Capitolo diciotto

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La mattina dopo Camila si svegliò con un forte mal di testa, le occhiaie che le solcavano il viso e la nausea che sciabordava il suo stomaco ad ogni passo.

Le sembrò di essere in una stanza d'albergo. Non ricordava come ci fosse finita, tantomeno perché, ma la carta da parati decorata con arabeschi insoliti e aurei le rammentava le camere alberghiere che aveva intravisto tante volte nel sitcom che sua madre guardava la domenica mattina mentre stirava i vestiti.

«Come ti senti?» La voce rauca e inequivocabile di Lauren la destò interamente dal dormi veglia.

«Uno schifo.» Ammise in un sussurro, stropicciandosi gli occhi assonnati. Persino le palpebre le pesavano sull'orbita.

Lauren ridacchiò e si mise a sedere sul letto, defilata da Camila. La cubana si versò autonomamente un bicchier d'acqua, e mitigò l'arsura che le aveva inaridito la gola.

«Ma che è successo?» Domandò smarrita Camila, osservando la corvina dalle fessure delle dita della mano che era adagiata sul suo volto.

«A quanto pare, ti sei ubriacata.» Sentenziò Lauren recisa, muovendo le mani per imitare una danza che le diede l'input per ricordare vestiti sgargianti e insoliti, facce stranite e allibite puntate su di lei, e chissà perché le venne in mente anche la storia di Romeo e Giulietta.

«Cazzo.» Imprecò sommessamente, combattuta se ridere o piangere dell'evento avvenuto la sera prima.

«Già.» Appuntò Lauren, trattenendo una risata che poi lasciò sfogare sregolatamente quando anche Camila eruppe in ilarità incontenibile.

«Non ho mai assaggiato un bicchiere di spumante e ieri mi sono ubriacata, Dio.» Continuò a ridere a crepapelle, curvando la schiena in avanti ed indietro, dimenticando ad ogni spasmo il senso nauseabondo che la pervadeva quando commetteva dei movimenti bruschi.

«È stato esilarante.» Rincarò Lauren, coprendosi la bocca con le mani per darsi un contegno, ma invano.

La risata contagiosa di Camila, sommata alla sequenza di ricordi frammentari inerenti la notte antecedente furono un mix micidiale, più potente dei drink che preparava Normani, mesciando un buon 80% di alcol e solo un 20% di succo. 

Camila propose di uscire per fare un giro per la città che l'aveva attirata fin dal primo istante, ma Lauren dissentì. Circumnavigò il letto e scostò le tende di netto, offrendo uno scorcio sul paesaggio screziato dalla pioggia battente che imperversava per le strade.

«Oh, maledizione.» Imprecò affranta Camila, sbuffando indispettita verso il meteo avverso.

«Allora che si fa?» Domandò la cubana. Lauren ritirò le tende. Le piaceva il suono scrosciante della pioggia, ma non era di suo gradimento vedere il cielo plumbeo e l'atmosfera grigia contaminare lo scenario.

«Guardiamo un film, giochiamo a poker, facciamo un domino... Tutto quello che vuoi.» Propose Lauren disposta ad acconsentire a qualsiasi cosa Camila desiderasse attuare.

Ma proprio qualsiasi... Ponderò dentro di se, redarguendosi da sola per aver formulato tale pensiero.

«Uhh... Voglio vedere un film! Cioè... Il film.» Precisò Camil, scivolando agilmente fuori dal letto e sgambettando verso la sala dove erano contenuti i dvd.

Lauren la seguì a ruota, ignorando le coperte disfatte ammassate sul materasso. Camila le mostrò con aria soddisfatta il titolo, con un sorriso birichino che non presagiva niente di buono.

«Ho sempre desiderato rifare tutte le scene.» Commentò la cubana, estraendo il disco rigido dalla copertina.

«Ahh.. No. Assolutamente no.» Dissentì Lauren, che oltre ad averne abbastanza di quel film che Normani le aveva fatto sorbire a ripetizione, odiava addirittura la trama, le canzoni... Insomma, i musical in generale.

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