"Casinò pt.1"

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Andrò dove mi porterà il vento, se almeno lui saprà dov'è il mio posto.

Oggi era arrivato il grande giorno: Io e Warren, e tutta la banda di Santa Clara avevamo un grande incontro ad Little Havana.

Erano collaboratori di Tilson, li avevamo minacciati a morte se avrebbero aperto bocca con Castro.

Per fargli vedere che facevamo sul serio gli mostrammo le foto che avevamo scattato a Warren quando tenne in mano con un sigaro il cadavere, e cazzo se era sorridente sulla foto.

I signori ci assicurarono di non dire niente, sembravano piccoli chihuahua che abbaiavano dalla paura.

Il incontro si tenne in una salla riunioni d'affari, e una vista sul porto dove veniva trasportata droga.

C'era un atmosfera elettrizzante, ma il più elettrico e vispo ero io.

Parlammo di come avremmo potuto ricevere i materiali e pezzi di carrozzeria dalla Cina.

Perché dalla Cina?

Erano prodotti scarsi, per farla breve: alla gente povera non avrebbe importato che l'auto fosse falsa, l'importante era fare il figurone il sabato sera.

I signori erano di mezz'età ed erano tre.
Uno si chiamava Jefferson, il secondo Claude e il terzo Gaby.

Avevano esperienza su queste cose, si capiva da come parlavano nonostante fossero intimoriti.

Dissero che non era un problema comprare tipo cinquanta mila scheletri d'auto a neanche 60 dollari l'uno, ma il problema era farle arrivare a Miami.

Avremmo potuto ricevere tutto al porto dove smerciavano droga, ma anche lì a volte
arrivavano i sbirri.

Nascondere in cinque minuti cinquanta chili di coca fu facile, ma nascondere tre tonnellate di metallo cinese al arrivo degli sbirri non sarebbe stato facile.

Quindi l'unica soluzione che avevamo erano i 'viaggi a ruoli', noi li chiamavamo così.

Il piano era questo: trovare il pollo che ci sarebbe cascato.

Si doveva trovare il fesso al quale dare speranza di diventare ricco, mandarlo in Cina ogni mese a rischiare sulla sua pelle per trasportare le cose col gruppo.

Ovviamente con la nave dei signori, e loro avrebbero avuto il 24% del guadagno sul nostro affare.

Pensavo fossero più leali i collaboratori di castro, no scherzo, sono ironico. Tutti diventiamo figli di puttana per soldi.

Alla fine del affare avevamo progettato che avremmo amazzato il fesso, come per non lasciare tracce.

Però, dovevamo trovare il fesso.

Passando ad altro e non parlando solo d'affari, mi ero preparato ad una lunga serata.

Warren andò in una biblioteca a leggere in pace, mi disse che lui si rilassa diversamente da come faccio io.

Gli dissi solo che nemmeno la mia bisnonna di 90 anni e passa avrebbe passato il sabato sera in una biblioteca.

Il fumo e la musica mi accolsero nel mio paradiso nel frattempo: Il Casinò.

Avevo voglia di vedere Lolita e sapevo che l'avrei trovata di certo qui a ballare.

Avevo ottomila dollari in contanti attaccati sotto la camicia al petto con dello scotch che avevo fatto l'altra sera a Little Havana.

E avevo una gran voglia di giocarmeli.

In tasca avevo un mazzetto da mille dollari e decisi di andarci piano bevendomi prima quattro whisky e sedermi al tavolo di blackjack.

Sembra strano, ma quando bevevo alcol mi concentravo molto bene.

Prima parte del capitolo.

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