Stai sondando il terreno
affinché sia indubbio
che si possa erigere un' opera.
Stai incavando la terraferma
calando a picco e martello
per spaziare in spessore
in quel baratro
che tanto contempli
per i presupposti e le fondamenta che ergerai se destinerai
la tua anima
verso una stabilità.
Stai posizionando mattoni
per innalzare pareti di piacere
cemento e convenzione,
fino a una certa altezza
lasciando rettangoli vacanti
che non sono finestre,
con le tende azzurre a cuori
e i gerani rosa sul davanzale,
bensì un istante. Il momento
in cui ti convincerai
ad affacciarti da dentro te stesso
e a mirare l' esterno
con occhi appartati
uno sguardo scettico
e una visione contorta.
Oggi ultimi i lavori,
con le tegole che definiscono
il tetto e le tue certezze
e le case di uccelli
che vi si annidano su,
ti chiedi se mai qualcuno
verrà a vivere con te.
Al postutto, riempi
questa capanna
di compassione, mobili,
utensili e flessibilità.
Esci in strada
considera la cura, la pena, l' affanno
come in un quadro e...
Ah, guarda, una casa!
