Capitolo ventinove.

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Avete mai pensato alla morte? A quanto sia puttana questa vita quando ci si mette?

Siamo destinati a nascere, senza chiederlo, e a morire. Perché?

Chi decide quando moriamo? Chi fa le regole? E soprattutto, perché succede?

Non so darmi una risposta a tutto questo, ma so che fa tremendamente male vedere la persona che ami cadere in mille pezzi. Quando muore una persona a te cara, è come se morissi anche tu. La morte non spaventa chi la subisce, ma chi resta.

Sono passate settimane da quando io e Damon abbiamo fatto l'amore per la prima volta, ed è inutile dire che da quel giorno non abbiamo più smesso.

Ora sono qui, sdraiata accanto al ragazzo che amo più del mio prossimo respiro. Controllo l'ora, sono le 20:00 e devo proprio andare a casa per cena, anche se vorrei restare con lui anche tutta la vita.

Ha il viso angelico, liscio come quello di un bambino, ma con un accenno di barba. Gli occhi chiusi e il sorriso stampato in volto mi fanno sorridere.

«Damon, devo andare.» Lo scuoto leggermente.

Sbuffa e apre gli occhi. «Non puoi proprio rimanere per cena?»

«Mia madre non me lo permetterebbe, Damon, e neanche Samantha.»

Pronunciando quel nome, ricordo di quello che mio padre e Samantha avevano fatto, ma scaccio quel pensiero guardando gli occhi di Damon che si aprono rivelando quel blu intenso.

Avrei voluto dirglielo, e forse avrei dovuto, ma i Cooper sono già incasinati di loro.

«Mi metto una maglietta e ti accompagno», annuncia.

Si infila la maglietta sotto il mio sguardo. Con gli occhi lo sto pregando di non infilarsela, perché il suo corpo è scolpito, e il mio sguardo lo sta consumando.

Ci dirigiamo verso l'auto, lui mi tiene per mano e quando ci sediamo mi mette la mano sulla coscia. La mia pelle brucia sotto il suo tocco, brucerà sempre.

«Stasera andrò ad una festa», mi comunica.

«Che festa?»

«Una festa di compleanno di Josh, un mio amico», farfuglia guardandosi intorno. È strano.

Di solito mi chiede di andare alle feste con lui e sto aspettando che lo faccia anche ora.

«Non credo che tu dovresti venire», dice poi, come se mi leggesse nel pensiero.

«Perché?»

Mi guarda per un secondo. «Non è una festa per te, Ronnie. Ti fidi di me?»

Annuisco leggermente. «Che vuol dire che non è una festa per me?»

Sospira. «Che ti amo, e odio vederti in posti come quelli. Io ci sono abituato, Ronnie, e ti prometto che ti manderò un messaggio ogni minuto. Ma, per favore, non venire con me. Non voglio che tu faccia parte di questa parte di mondo.»

Lo guardo negli occhi: sembrano sinceri. Non posso biasimarlo, neanche io vorrei che venisse ad una festa così, se fossi al posto suo. Perché, probabilmente, sarà una festa con tossici, drogati, come quelle che ho già visto e di cui lui faceva parte.

«Promettimi solo che non farai cazzate, tipo drogarti, Damon. Me lo devi promettere.»

Annuisce. «Te lo prometto, piccola. Tu mi capisci, vero?»

«Si, ti capisco. Non vuoi che stia con quelle persone. Lo fai per il mio bene. Ti credo», dico lentamente. Dico la verità. Lui vuole solo il bene per me.

La luce che hai negli occhiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora