Capitolo 15. Tesoro tu non sei Francisco Lachowski

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Eravamo pronti per uscire.
In un certo senso era come una sorta di primo appuntamento.
Due persone normali uscivano insieme la prima volta per vedere se avevano cose in comune e vedere se poteva funzionare una relazione fra loro.
Io e Harry già ci conoscevamo e anche piuttosto bene ormai.
Dovevo uscire con lui e passarci un po’ di tempo da sola per decifrare i miei sentimenti.
Sembrava lui mi leggesse nel pensiero perché appena fummo fuori.

-Quindi. Tu oggi pomeriggio dovresti capire ciò che provi?-
-Bè. Dobbiamo capire ciò che proviamo.-
-Parla per te che io già lo so cosa provo.-
Mi fermai.
-Ah si? Perché non mi avevi detto ancora niente?-
-Pensavo che avrei potuto influenzare la tua decisione e spingerti così in una direzione che non è quella che realmente vuoi.-
-Ok ma se tu non sei interessato a qualcosa di più non è necessario che in questa giornata io debba decidere se lo voglio.-
-Ehi. Questa eventualità non esiste. Se alla fine di questa giornata vorrai restare così come siamo bene, se invece vorrai fare un passo avanti ancora meglio. Mi basta che resti al mio fianco, il modo importa, ma relativamente.-
-Ok.-

Camminammo un po’ stretti nelle nostre giacche.
Era Marzo eppure faceva ancora piuttosto freddo.
-Tu sai che in questo periodo a Los Angeles vanno già in giro in bermuda ormai?- dissi.
-Qui a Londra invece si gela dal freddo. Il lato positivo però è che quando fa così freddo hai la scusa per farti riscaldare dall’abbraccio di chi ti sta vicino.- disse allargando le braccia.
Mi abbandonai al calore del suo corpo.
Stavo decisamente meglio così.
-Mi sa che hai ragione.- commentai facendolo sorridere.
-Io sbaglio raramente.-
Sciolsi l’abbraccio.
-Ti prego. Vogliamo parlare del maglione verde marcio che ti sei messo l’altro giorno?-
-Ok primo non è stata una mia idea, ma di Zayn e secondo, anche i modelli durante le sfilate li mettono.-
-Tesoro tu non sei Francisco Lachowski. Lui si può permettere di vestirsi in un certo modo, ma tu è meglio che eviti.-
Sbuffò e continuammo a camminare lungo la strada.

In giro a quell’ora c’erano persone di tutte le età.
C’erano dodicenni con lo skateboard, gruppi di ragazzine che parlavano dei loro attori e cantanti preferiti, mamme che portavano i bambini al parco, studenti che facevano pausa dai libri prendendo qualcosa da Starbucks.
Andai al bancone a ordinare.
-Un frappuccino alla fragola con panna e vaniglia e dei brownies al doppio cioccolato.- dissi a quello che stava dietro il bancone.
Harry mi guardò strano un momento, poi ordinò a sua volta.
-Io prendo un cappuccino.-
-Da portare via?- ci chiese lui.
-Si, grazie.-
Prendemmo tutto e poi uscimmo.
-Perché non abbiamo mangiato dentro?- mi chiese.
-Perché c’è un posto più bello.-
Camminammo due minuti fino a raggiungere la bellissima entrata di Hyde Park.
Era sempre bellissimo passare sotto quella grande arcata.
Andammo in riva al Serpentine Lake su una delle panchine disseminate sul prato.
Era il posto che in assoluto preferivo al mondo.
A Los Angeles c’erano tanti posti meravigliosi ma quella panchina che dava sul lago in quel parco era la cosa migliore che avessi mai visto.
Bè forse la seconda.

Guardai Harry seduto accanto a me.
Stava guardando l’acqua e nei suoi occhi di smeraldo ora c’erano delle meravigliose sfumature azzurrognole.
Tornai a bere il mio frappuccino guardando il lago.
-Pensa se continuando a scrivere canzoni poi diventi famoso e ti esibisci qui ad Hyde Park di fronte a migliaia e migliaia di persone.- dissi io.
Rise un pochino.
-Come i Queen? C’era il parco pieno di persone. Era bellissimo.-
-Più di 200.000 se non sbaglio.-
-Si. A vedere le foto su Internet sembrano tante formiche. Chissà cosa si prova ad esibirsi di fronte a tanta gente.-
-Deve dare tanta di quella soddisfazione da bastarti per una vita intera. Che poi a dire la verità io so solo che sai scrivere perché sul canto ancora non posso dire nulla perché non ti ho mai sentito.-
-Farei scappare tutte le papere che ci sono nel lago. E gli scoiattoli si suiciderebbero giù dagli alberi.-
Allora mi alzai e mandai via tutte le papere che c’erano nelle vicinanze e poi corsi verso gli alberi attorno alla panchina muovendomi come una forsennata per far scappare tutti gli scoiattoli che c’erano in giro.
Tornai a sedermi.
Lui si stava sbellicando dalle risate.
-Ora che tutti gli animali del parco mi odiano il minimo che puoi fare è cantarmi una serenata.-
-Per le serenate serve anche la chitarra.-
-Sono una che si accontenta.-
Lui sorrise guardando per terra.
Alzò di nuovo lo sguardo su di me.
-Cosa vuoi che ti canti?-
-È la giornata in cui decido perciò ci penserei bene a cosa cantarmi.- dissi con un sorriso.
Rise ancora un momento poi si voltò tutto verso di me e si mise a gambe incrociate sulla panchina.
Io mi misi nella stessa posizione davanti a lui.
Mi prese la mano con fare teatrale.
Sogghignai un momento.
Poi iniziò a cantare.
 

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