Capitolo 23

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L'immagine di Demi iniziò a sbiadire davanti ai suoi occhi addolorati. Provò a seguirlo, ma non fece in tempo. Qualcosa, molto più veloce di lei, le sbarrò la strada. Sembrava una parete, si voltò e la parete era anche alle sue spalle e ai lati. Provò a muoversi alla cieca in quel luogo angusto e buio, ma non vi era via d'uscita.

Un topolino in gabbia.

«Non c'è più», sibilò.

Il suo cuore scappò via, inseguito dall'eco di un ricordo devastante. Aveva paura e si tenne stretta al sogno. Non voleva lasciarlo andare via, finché qualcosa non la costrinse a farlo.

Voci.

Voci attutite, soffocate dallo stato di dormiveglia in cui si trovava, urlavano il suo nome. Echeggiavano intorno a lei. Sembravano familiari, ma non le riconobbe.

«Sere? Sere mi senti? Sere?»

«Dobbiamo chiamare il 118. Non si sveglia!»

Quelle voci avevano interrotto violentemente il suo sonno. Serena era convinta di essersi svegliata, ma i muscoli erano talmente rigidi da sembrare ancorati al letto. Si sentiva prigioniera del suo corpo. Tentò di aprire gli occhi, di urlare aiuto, ma non ci riuscì. Iniziò a emettere profondi respiri per calmarsi e tornare lucida. Finalmente, uno squarcio di luce oltrepassò il buio dei suoi occhi. Sbatté le palpebre e fu accecata dal suo bagliore, che proveniva dall'alto, sopra la testa. Alzò lo sguardo e fu allora che le ombre che la circondavano divennero due sagome familiari. Due volti erano chini sopra di lei, i loro occhi verdi pieni di sgomento la stavano trafiggendo con degli sguardi allibiti.

Ester ed Emis erano là, che la fissavano con occhi spalancati e le labbra serrate. Il suo sguardo si muoveva con ansia su di loro. Li vedeva e li sentiva, ma era incapace di muoversi o parlare. I suoi pensieri si trascinavano a fatica nella testa, viscosi e densi come gelatina.

Credeva di essere intrappolata in un budino gigante, ogni suo gesto era rallentato. Con qualche sforzo in più, riuscì a sollevare la testa, anche se un fischio sottile le ronzava nelle orecchie.

«Come ti senti?»

«Bene». Serena sentiva in bocca un sapore orribile, simile alla sabbia e la spaventò la voce che le sgattaiolò fuori, ispida come carta vetrata.

«Che cosa ti è successo?» le domandò Ester. La preoccupazione aveva oscurato le sue iridi verdi.

«Niente», ribatté secca. Era ancora provata dallo shock del risveglio, ma cercò di nasconderlo. «Stavo dormendo.»

«Continuavi a ripetere "non c'è più"» esitò Emis. Non voleva turbarla ulteriormente.

«Chi non c'è più?» intervenne Ester, senza troppi preamboli.

Serena aveva parlato ad alta voce e, senza volerlo, aveva stuzzicato la curiosità dei suoi amici.

«Si tratta di Demi?» proseguì Ester.

La lucidità tornava da Serena a sprazzi. Sentire pronunciare quel nome risvegliò qualcosa nella mente. Quel qualcosa la stava trafiggendo come un pugnale.

«Sere?»

Serena sollevò la testa verso l'amica, ma non ebbe il coraggio di guardarla negli occhi. Quello che stava ricordando era tremendo.

«Chi è Demi?»

Serena non voleva rispondere a quella domanda così diretta. Ogni volta, udire quel nome era come subire una frustata al cuore. «Come sapevate che ero qui?»

La sua coscienza, con un ultimo e immane sforzo, stava tentando disperatamente di ritardare quel momento che l'avrebbe messa davanti ad una verità che non sapeva come affrontare.

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