Una luce fredda la accolse offensiva. Strizzò gli occhi dolenti, mentre provava ad assemblare i pezzi. Tentò di portarsi una mano al viso, ma il suo polso non si mosse dal bracciolo della sedia, in parte addormentato da un'ubriachezza generale che rendeva pesanti e faticosi anche i pensieri: il sedativo aveva fatto il suo effetto.
Poggiò la testa sullo schienale e si perse nel buio che la circondava.
La maniglia emise un clack metallico e un uomo sulla quarantina uscì dall'ombra illuminato dalla lampada che pendeva dal soffitto. Rigorosamente vestito in giacca e cravatta, aveva un aspetto curato e un particolare luccichio negli occhi. Spostò una sedia. Si sedette compostamente dall'altro lato del tavolo e ci poggiò un faldone spesso e compatto.
-Buonasera, signorina Sullivan.
Astrid scrutò la prima facciata del faldone su cui era incollata la foto del suo passaporto. Le parve inquietante leggere il suo nome sull'intestazione di un documento governativo. Eppure ripensandoci, non era poi così strano.
-Come si sente?
-Pronta all'attacco. - rispose lei ironica. Fece segno alle catene con un accenno dei polsi.
-Non avevo dubbi. - disse l'uomo senza muovere un solo muscolo del volto. Un puntino bianco ballava lungo le rime degli occhi e faceva trasparire del vago divertimento.
-Lei conosce il mio nome. Io non conosco il suo. Come funziona il gioco?
L'uomo sfilò il distintivo dalla tasca interna della giacca: accanto alla fototessera, una lucente placca timbrata dal governo, raffigurante una maestosa aquila stilizzata. Sotto era stampato a lettere cubitali l'acronimo "S.H.I.E.L.D.".
-Sono l'agente Phil Coulson della Strategic Homeland Intervention, Enforcement and Logistics Division.
-Bello.
-La ringrazio. - Rispose l'altro come se fosse merito suo. - Siamo un'associazione...
-Lo usate anche come scioglilingua?
Coulson e la detenuta si scambiarono uno sguardo lungo, in cui si studiarono a vicenda.
Lei piegò la testa da un lato per cogliere una scintilla di scomposizione. Lui accennò un sorriso impercettibile, inforcò le dita sul tavolo e continuò a parlare.
-Siamo un'associazione antiterroristica che si occupa di casi speciali. Come il suo. - Attese un attimo, per accogliere di ulteriori commenti che non arrivarono - Vede, il sistema federale è a piena conoscenza dell'esistenza di esseri con doti sovrannaturali che camminano indisturbati in mezzo alle strade di New York, gli Stati Uniti e il mondo intero, ma non intende che diventino una minaccia per il popolo o per il governo stesso. Mi spiego?
Astrid ruotò le cornee percorrendo gli angoli della stanza in penombra.
-Sono in carcere adesso?
-Non ancora.
-Perché?
-Vorremmo proporle un'alternativa.
Astrid strabuzzò gli occhi e ridacchiò. Non credeva ad una parola di quello che stava sentendo.
-Come mai questa benevolenza?
-Interesse, ovviamente. Il nostro obiettivo è valorizzare le sue potenzialità. Renderle utili all'umanità. Rendere lei utile all'umanità.
-Porterò la pace nel mondo? - domandò lei, senza mancare di cinismo e scherno. Dovette trattenere una risata sguaiata.
-Puntiamo a qualcosa di più modesto, ma il concetto è quello. Farà parte di una squadra di membri scelti e si occuperà di collaborare in missioni di un certo livello di riservatezza. Questo vuol dire che non potrà mantenere contatti con parenti e affetti al di fuori della struttura in cui verrà inviata.
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Neve E Cenere | MARVEL ❶
FanfictionAstrid non è un'eroina e non si aspetta che il mondo la acclami. È anarchica, polemica, insubordinata, curiosa ed impulsiva. La rabbia e il fuoco scorrono nelle sue vene come il sangue per i comuni mortali. Dopo la sua cattura, si trova a dover sceg...
