Capitolo ventuno

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«Il cavallo si muove solo a L.» Illustrò Camila, azzerando la mossa sbagliata commessa da Lauren.

La corvina sbuffò sonoramente. Non le era mai riuscito giocare a scacchi, non poteva pretendere che imparasse in un batter d'occhio una disciplina che nemmeno la dilettava più di tanto.

Stavolta seguì le istruzioni di Camila e, sorprendendo anche se stessa, mangiò l'alfiere della cubana che non rettificò la mossa di Lauren perché corretta.

«Te.. te l'ho mangiato.. Ah-ah! Te l'ho mangiato!» Esultò la corvina, sbeffeggiando Camila con tono presuntuoso e festeggiando il suo prematuro trionfo con un ballo delle spalle e delle braccia.

«Eh già.» Commentò Camila, fingendo di esserne dispiaciuta o quantomeno preoccupata, ma la sicumera che traspariva dal suo sguardo non ingannò Lauren che aguzzò la vista mentre la cubana mobilitava il suo esercito.

«Scacco matto.» Dichiarò Camila, abbattendo il Re di Lauren con disarmante incuria.

Lauren osservò allibita il suo regno decadere, dopodiché traslatò lentamente lo sguardo su Camila che aveva ancora l'ombra di uno spavaldo sorriso nascosta nella giuntura delle labbra.

«Tu mi uccidi così? Senza neanche esitare? "Posso farle scacco matto, okay allora lo faccio e basta." Semplicemente così?» Chiese esterrefatta, come se la vittoria di Camila rappresentasse una calamità disumana.

«Certo.» Annuì la cubana, dondolando il Re laccato di nero davanti agli occhi di Lauren.

«Oh, non farlo.. Non farlo, Camila. Non sventolare la sconfitta davanti al mio sguardo. Sme... Smettila subito.» Balbettò offesa Lauren, parando la vista con una mano posta al lato.

Camila scoppiò a ridere talmente forte che Lauren la implorò di calmarsi, dato che l'infermiera le aveva gentilmente concesso di restare anche dopo l'orario di visita, non voleva essere cacciata per causa di troppo frastuono.

Camila si impose un contegno flemmatico che, effettivamente, non aveva mai posseduto. Ciò che la faceva ridere, non lo frenava, così come non arginava ciò che le provocava tristezza e, talvolta, singulti intrattabili.

«Adesso, forse, è meglio se riposi.» Asserì Lauren, alzandosi dal crinale del letto e sgombrando le gambe di Camila che fino ad ora avevano servito da tavolo.

«Non sono stanca.» Scrollò le spalle la cubana, mimetizzando la spossatezza dietro ad un sorriso sghembo.

In realtà iniziava ad avvertire le palpebre pesanti e sollevare una gamba era un'impresa, dato che le pareva piombo, ma non voleva che Lauren se ne andasse. I dottori erano molto concilianti con l'orario di visite dei parenti, ma coloro che non facevano parte dell'albero genealogico venivano severamente ammoniti se scoperti a sforare di qualche minuto. Con Lauren era diverso. Le infermiere notavano quanto la presenza della corvina fruisse a Camila che non sentivano quasi mai ridere, invece, con Lauren nei dintorni, era tutt'altra cosa. Ma la corvina aveva anche ripreso il corso regolare della sua vita, come gli allenamenti di softball, il programma estivo smerciato dalla scuola, le uscite con le amiche e così via. Era giusto che Lauren riprendesse le redini della sua quotidianità, solo che questo ammezzava il tempo a disposizione per recarsi da Camila. Ecco perché le infermiere si dimostravano molto permissive, praticando un'indulgenza rara.

«Si, sei stanca.» Sorrise teneramente Lauren, che ormai era diventata un'esperta a individuare i segni tipici del prossimo decadimento fisiologico della cubana, ovvero: la resa al sonno.

Until TomorrowDove le storie prendono vita. Scoprilo ora