Quegli schiamazzi lo avevano disturbato per tutto il suo allenamento e non poteva smettere di chiedersi come gli altri ragazzi non potessero essere disturbati da tutto quel frastuono. Era certo che l'unica causa di quel disastro fosse quella strega di Nami; Robin era troppo fine per essere la causa di tutto quel trambusto e sinceramente sarebbe sceso al piano di sotto per strangolare quella rossa se solo avesse potuto, ma sappiamo tutti che non lo avrebbe mai fatto realmente.
E come se per disturbare la sua meditazione le urla di Nami non fossero state sufficienti, ora quella pazza si era pure messa in testa di far partire musica ad alto volume.
"Dannata strega!" L'aveva maledetta, consapevole che con tutto quel rumore non l'avrebbe mai sentito. Quindi aveva fatto in modo che lo sentisse: era sceso dalla palestra e si era diretto furioso verso la camera delle ragazze, sentendo i suoi timpani risentire della musica tanto alta senza neanche trovarsi all'interno.
"Nami! Apri questa maledetta porta!" Batté il pugno contro la porta sentendo distintamente delle risate provenire dall'interno.
"Abbassa quella dannata musica!" Urlò poi, da dentro la stanza poteva solo sentire le crescenti risate, peccato che non sembrasse trattarsi solo di Nami.
"Kenshi-san, ciao!" Proprio mentre stava per battere di nuovo i pugni sulla porta di fronte a sè, quest'ultima si aprì, rivelando una Robin che gli aveva sorriso largamente, forse più del normale. Nel trovarla di fronte sé, parte della furia che aveva provata fino quel si era dissolta all'istante, facendo sì che dimenticasse di essersi ripromesso di farsi sentire da quella dannata rossa. "Come mai qui?" Nel sentire Nami, dire qualcosa che il verde non era riuscito a comprendere, Robin aveva riso di gusto prima di ricomporsi.
"Con tutto questo rumore non riesco ad allenarmi." Si era limitato a dire, tentando di non prestare troppa attenzione all figura della donna di fronte a sé. Non aveva idea di cosa quelle due stessero facendo ma dal disordine presente e dall'odore di alcol che sentiva provenire da quella stanza poteva dire si trattasse di una sorta di festa(?)
"Mi spiace, ma credo che convincere Nami ad abbassare la musica non sia un'opzione." Aveva riso la donna lanciando uno sguardo all'amica che si stava scatenando ballando sul proprio letto.
"Non gli hai ancora sbattuto la porta in faccia?!" Si era lamentata la rossa, Robin sorrise scuotendo la testa, Zoro avrebbe voluto ribattere, ma sembrava essere troppo concentrato sulla figura della donna di fronte a sé.
"Come mai questa festa?" Domandò incuriosito, era alquanto insolito vedere Robin bere tanto da essere così brilla.
"È un segreto!- Aveva urlato di rimando la rossa, raggiungendoli barcollante, il verde potè notare la mora diventare improvvisamente nervosa.- Ma sappi che dovresti sentirti in colpa!" Continuò, venendo bruscamente interrotta da Robin.
Lo spadaccino diresse prima lo sguardo su Nami, per poi spostare la propria attenzione su Robin.
"Cosa?"-"Niente Kenshi-san. Non darle retta. Cercheremo di abbassare il volume, ma ora è meglio che tu vada." Disse frettolosa, chiudendolo fuori, non prima che lui potesse sentire Nami sussurrare un 'Ops' seguito da altre parole che non aveva compreso.
"Nami!" L'aveva rimproverata la donna a bassa voce, sperando di non essere stata sentita dal verde e abbassando un po' quella musica, Nami in risposta l'aveva abbracciata facendole gli occhi dolci e il labbruccio.
"Mi spiace sorellona, ma lo sai che l'alcol mi rende un po' chiacchierona!" Si era giustificata lei raccogliendo una bottiglia e porgendola all'amica che aveva accettato esasperata, buttando giù un lungo sorso.
"Robin!" L'aveva chiamata dal nulla dopo essersi buttata sul letto. Robin l'aveva semplicemente guardata buttando giù un altro sorso, attendendo che l'amica continuasse.
"Dovremmo giocare a obbligo o verità!" - "Non è divertente se siamo solo noi due Nami!" Era vero, infondo che domande si sarebbero mai potute porre loro due che erano essenzialmente a conoscenza dei segreti dell'altra. Nami, imbronciata, si era alzata, dirigendosi verso l'armadio e riuscendo anche ad inciampare sul nulla prima di raggiungerlo.
