Sgattaiolai dentro la mia camera dalla finestra, mentre la luce fioca del sole delle sei del mattino, si faceva vedere a mala pena.
Mi spogliai velocemente, mettendomi il pigiama che non avevo mai usato, praticamente nuovo.
Nascosti i vestiti della sera precedente, che mi ero cambiata nella macchina dei mie amici, in una borsa e li misi dentro all'armadio insieme ai pacchetti di sigarette ormai vuoti da un pezzo.
Sospirai, guardando l'orologio che segnava l'orario in cui mi sarei dovuta svegliare. Ma il punto per me era un altro : come facevo a svegliarmi, se non mi ero mai addormentata?
Presi lo zaino rigorosamente rosa e ci misi libri a caso, il cellulare, dei vestiti puliti che mi sarei dovuta cambiare nel bagno, e dei soldi che sarebbero serviti sicuramente.
Prima di scendere a fare colazione, mi struccai per bene.
«Buongiorno, dormito bene?» Chiesi sorridente, salutando i miei genitori.
«Bene grazie, tu?» Annuii, mentre sorseggiavo il mio cappuccino.
«Meravigliosamente.» Mi sorrisero e dopo aver finito la colazione, mi andai a preparare.
Apri l'armadio e sbuffai.
Maglioncino, gonne lunghe, cardigan.
Era quello che odiavo più al mondo, ma che mi ritrovavo ad indossare per andare in quel posto dove ormai tutti conoscevano la vera me.
Come i miei genitori fossero così ciechi? Non lo so, non avevo mai avuto la fortuna di capirlo.
Tutta me stessa e la mia vita girava attorno ad una bugia, e adesso anche intorno ad un ricatto.
Sbuffai, pensando a cosa avrei dovuto passare con Lauren Jauregui.
Voleva che io fossi la sua ragazza? Bene, e mi avrà.
Presi la bici che i miei mi regalarono per il mio diciassettesimo compleanno e andai a scuola, cercando di non far ritardo come sempre.
Quando entrai, passai qualche minuto nel bagno a vestirmi come tutte le ragazze normali in questo paese ed uscì, presentandomi in classe.
«Camila Cabello, un miracolo. È da qualche giorno che non ci riserva l'onore di presentarsi a lezione.» Alzai gli occhi al cielo, per poi sedermi all'ultimo banco che puntualmente, le persone non occupavano per causa mia.
Mi piaceva essere temuta, in qualche modo. La gente sapeva chi fossi io, sapeva quasi tutto. O almeno, tutto quello che io lasciavo crederò a loro.
Doppia faccia, alcuni mi affibbiavano questo nomignolo. Ma cosa c'è di male nell'essere sé stessi? E il me stesso che ero non era il segno che avevano i miei genitori per me. E quindi, mi ritrovai ad essere me di nascosto.
Mi girai attorno, soffermandomi su una testa mora.
Jauregui.
Mi fissava, giocherellando con il piercing al naso.
Inarcai un sopracciglio, squadrandola a mia volta. Credeva davvero che non avrei fatto nessuna obiezione a tutto quello che mi aveva detto e chiesto? Si sbagliava di grosso.
Ci guardammo per qualche secondo, ma poi decisi che mi ero stancata di stare al suo gioco e guardai fuori dalla finestra.
La lezione passò in fretta, ed io fui una delle prime ad alzarsi per andare in sala mensa dopo due ore di scienza applicata.
«Cabello, resti qui un secondo per favore» Sbuffai, per poi su un banco davanti alla cattedra del professore.
«Allora Dave, come va a casa?» Dissi ridacchiando, per poi guardare quell'esaurito che mi era di fronte.
« Sono il tuo professore, un poco di rispetto» Iniziai a giocare con una ciocca della mia coda disordinata.
«D'accordo Dave» Si allargò il nodo della cravatta nera che portava al collo spazienti per poi guardarsi le scarpe, rinunciandosi.
«L'ho fermata per riferirle che nelle mie ore, già ridotte ad un minimo davvero ridicolo, lei è assente il più devve volte. È il caso di metterle uninsufficenza oppure si degna di presentarsi normalmente?» spiegò ed io mi alzai dal banco, sorridendo.
«Non è il caso in entrambe le opzioni. Ma è il caso che lei prenda questi.» gli diedi i soldi che avevo preso quella mattina e lui sgrano gli occhi, scuotendo la testa.
«Non posso crederle, mi sta corrompendo dentro un istituto pubblico?» alzai le spalle.
«Posso anche metterli nella tasca del mio zaino, ma si ricordi quella volta che lo trovai nello stanzino con la professoressa Sien. Le stava insegnando come Napoleone morí, con una mano nei suoi pantaloni?» impallidí ed io sorrisi vittoriosa, avendo colpito il punto giusto.
«Lei non ha visto niente, chiaro?» mi disse, avvicinandosi.
«Cristallino, professore . Ma io non avrò visto niente se anche lei, come me, non avrà visto tutti quei quattro e quelle assenze. Capisce cosa intendo?» mi guardo confuso per poi annuire non molto convinto, forse non avendo capito a pieno.
Perspicace, il vecchio.
«Va bene, mi raccomando però signorina Camila» annuii, per poi uscire trionfante.
Guardai dietro la porta e feci un verso di disapprovazione, trovandoci l'ultima persona che volevo vedere.
«Non saluti la tua bella ragazza?» Alzai gli occhi al cielo, per poi voltarmi verso di lei.
«Non ti stanchi mai di dire cazzate, non è così?» Lei scrollò le spalle.
«Io dirò cazzate, ma tu corrompi professori. Vizi differenti, ma stessa storia.» rispose ed io mi fermai sui miei stessi passi, portando le braccia sotto il seno e incrociandole.
«Mi piaci quando fai l'incazzata con me, piccola.» mormorò ed io feci una smorfia disgustata.
Come poteva essere così pervertita?
«cosa vuoi Jauregui?» chiesi, sull'orlo di una crisi di nervi.
«che tu venga al mio tavolo.»
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Black Mail //Camren
Fanfiction«Sei una brava ragazza, cara Camila. Ma si sa che le brave ragazze sono solo cattive ragazze che non sono ancora state scoperte. E chi sono io per dare il piacere ai tuoi di farti scoprire?» Dove lei viene ricattata cercando di non essere messa nei...
