XVIII

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Mi piaceva viaggiare e mi piaceva farlo con Lei. Ogni volta che viaggiavamo si creava un'atmosfera magica, surreale. La vita è viaggio, noi viviamo per questo. Ogni viaggio che si fa ti fa tornare diverso, se torni come sei partito significa che hai letto solo una pagina del libro. Si perché viaggiare è un libro, i posti sono i capitoli e in ogni capitolo c'è una passione. Se torni come sei partito significa che hai letto solo la parte superficiale di un posto.

    Decisi Verona come meta. Verona è una città piena di significato, piena d'amore. È intima. Non c'ero mai stato, ma chi vive l'amore, chi legge l'amore ha sentito parlare di Verona e mi ha incuriosito. La celebre storia di Romeo e Giulietta fu ambientata a Verona, e io volevo vivere la mia anche se per pochi giorni nelle vie della città. È piccola, la allo stesso tempo è grande. Lo stile dei monumenti si confonde con la natura delle persone.

    Noi eravamo li, insieme nella città dell'amore. Siamo andati in tutti i posti più conosciti, come la piazza delle erbe, come all'arena e come nei ponti. Ero elettrizzato, non tanto per la città, ma per cosa poteva succedere durante la notte. Sapevo che sarebbe successo, ma non ne avevo idea del come. Aveva paura di fallire, paura di non essere abbastanza bravo. Sapevo bene che era un gesto che doveva venire naturale, ma sapevo bene il mondo, che la vita ama giudicare. Molto spesso venivo giudicato dalle persone che mi stavano accanto, dalle persone che si reputavano amici per cose che non potevano capire. Venivo giudicato per le mie scelte, per la mia attesa di far l'amore, per la mia vita. Non ci davo peso, avevo imparato a non darcelo. Era inutile avere il sangue amaro per persone che non potevano capire. La vita era la mia, le critiche erano bene accette ovviamente, ma le scelte aspettavano sempre a me. Annuivo e facevo finta di ridere quando mi arrivavano questi commenti, questi giudizi.

    Io l'amore non l'avevo mai fatto, ma io non reputo amore solo il gesto sessuale. Amore sono tantissime cose. Amore era stringere la sua mano. Amore era camminare per le vie della città. Amore era la nascita della vita. Amore ero io che la guardavo, ed era lei mentre mi guardava. Un gesto non può definirsi amore, amore è una serie di piccoli gesti. Molto spesso vengono considerati quelli più insignificanti, ma di insignificanti non hanno niente. Proprio questi gesti dimostrano quanto tieni a una persona.

    Volevo concedermi a lei, volevo che conoscesse tutto di me. Stavamo due notti a Verona, troppo poche. Volevamo crescere insieme, volevamo diventare grandi insieme. Non stavamo da soli da tanto tempo, ma l'attesa fu ripagata. Decidemmo di sperimentale, di conoscere cose nuove. Cose che riguardavano noi, ma noi nel profondo. Gli confessai che un mio desiderio era quello di far la doccia insieme a lei. So che probabilmente è un gesto normale per due persone innamorate, ma per me non lo era. Per me non era normale assolutamente niente. Io non sapevo come comportarmi, nonostante la vacanza estiva. La cosa che mi stupiva sempre di più è che noi eravamo molto simili. Lei sulla carta doveva essere quella più esperta di me, in quanto aveva avuto una relazione, una relazione importante, ma così non era. Entrambi eravamo inesperti, entrambi volevamo sperimentale ed entrambi eravamo innamorati.

    Ci spogliammo, era la prima volta che la vedevo nuda, e lei era la prima volta che mi vedeva nudo. Mi piaceva, la sua timidezza la si poteva notare. Non voleva farsi vedere da me, si vergognava del suo corpo, ma non ce n'era motivo. Il suo corpo mi piaceva da matti, mi faceva eccitare. Le sue curve, i suoi fianchi mi facevano impazzire. Entrammo in doccia, l'acqua ci bagnava i nostri corpi, corpi che erano uniti da un semplice bacio. La nostra pelle era unita, potevo sentire tutto di lei, ogni suo centimetro era con me. Potevo prenderla e spingerla verso di me, intanto potevo baciarla. Tutto ciò mentre eravamo bagnati dall'acqua della doccia. Ci insaponammo a vicenda, ho potuto toccare ogni sua parte del corpo, come lei ha potuto fare con me.

    Mi piaceva vederla con i capelli bagnati, con la pelle bagnata nuda davanti a me. Volevo prendermi cura di lei. Volevo asciugarla io, dai capelli al corpo.

    Dopo esserci preparati andammo a cena, una cena diversa dalle altre. Eravamo io e lei e basta. Sembrava che le altre persone ai tavoli non ci fossero. Abbiamo chiacchierato, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo riso. Amavo la sua risata, era il suono più bello del mondo per me. Amavo i suoi occhi, erano caldi, di un marrone chiaro.

    Dopo la cena andammo in camera, volevamo stare li. Solamente li, sotto le coperte. Io e lei. Quella notte fu la notta della mia seconda nascita. Si dice che si nasce due volte: la prima volta, quando si nasce alla vita; la seconda volta il giorno in cui si nasce all'amore. Quella sera facemmo l'amore, i nostri corpi entrarono in contatto. Dopo aver finito l'abbracciai in modo da lasciarle un pezzo della mia anima. Dormimmo abbracciati, la sua testa era sul mio petto, poteva sentire ogni mio respiro. Io ero avvolto dal tuo profumo, un profumo che sapeva di un misto di rosa e di noi.

Non abbiamo fatto l'amore, lui ha fatto noi.

Crepe d'armaturaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora