"So che in questo periodo ci sono stati dei dissapori fra noi, ma dobbiamo giocare questa partita al meglio, va bene?!" Samuel Colfer aveva capito la lezione: una notte all'addiaccio, chiuso negli spogliatoi gli aveva fatto capire che era stato uno stupido a prendersela con James, ad avergli tirato un bolide e ad aver tormentato così tanto la squadra.
La squadra annuì, l'unico che sembrava assente era James.
"Potter, sicuro di voler volare?" chiese Colfer visibilmente preoccupato, tutti ricordavano gli avvenimenti del giorno prima.
I malandrini erano seduti a fare colazione quando un grosso gufo grigio atterrò davanti a loro, porse una grossa busta a James.
Il ragazzo prima sbiancò e poi uscì di corsa dalla Sala per raggiungere l'ufficio del preside, lasciando ai suoi amici la lettera.
La colazione non era nemmeno finita che da bocca a bocca, da fantasma a persona la notizia si era sparsa in tutta la scuola: Charlus Potter era morto.
Silente accolse James serio, sapeva che il ragazzo sarebbe andato da lui
"Voglio vederlo... e voglio vedere mia madre..." non disse nient'altro, gli occhi carichi di lacrime che non si decidevano a scendere.
Pochi minuti dopo Albus Silente in persona aveva accompagnato il giovane mago al San Mungo. Quando raggiunse la stanza in cui Charlus aveva passato gli ultimi tre mesi la trovò vuota. L'unica persona presente era sua madre. Dorea Black in Potter era seduta sulla sedia che aveva occupato in tutti quei mesi alla destra del letto ora vuoto. I fiori di alcuni di vasi stavano lentamente appassendo, James era presente quando sua madre li aveva incantati in modo che restasse sempre del colore in quella stanza. Suo padre amava il colore.
"Mamma..." James si stupì di sentire così roca la sua voce, non sembrava nemmeno la sua. Si avvicinò alla madre, Silente restò sulla porta ad osservarli. Quando la madre si voltò verso di lui, James si rese conto di quanto era dimagrita; di quanto il suo viso, sempre bello, fosse sciupato; di quanto gli occhi castani fossero spenti.
"James..."
Silente restò lì a fissare madre e figlio abbracciati, cullarsi a vicenda tentando di riempire quel vuoto che si era andato a creare, ma anche se loro non potevano ancora vederlo, Albus sapeva che in quell'abbraccio c'era anche Charlus.
Quando James tornò a scuola la sera, non rivolse una parola a nessuno, borbottò un "vi saluta la mamma..." ai suoi amici e si chiuse in un doloroso silenzio, lo stesso silenzio che aveva mantenuto guardando il corpo senza vita di suo padre, lo stesso che aveva fatto capire a Silente che era ora di riportarlo a scuola.
Samuel, che ora lo stava fissando preoccupato negli spogliatoi, sapeva quanto poco avesse dormito, soffocando le lacrime nel cuscino mentre i suoi malandrini sedevano affianco a lui, onorando quel silenzio che valeva più di mille parole.
"Si, mi farà bene..." sospirò James senza guardarlo
"Se non te la senti, ti capisco... posso trovare un altro e..."ricominciò il capitano
"Samuel... quello che mi serve ora è volare... davvero... sto bene..." disse il moro fissandolo con espressione seria, gli occhi spenti "E poi dove lo trovi uno migliore di me..." aveva aggiunto con uno spettro di sorriso in volto.
♦♦♦
Lily stava raggiungendo il campo d Quidditch a passo spedito. Astoria le stava letteralmente correndo dietro.
"Lily!" la bruna la riuscì a bloccare solo all'ingresso delle tribune. "Che diavolo ti prende?" chiese alterata "sei arrabbiata come me per caso?!" Lily si stupì di quella domanda, inarcò le sopracciglia.
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Salvi per l'ultima volta
Fanfiction"Un'ultima cosa... ciò che abbiamo visto temo sia solo la punta di un immenso iceberg, ci aspettano tempi oscuri, ma non dovete disperare... dovete trovare la luce nell'oscurità... continuate a stare uniti e solidari come avete dimostrato di essere...
