capitolo 14

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Taehyung's pov

Apro gli occhi a causa del rumore assordante della sveglia che si trova a pochi centimetri dal mio orecchio.
La spengo e noto che sono le quattro del pomeriggio. Merda.
Non ho neanche pranzato, forse dovrei mangiare qualcosa prima di andare da quel bastardo, ma non ho fame. Inoltre, ho un fortissimo mal di testa, sicuramente a causa di tutto quell' alcool.

Ora sono sotto la doccia, devo ammettere che sto così bene quando sento il calore dell'acqua bollente sul mio corpo, mi rilassa.
Ho sempre preferito il caldo al freddo, il motivo? Non ce n'è uno in particolare, semplicemente il freddo mi fa tornare in mente brutti ricordi, momenti tristi, un po' di malinconia.

Esco dalla doccia, mi sistemo un po', giusto per essere presentabile e mi dirigo verso l'ufficio di quell'uomo, se così si può definire.
Non l'ho mai considerato un padre, mai. Da piccolo lui e sua moglie mi lasciavano a casa da solo, con un milione di tate, dimenticandosi di avere un figlio che aveva bisogno dei propri genitori.

Sono sulla mia macchina, una delle tante, ormai è un vizio per me comprarne una ogni mese.
Non lo so, mi sento un bambino a volte, forse perché in fondo lo sono per davvero.
Il semaforo è rosso, bene, mi tocca aspettare, come se non fossi già abbastanza in ritardo.

Sfilo dal pacchetto una sigaretta, la posiziono tra le mie labbra, l'accendo e aspiro. Questa sensazione è stupenda, mi calma tantissimo. Sentire il fumo che percorre i polmoni, il bruciore di gola, mi pace.

Prima che scatti il verde e ripartire però, noto un ragazzo che mi sembra familiare. Alto quanto me, capelli rossi, un fisico da paura e un sorriso bellissimo. Sembra un coniglio.
Inizia a battermi forte il cuore, anzi lo sento esplodere quando noto che quello è il mio Jungkook.
Non posso crederci è lui, ha cambiato colore, il suo corpo è più bello, il suo viso più...sereno.
Già, sereno.
Molto probabilmente sarà andato avanti, si vede lontano un miglio.
Lo invidio perché lui almeno lo ha fatto, io invece, no.
Mi sento meglio sapendo che è felice, davvero.

È entrato in una farmacia, devo scendere, devo chiarire, parlargli, chiedergli scusa. Almeno mettere le cose in chiaro per poter chiudere questo capitolo della mia vita.

Trovo un parcheggio, prendo coraggio e mi faccio avanti.
Lo vedo con il camice bianco, è bellissimo. Credo che questo colore li stia particolarmente.
Quindi, ora lavora qui.

Mi avvicino, lui è girato di spalle, sta cercando un medicinale per una vecchietta che si trova davanti a me.
Finalmente si gira e incrocia il mio sguardo.
Gli cade dalle mani la scatolina e rimane a fissarmi per più di due secondi, noto che è sorpreso, sono sicuro che non si aspettasse di vedermi.
Dopo un po' ritorna nella realtà, si scusa con la donna e le da la sua medicina.
«Per favore signora, le ho detto che non deve esagerare con le pillole, non sono caramelle, va bene? Me lo promette? Altrimenti sarò costretto a non dargliele più.»
«Va bene, mi fido di lei.» dice e se ne va.

Ora è il mio turno.
«Ciao Jungkook. Come stai?» sono un cretino lo so, ma è la prima cosa che mi viene in mente.
«C-ciao, le serve qualcosa? Non si sente bene?» mi guarda con gli occhi lucidi, sta tremando. Vorrei abbracciarlo.
«No, ho bisogno di parlarti. Possiamo vederci un giorno di questi?» gli chiedo.
«Io non ho niente di cui parlare con lei, e ora, se non le dispiace, devo tornare al mio lavoro.» fa per andarsene nel suo ufficio, ma io lo raggiungo, chiudo la porta e lo blocco.
Finalmente è tra le mie braccia.

«Jungkook, ascoltami. Voglio solo chiarire alcune cose con te, poi ti lascerò in pace, lo giuro.
Tornerai a vivere la tua vita, sarai di nuovo felice e ti dimenticherai di me, va bene?» lo sento calmarsi.
Si gira, mi fissa con quegli occhi stupendi che ha e mi dice:
«Una cena, signorino. Una cena e poi non ci incontreremo mai più, me lo prometta.»
«Te lo prometto, ragazzino.» gli accenno un sorriso e lui arrossisce.
«Va bene, facciamo domani sera?»
«Si, ti vengo a prendere io?» chiedo.
«No, vengo io da lei, e poi ce ne andiamo.»
«Ok, domani alle nove a casa mia.»
«Perfetto, signorino.»

Prima di andarmene, devo fare una cosa però.
Mi avvicino e senza che lui se ne renda conto lo bacio. Lui ci sta per un po', però poi mi spinge via.
«Mi sei mancato.» gli sussurro.
E sento che si irrigidisce

«Anche lei, signorino.» ma questo non glielo dirò mai.

Butler -VkookDove le storie prendono vita. Scoprilo ora