La mattina dopo, con la pancia piena di pancake, nove ore di sonno rigenerante e un'ingente quantità di caffeina per affrontare la giornata energia inesauribile, Lauren e Camila si diressero verso la 260 Elm St. La corvina aveva conoscenze disseminate per Boston, avendo trascorso gran parte dell'estate in giro con compagnie diverse e stimolanti.
Conosceva un tizio, un certo Jhon (o forse Paul, non ne era certa) che dirigeva un negozio di tatuaggi proprio lì vicino. Alcuni sostenevano che una volta, per errore, Tyler Joseph, famoso cantante della band Twenty One Pilots, fosse entrato nel negozio di John (era sempre più convinta che si chiamasse Paul) si fosse imbattuto nel suo negozio. Aveva dato un'occhiata in giro, storto le labbra in un'espressione di piacevole stupore ed era andato via. John millantava sull'accaduto, adducendo sempre più dettagli per rendere la storia più saporita e degna di nota, ma non si rendeva conto che tutti quei particolari inutili avevano tolto di credibilità alla sua narrazione che seppur avesse avuto un fondo di verità, adesso nessuno più si fidava.
Per quanto riguardava Lauren a lei non importava proprio niente se un personaggio famoso avesse fatto capolino nel suo negozio o meno. Aveva indicato quel posto perché ricordava di esserci finita una sera, assieme a un gruppo di amici, e di aver potuto constatare con i suoi occhi la manualità fluida, la professionalità ieratica e l'impeccabile igiene che professava e praticava John. Forse la sua storia era tutta una messa in scena che si era inventato per avere cinque minuti di gloria e saziare il suo ego, ma aveva affinata dimestichezza con ago e inchiostro, e soprattutto non peccava di accortezza.
Camila camminava al fianco di Lauren, le mani nascoste nelle tasche e lo sguardo fisso sulla punta dei piedi. Non voleva che la corvina si avvedesse del suo nervosismo, perché se odiava farsi vedere debole davanti ai cari, esternare timore davanti ad un estraneo la imbarazzava.
Era sicura della sua scelta, non aveva intenzione di tirarsi indietro e non per puerile orgoglio o inutile spavalderia, semplicemente perché voleva leggere quella frase la mattina dopo, quando si sarebbe svegliata e non avrebbe più dovuto ascoltare la petulante voce dentro la sua testa che le ripeteva tediosamente di accontentarsi di aver aperto gli occhi; sarebbe stata direttamente la pelle a ricordarglielo. Sì, alla fine Lauren era riuscita a persuaderla e Camila si era convinta a incidere la frase sulla parte interna del polso.
Comunque, la baldanza che acquartierava nelle case della paura, non era abbastanza per avere completa proprietà delle mura. Due coinquilini che condividevano lo stesso tetto, ma ambivano a scopi diversi.
La paura tentava ostinata di trattenerla, la sicurezza serpeggiava per incitarla. Che appetibile angoscia!
«Quindi... A te non ha fatto male?» Camila tentò di suonare disinteressata e indolente alla questione, ma il suo continuo deflettere lo sguardo insospettiva Lauren.
«No. È come ricevere più pizzicotti. Quel genere di fastidio, niente di che.» Scrollò le spalle, rassicurante, riducendo il pallido timore che si insinuava nel tono tremulo di Camila.
«Uhm... Capito.» Mugolò in assenso la cubana, ma non parve convinta della risposta.
Sapeva che Lauren stava tentando di smussare la sua paura, quindi l'assecondò per non sminuire il suo caritatevole tentativo di infonderle coraggio, ma una parte di lei non riusciva a smettere di pensare alle immagini che aveva sfogliato online. Okay, cercare "possibili effetti collaterali dovuti a tatuaggi" non era stata una delle migliori idee, ma lei era abituata ad affidarsi a internet per cercare di acquietare i dubbi assillanti che echeggiavano nella sua mente. Si era imbattuta, casualmente, in spiegazioni terrificanti di talune persone che invece di essere contente per la realizzazione di un dato tatuaggio erano finite a piangere dal dolore per l'infezione successiva.
STAI LEGGENDO
Until Tomorrow
FanfictionCamila e Lauren si conoscono ad una festa. Fra di loro scatta solo un bacio e poi si perdono di vista. Camila scopre di soffrire di una grave malattia alla quale non trova via d'uscita. Dopo aver provato diverse cure sperimentali, decide di trascor...
