Capitolo 3

43 3 8
                                        

Quando Nat la vide tornare tutta bagnata, con i capelli appiccicati alla fronte, dei ramoscelli impigliati in essi e i vestiti bruciacchiati, volle, come Rachel aveva previsto, una spiegazione. Ma lei restò sul vago, non voleva che lei sapesse che si era arrabbiata nuovamente e aveva incendiato un altro edificio. Ma soprattutto non voleva dimenticare la maschera dell'unica persona che, al di fuori degli Avengers, l'aveva trattata bene. Salì di sopra, lasciando Natasha spiazzata. Andò nella sua stanza, l'enorme libreria, il letto, le pareti azzurrine tappezzate di disegni, abbozzi, schizzi delle persone che a Rachel, vedendole ogni giorno, sembrava valesse la pena poter girare la testa nella sua stanza e vedere la loro faccia, chi venuto bene, chi venuto male. Pareti a cui lei si sarebbe dovuta abituare ma ancora non riteneva in tutto e per tutto sue. Erano di Iron-Man, era lui il finanziatore degli Avengers, e a lei non piaceva vivere alle spese degli altri. Certo, sarà ricco quanto vuole, ma lei voleva farsi da sola, non farsi imboccare. Si mise alla scrivania e cominciò a disegnare: prima gli enormi occhi bianchi con il bordo nero, la faccia rossa e blu, il corpo muscoloso. Peccato che non sapesse la sua vera faccia. Soltanto Tony conosceva Spider-Man di persona, era lui che l'aveva trovato per primo su Youtube e l'aveva contattato. Guardò l'ora. Erano le venti. Ora di cena. Si fece lo zaino: i libri della scuola, l'astuccio, il suo adorato libro regalatole dalla madre. L'indomani sarebbe stata dura affrontare Sarah.

-Falla espellere e sarai una di noi, avrai il posto fisso alla mensa, l'accesso alle feste più fighe della scuola e una nostra amica, naturalmente- le Pink Girls erano di quelle ragazze che si truccavano ogni giorno e stavano sempre a ridacchiare fra di loro, a sparlare. Rachel non le prendeva molto sul serio, anzi le chiamava le Pig Girls, ed erano nemiche giurate da quando lei era entrata in quella scuola. Per Sarah invece erano il suo obbiettivo. Diventare, non so, una delle principesse della scuola anziché stare con quella sfigata secchiona di Rachel? Che domande! E adesso che le si presentava l'occasione, lei esitava. Dopotutto la sua amica le stava veramente simpatica. Dopo dove sarebbe andata se l'avessero espulsa anche da quella scuola? "Ma non è questo quello che vuoi. E poi, solo tu sai il suo punto debole. Se le aiuterai, te ne saranno grate per sempre. E anche tu ti libererai di quella stupida nerd." si autoconvinse Sarah. E accettò.

A Rachel prudevano le mani quando entrò nella scuola. Era la sensazione che provava prima di essere espulsa da ogni scuola. Dopo quella mancava solo la George Washington a New York e poi si sarebbe dovuta trasferire- da sola- in qualche paesino sperduto nel sud America. Ok, forse non così lontano, ma comunque, da sola. Non poteva far trasferire tutti gli Avengers solo per trovare una scuola per lei. Ma dove avrebbero potuto accettare una quindicenne che incendiava scuole, che quando si arrabbiava con qualcuno faceva in modo che questo qualcuno si ritrovasse all'improvviso sul tetto o lanciava i libri addosso alle persone a distanza anche stando in un'altra stanza? Lanciò un'occhiataccia alle Pig Girls che già stavano in gruppo a parlottare e lanciarle occhiatine maliziose, come soddisfatte. Cercò con lo sguardo Sarah. Non aveva certo intenzione di scusarsi, ma di spiegarsi, almeno. Inizialmente non la trovò, ma poi apparve tra la folla. Forse era solo un'impressione di Rachel, ma, venendo verso di lei, Sarah guardò con intesa in direzione delle Pig Girls e mise nello zaino una maglietta rosa con una scritta del tutto simile a quella delle pettegole. Passando, non la salutò, anzi, con uno: -Sfigata- la lasciò di stucco. A quel punto Rachel sentì la rabbia bollire dentro di lei "Si è venduta alle Pig Girls, che traditrice!" ma no, doveva restare calma. A dire il vero aveva una gran voglia di andare dalle sue acerrime nemiche e assestare un bel ceffone sulla guancia piena di fard di tutte quante, ma così avrebbe soltanto fatto il loro gioco. Loro avevano passato tre mesi ad architettare piani per farla espellere, ma lei aveva resistito. E non doveva dimenticare le parole di Tony, cioè di non arrabbiarsi inutilmente. Ma quello era davvero troppo. Era un piano ingegnoso per loro, Rachel doveva ammetterlo, ma ingaggiare l'unica a conoscenza del fatto che se si insultassero i suoi genitori biologici avrebbe incendiato l'edificio in cui si trovava, non era malefico, era diabolico.

Aler|| AvengersOpowieści tętniące życiem. Odkryj je teraz