da sembrarle reale. Sollevò lo sguardo dalla foto e diede un'occhiata in giro, come se quel ragazzo fosse lì. La sua presenza era quasi palpabile. Ciò che la inquietò di più, però, non fu il fatto che non fosse Gabriel, ma i suoi occhi. Più lo scrutava e più nella testa le comparivano dei frammentari flash di una reminiscenza. Prese una foto e un'altra ancora. Le adunò tutte, chiudendole tra le mani, ma un brivido le percorse in modo brutale e le foto si sparsero sul pavimento come carte da gioco.