Capitolo 18

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"Cos'è quella?" disse Harry addentando il panino di uova e pancetta.

Draco si strinse nelle spalle. "E' una radio, sembra vecchia ma pare funzionare".

A piccoli colpi di bacchetta l'oggetto prese lentamente a gracchiare finchè, dopo vari tentativi, un voce si erse chiaramente al di sopra del brusio.

"...anche oggi su Radio Potter ci ritroviamo per piangere le nostre perdite e a sperare per chi lotta. Harry se ci stai ascoltando, noi sappiamo che sei vivo, da qualche parte e siamo tutti con te."

I due ragazzi si guardarono, riconoscendo Lee Jordan. Harry lo raggiunse sul divano emozionato, e Draco gli accarezzò distrattamente i capelli, soffermandosi su un ricciolo particolarmente ostinato.

"..e ora lascio la parola al nostro Royal, che ci fornirà tutti gli aggiornamenti che abbiamo a disposizione."

Poi, una voce profonda continuò ed Harry riconobbe immediatamente Kingsley.

"Continuiamo a sentire storie profondamente significative di maghi e streghe che rischiano la propria incolumità per proteggere amici e vicini Babbani, spesso a insaputa dei Babbani stessi. Vorrei fare un appello a tutti gli ascoltatori perché seguano il loro esempio, magari imponendo un incantesimo di protezione sulle abitazioni Babbane della loro strada. Molte vite potrebbero essere salvate adottando queste semplici misure."

"E tu che cosa diresti, Royal, a quegli ascoltatori che obiettano che in tempi così pericolosi dovrebbe valere il motto 'prima i maghi'?"

"Direi che da 'prima i maghi' a 'prima i Purosangue' e infine a 'prima i Mangiamorte' il passo è breve. Siamo tutti esseri umani, no? Ogni vita umana ha lo stesso valore e merita di essere salvata."

Dopo alcuni ringraziamenti Lee riprese.

"E ora passiamo a notizie meno incoraggianti. Dopo alcuni avvistamenti a Godric's Hollow riteniamo molto possibile che Ron Weasley ed Harry Potter si trovassero lì. Sfortunatamente il giovane Weasley e la studentessa Hermione Granger sono stati catturati, per poter accedere alle informazioni in loro possesso e prendere Harry Potter. Non sappiamo dove siano trattenuti e...in quali condizioni, ma invitiamo chiunque abbia informazioni a contattare..."

Ma Harry aveva smesso di respirare, e di ascoltare. Malfoy lo guardava, la mano ferma a pochi centrimetri dai capelli scuri di lui, il fiato sospeso.

Poi Harry si alzò, e scaraventò una sedia a terra.

"Dove saranno? Dove credi che li abbiano portati?" urlò rivolto a Draco, che indossò la sua maschera d'indifferenza.

"Potrebbero essere a Villa Malfoy." disse, con incertezza.

Harry prese a camminare su e giù per la stanza, ininterrottamente.

"Cosa facciamo adesso?! Oh, mi avranno sicuramente scambiato per Ron, e te per me! Che idiota." disse, stringendo i pugni tanto che sulle nocche risultavano evidenti le vene.

Poi si bloccò davanti a Draco.

"Portami la."

"Tu sei completamente impazzito!" disse Draco scattando in piedi.

Harry negò, lo sguardo fermo.

"Mi porterai da prigioniero, Draco. Fingerai di essere stato rinchiuso tutto questo tempo, di esserti liberato e di avermi rapito."

"Come pensi che possano credere a una storia del genere? E dopo? Pensi che ti lasceranno andare via con i tuoi amichetti?" gridò lui, tremando al pensiero di ciò che avrebbe fatto sua zia Bellatrix una volta raggiunta casa. O che stava già facendo.

"Troveremo il modo di fuggire. Tu...ci aiuterai."

"Sei un pazzo, non uscireste vivi da lì." disse Draco dandogli le spalle.

"E cosa pensi che possa fare? Dimmelo! Lasciarli a morire? Torturati?!" urlò Harry, tremando.

Poi gli si avvicinò, cauto, lo sguardo rigato da lacrime e la stessa paura di Malfoy negli occhi. Parlando, gli sfiorò una spalla.

"E' l'unico modo, devo farlo, mi dispiace."


Quella sera Harry si preparò con cura, nascondendo nelle tasche interne dei suoi vestiti tutti gli oggetti che sperava di riuscire a tenere con sè, il medaglione, il boccino e il frammento di specchio che Sirius gli aveva regalato. Se lo rigirò tra le mani osservandolo. Non pensare ai momenti in cui Sirius lo aveva usato con James era impossibile, pronti a rifuggire alla noia delle punizioni ad Hogwarts. Harry sperò che in qualche modo ora fossero insieme, e di fronte a ciò che stava per accadere, pregò che se fosse dovuto morire lo avrebbero accolto a braccia aperte. Trattenne le lacrime, pronte a fare la loro comparsa un'ennesima volta.

Avrebbero dovuto portare anche la spada, Harry non poteva separarsene in alcun modo, era l'unico mezzo che aveva a disposizione per distruggere gli Horcrux. Sperava solo di riuscire a riprenderla prima di fuggire. Con un ultimo sguardo intorno a sè ricordò gli ultimi giorni, le paure schiaccianti, le fughe, le loro piccole distrazioni. Voleva concentrarsi su Ron, Hermione e la corsa folle verso l'ignoto che stava per intreprendere, ma inevitabilmente una parte di lui non poteva che soffrire nel realizzare tutto ciò a cui stava rinunciando.

Draco non aveva più proferito parola, se non per mettere a punto quei pochi dettagli di un piano instabile e troppo basato su fortunate possibilità.

Lo raggiunse, sedendosi al suo fianco, nella foschia di un mattino inoltrato ma privo di ogni luce. Comprendeva la paura di Draco, ma sapeva anche ammettere a sè stesso che questo non era il suo posto. Era la miglior possibilità che aveva di metterlo al sicuro, di fornirgli un alibi grazie al quale la sua famiglia avrebbe potuto salvarlo dall'ira di Voldemort. Draco sarebbe tornato a casa da vincitore e anche se poi Harry fosse riuscito a sfuggirgli, sarebbe stato sotto l'autorità di Lucius e non più una responsabilità di Draco.

Lui stava lì, il profilo spigoloso si stagliava contro il cielo, gli occhi del medesimo colore della tristezza, della perdita.

"Andrà tutto bene" disse a bassa voce Harry.

Poi gli si parò davanti e incerto cercò di posare un bacio sulle sua labbra. Ma Draco si voltò, cercando con lo sguardo distratto qualcosa al di là della sua vista. Harry attese pazientemente che l'altro lo guardasse, soffiando piano il suo respiro sul suo volto.

Quando lo fece, la voragine profonda di dolore nei suoi occhi fece tremare Harry che di getto lo strinse a sè e lo baciò, più sicuro.

Questa volta Draco lo accettò, senza mostrare particolari reazioni, ma ad Harry parve di sentire la sua guancia umida al contatto con la sua.

Poi senza guardarlo Draco si alzò e disse "Sei pronto?"

Harry annuì.

"Incarceramus!" disse.

Ed Harry si ritrovò stretto dalle stesse catene che aveva evocato, la notte in cui Silente era morto. Così, come tutto era cominciato, ora volgeva al suo termine, l'uno specchio dell'altro.

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