Wanda Maximoff scrutava Astrid con occhio attento, i piedi ben saldi al pavimento, i muscoli rigidi e pronti per il combattimento.
Astrid cercò di ignorarla con tutte le sue forze, sebbene i suoi sensi fossero attivi come allarmati da un fenomeno catastrofico incombente. Il tremolio del terreno e i pizzicori della pelle le ricordarono la volta che aveva steso il gigante e il nucleo della terra con il suo magma fosse iniziato a bollire all'unisono con il suo sangue e la lava del mostro. Ogni dettaglio di quell'evento suggeriva una storia che non le era stata raccontata.
Questa volta, per quello che stava barattando, non c'era perdono. Il fiato le divenne corto. Lo sguardo sospettoso di Wanda era di fatto giustificato.
Immaginò che la strega potesse vedere l'immagine del dio nitidamente attraverso la sua scatola cranica, come una radiografia. Invece di trovarci una frattura o un tumore, sulla lastra sarebbe uscito il ghigno del Dio degli Inganni.
Poteva sentirlo nell'aria, come se si fosse sublimato in un gas e stesse aleggiando attorno a lei. Quell'odore di incenso e cuoio e i suoi passi calmi che assertivano dominanza e controllo, mentre la studiava.
Probabilmente le sarebbe bastato pronunciare il suo nome e sarebbe apparso alle sue spalle.
Non poté fare altro che pensare al Capitano. Tutore apprensivo quale era, forse avrebbe compreso anche solamente in parte i suoi bisogni, ma era troppo tardi. L'immortale senso di colpa che tentacolò nello stomaco come un verme solitario.
Il Capitano non era lì. Si era trovato davanti ad una scelta e lei era passata in secondo piano. Qualcosa di più urgente aveva esatto il suo intervento. Adesso, qualsiasi posto senza di lui, sembrava essere vuoto ed emetteva un senso di scarsità, di incertezza, di perdita.
Un'altra scossa.
Violenta.
I neon occhieggiarono.
Le valigie, il tavolo, le sedie emisero un gracidio acuto.
Scricchiolii, tintinnii e lamenti metallici echeggiarono in tutto l'ambiente. L'intero edificio si stava torcendo su sé stesso.
Wanda levò lo sguardo verso la luce che filtrava dalle vetrate. Ad un tratto fu come se davanti al sole si fosse sdraiato un manto opaco. Guardò Astrid come fosse colpa sua.
-Questo non è normale.
-Speriamo che un coso di lava non esca dal pavimento. - fece Astrid. Loki, per richiamare il coso-di-lava, aveva avuto bisogno del Tesseract e il Tesseract era di fronte a loro, racchiuso in una valigia a lucchetto elettronico.
-Come quello che era addormentato nella Torre Avengers?
-Come fai a dire che era addormentato? - domandò Astrid curiosa e turbata.
-Sognava.
-Oh... - emise Astrid con un respiro smezzato - Avevo dato per scontato che fosse morto. - parlando percepì un brivido - Oh, no.
-“Oh, no” cosa?
-Loki. Lo ha risvegliato.
-E tu come fai a...
-Lo sento. È sveglio. La terra che trema è colpa sua, del gigante!
Wanda saltò in piedi.
Il portone svatté, due paia di piedi corsero. Pietro apparve con una scia, i capelli argentati tutti spettinati, una faccia sconvolta.
-Tutti fuori! Uscite! - urlava la voce di Clint rimbombando nel corridoio. Astrid e Wanda si affacciarono nel corridoio.
-Avevi detto che era antisismico. - fece la voce di Wanda tremante dal panico.
-Antisismico, non anti-trivella.
Astrid agganciò lo sguardo del Falco mentre si fiondava nella stanza.
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Neve E Cenere | MARVEL ❶
FanfictionAstrid non è un'eroina e non si aspetta che il mondo la acclami. È anarchica, polemica, insubordinata, curiosa ed impulsiva. La rabbia e il fuoco scorrono nelle sue vene come il sangue per i comuni mortali. Dopo la sua cattura, si trova a dover sceg...
