Sento il sole cocente sulla pelle e la sabbia rovente sotto i piedi. Più che stare attenta a prendere l' abbronzatura, sto attenta a non prendere un' insolazione, pallida come sono.
Sembro un fatto acceso anche di giorno: il sole mi fa risplendere i capelli biondo cenere. Sono appena uscita dall' acqua , avevo bisogno di rinfrescarmi. Ma nonostante il caldo afoso, cammino lentamente verso l' ombrellone. L' atmosfera è tacita e tranquilla, a parte un leggero rumore in lontananza.
Non me ne curo. Piuttosto mi metto ad osservare le persone attorno a me. Mi piace osservare. Mi sembra di riconoscere qualcuno. Loro però non fanno caso a me, iniziano ad allontanarsi in fretta, spaventate ed allarmate. Io mi sento al sicuro, perciò resto dove sono. Il rumore sordo si è fatto più imponente , ed è tutt' intorno a noi. Continuo a ripetermi che va tutto bene; c' è solo questa vocina che mi sollecita ad allontanarmi al più presto da lì.
Poi guardo i bambini che ci sono intorno e li vedo giocare spensierati con i castelli di sabbia. Così ancora una volta la mia mente crede a ciò che vede e non a ciò che sente.. E mi rilasso nuovamente. Continuo a dirigermi verso l' ombrellone... A rallentatore... Ma non è per l' afa, che di solito rende difficile qualsiasi movimento , piuttosto per l' ansia e il disagio crescenti, che anche se non so da dove derivano, sono tangibili.
Improvvisamente, risvegliandomi dai miei pensieri, una donna lancia un urlo, e quasi nello stesso tempo un' enorme ombra si staglia sopra le nostre teste. Intanto il rumore in sottofondo si è fatto anche troppo vicino, ed ora sovrasta le urla circostanti. Mi volto piano e mi si azzera la capacità di proferire parola , perché quello che vedo è maestoso, incantevole, incontrollabile e ti fa sentire microscopico.
Un maremoto.
Come forse qualcuno di voi starà pensando, sono una di quelle persone, le quali mentre il mondo sta finendo e tutti squarciano il muro del suono con le loro urla, come stava succedendo in quel momento, io sorseggio, senza troppa fretta, seduta comodamente con le gambe accavallate, un cocktail ghiacciato alla frutta. Questo, giusto per provare a non vivere gli ultimi istanti della mia esistenza, in preda all' ansia e all' angoscia.
Tentativo fallito, ovviamente.
Tuttavia, solo perché sei assuefatto da una maxi dose di morfina invisibile, non vuol dire che il mondo non finirà. Intanto l' onda anomala prosegue imperterrita verso le nostre facce terrorizzate e io finalmente, inizio ad avere consapevolezza delle mie paure più profonde.
Mi accorgo di stare sudando freddo e difatti, percepisco solo ora il panico e l' impotenza che mi attanagliano, e mi immobilizzano. Mi vedo passare tutta la vita davanti, convinta che sia la fine. Il maremoto ci ha quasi ingoiati e io chiudo gli occhi per non guardare... Ho sempre più paura... Senza neanche il tempo di fare un passo avanti per scappare, di colpo mi ritrovo in un' altro luogo. Non ci capisco più niente.
Non ho assolutamente idea di cosa stia succedendo. Sono ancora sconvolta per l' orribile esperienza appena vissuta. Ma ora mi ritrovo fra quattro mura che di primo acchito non mi sono familiari.
È tutto così calmo che mi mette forse più suggestione del maremoto delle mie emozioni. Sono ancora agitata. Dalle persiane entrano dei fili di luce. Attendo di avvertire dei rumori da fuori.
Nulla. Silenzio assoluto.
Solo in quest' istante realizzo di aver avuto un incubo. Il peggiore. Sento le gocce di sudore sulla fronte e sulla schiena. Un po' per il leggero piumino e il pigiama in pile in piena primavera. Un po' per il brutto sogno. Forse più per quest' ultimo.
Nonostante lo sconvolgimento generale, non ci rimugino sopra, non mi pongo nessuna domanda. Non voglio sapere cosa c'è sotto l' iceberg.
Sapevo che avrei dovuto guardarmi dentro, ma non ne avevo proprio intenzione. Avrebbe significato essere realista e ammettere i miei limiti.
Ed essendo un problema che da fuori non si vede, lo si percepisce ancora meno. Perciò tendi a trascurarlo.
Fino a quando la tua mente non si ribella e decide di farti rivivere quei momenti ancora e ancora, in cui panico e impotenza regnano sovrani.
Poi passati gli anni, due domande te le fai per forza.
