Capitolo venticinque.

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Prima che possa accorgermene, la mano di Damon mi strizza la spalla. Mi volto di scatto verso di lui.

«Mi dispiace, va bene? Puoi tornare dentro e parlarne?»

«Di cosa vuoi parlare? Tu non vuoi relazioni, Damon. Quindi, dimmi, che cosa sono stata io per te fino ad oggi?»

Sospira, toglie la mano dalla mia spalla. «Ogni volta che io e te ci avviciniamo di più, il mio cervello grida di allontanarmi, di farti scappare. Non sono mai stato così preso da una ragazza e ho una terribile paura, okay? Mi dispiace se ti ho detto quelle cose, è solo che ho paura che si mi avvicino troppo, ne rimarrò scottato...» Si passa le mani tra i capelli. «Ma voglio provarci, va bene? Penso che...per te ne vale la pena.»

Il mio cuore si addolcisce e il viso si rilassa. «Quindi...vuoi stare con me?»

Abbozza un sorriso, poi mi accarezza la guancia con la mano. «Si.»

Sorrido anche io. «Sei bipolare.»

«Dai, andiamo dentro. Voglio solo dormire con te.»

Dopo poco siamo di nuovo a letto, nella stessa posizione di prima. Io sono accoccolata su di lui, che mi strige tra le sue braccia. Mi lascia qualche bacio sulla nuca ed io mi rilasso completamente.

In fondo lo capisco, perché anche io ho una paura terribile di stare con lui, e a volte mi sento di dover scappare lontano, come ho già fatto. Lui si sente nello stesso modo ed io non posso biasimarlo. Ma ora so che vuole stare con me, come io voglio stare con lui.

***

Mi risveglio con il suono della sveglia. La spengo. Sono le sette e fra un'ora dobbiamo essere a lezione.

«Damon, svegliati.» Lo scuoto leggermente.

Lui mugola, ma non apre gli occhi.

«Dobbiamo andare a scuola. Stavolta non mi convincerai a rimanere a casa.»

Apre gli occhi, controvoglia. Accenna un sorriso quando mi vede e mi attira a sé in un abbraccio.

«Buongiorno, piccola», dice con voce ancora impastata dal sonno. «Potrei abituarmici.»

«A cosa?»

«Ad essere svegliato da te.»

«Mh, mh», mugolo, poi mi alzo dal letto, mentre Damon rimane altri due minuti a lamentarsi.

Facciamo colazione con del latte e dei cerali, poi saltiamo in macchina, insieme a Tylor.

«Dormi di nuovo con me stanotte?» Chiede.

«No...», mormoro. Vorrei dormire con lui, ma non posso farlo anche stanotte, perché mia madre andrebbe fuori di testa e mi ucciderebbe.

Fa il labbruccio. «Dai.»

«Non possiamo, Damon.» Ridacchio.

«Io posso.»

«E smettila, fratello, la stai assillando», interviene Tylor, e gliene sono grata. «Non ti facevo così sdolcinato. Mi fai venir voglia di vomitare.» Fa una smorfia.

Damon lo guarda torvo. «Tu sta' zitto, coglione.»

Arriviamo a scuola e Damon mi lascia un bacio casto nelle labbra, mentre Tylor si limita a salutarmi con un cenno della testa.

***

Arrivo a casa, esausta, dopo due ore di allenamento con le ragazze. Domani c'è la partita della squadra, quindi ci siamo dovute allenare duramente per riuscire a fare tutto il balletto per bene.

La luce che hai negli occhiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora