Guidavo una solitudine
Miravo le rondini
Il vento mi supplicava di tirare avanti
La terra su cui camminavo era una macchia d'olio che si spandeva per mirare all'oblio della moltitudine
Nel petto un sentimento ignoto che si rinchiudeva in un battito di ciglia
Non sono mai stata me stessa, mai
Come le onde del mare che sfiorano la riva e poi si ritirano per raggiungere di nuovo il solito orizzonte
Chiamala se vuoi paura
questa indomabile persistenza
Questa spaventosa fragilità umana
Il mare è uno specchio
Le pagliuzze dorate riflessi di un sole ormai spento
Il mare è uno specchio
Le rondini cantano nell'aria
E beccano in cerca di cibo
Il mare è uno specchio
Ed io non ho mai imparato a nuotare nelle mie identità.
