Capitolo sedici

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«Adesso, con calma..» Si stropicciò gli occhi Lauren, tentando con tutta se stessa di non perdere le staffe «Mi spieghi perché cazzo mi hai svegliato alle sei di mattina!» Alzò notevolmente il volume sulle ultime parole, ma Camila non se ne curò.

Continuò a trascinarla fino alla finestra della sua stanza, dove era posizionato il suo letto, incastrato nel bovindo. Le coperte ancora disfatte; avevano la consona aria di chi scivola fuori dal letto frettolosamente. Le ciabatte (che avevano trovato a disposizione nell'armadio a muro, e ne avevano usufruito) erano spaiate sul pavimento -una in mezzo alla stanza e l'altra ancora accanto al letto, leggermente obliqua- nella corsa Camila aveva dovuto colpirle con un calcio, incurante pure di quello.

«Guarda, guarda!» Festeggiò entusiasta, afferrando Lauren per la spalla e trascinandola sul letto, carponi.

Lauren sbadigliò mentre i suoi occhi passavano in rassegna la strada sottostante, dove degli addetti impinguati nel giubbotto catarifrangente stavano sistemando delle transenne, mentre dei vigili sorseggiavano il caffè bollente, godendosi la calda bevanda prima che il sole sorgesse e impoverisse anche il gusto della caffeina.

«Ma io non vedo niente...» Biascicò la corvina, scrutando minuziosamente la strada, anche se i suoi occhi erano ancora a mezz'asta.

«Ahh..» Emise un suono frustrato Camila, poi le afferrò la nuca e con determinazione instradò lo sguardo di Lauren verso il punto d'interesse.

Gli smeraldi della corvina registrarono le stesse identiche attività di prima: lavoratori che chiudevano la strada, vigili che parlottavano fra di loro, ammantati nella mantellina nera e argentata che riverberava i primi raggi timidi del sole mattutino.

«E quindi?» Insistette Lauren, non carpendo il motivo di tanta urgenza.

«Come sei tarda, Lauren.» Sospirò rassegnata, lasciò andare la presa e poggiò le mani sulle cosce, poi spiegò in maniera pedantesca la prospettiva che lo sguardo della corvina non coglieva «Stanno preparando per la parata!» Sorrise emozionata, allargando le braccia in un gesto plateale che conferì maggior importanza alla sua euforia.

Dopo qualche secondi di silenzio, sguardi intermittenti che vagavano dalla strada alla figura immobile di Camila, imbalsamata nella medesima posizione, Lauren decretò con voce atona «Torno a letto.»

«No, Lauren!» Camila si interpose nel suo cammino, mise una mano sulla sua spalla e con l'altra le diede un delicato schiaffo sulla guancia «Svegliati! Dobbiamo iniziare a prepararci. Dove sono le buste? Tu vuoi la bandiera oppure...?»

«Ok, ok calmati.» Inspirò la corvina, mentalmente instabile per sostenere i deliri euforici di Camila ad un'ora tanto mattiniera.

Sbadigliò di nuovo, poi scosse la testa energicamente come se così potesse elidere il sonno al quale ormai aveva rinunciato «Sistemeremo tutto fra qualche ora. La parata non inizia prima di mezzogiorno, perciò rilassati.» Cercò di infonderle pacatezza, ma l'eccitazione della cubana era implacabile.

Il sorriso esponenziale che affettava il volto smunto di Camila, la presenza di accennate occhiaie che perdevano profondità a contrasto con lo sguardo rifulgente. La sua espressione, anche se involontariamente, era perennemente propensa a scaldare l'umore anche alle sei di mattina, quando il parquet freddo congelava le punte dei piedi, quando l'unica cosa che vorresti è restare sotto la coltre a poltrire indisturbata, e invece Lauren era infreddolita dalla frescura che aleggiava nella stanza, ma al contempo inspiegabilmente accaldata.

«Ho capito. Preparo la colazione.» Si arrese, strascicando i piedi fino all'angolo cottura.

Inserì una cialda nella macchinetta automatica, questa muggì per qualche minuto, poi versò il caffè scuro che riempì la tazzina sottostante. Un cucchiaino di zucchero e Lauren lo tracannò, affidandosi alle sue qualità energetiche per risvegliarsi dall'intorpidimento.

Until TomorrowDove le storie prendono vita. Scoprilo ora