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Capitolo 11

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Non riuscii a dormire per tutta la notte, ero in estasi e il mio stomaco anche. Sentivo quel famoso magone,il petto esplodermi di emozioni e la voglia di urlare a squarciagola. Riguardai la foto che mi aveva inviato e mi sfuggì un sorriso,di lì a breve lo avrei visto e il mio cuore faceva i salti mortali, la cosa che mi disturbava era di dovergli ridare la felpa,lui non lo sapeva ma quella felpa,quella maledetta felpa,mi aveva fatto riscoprire quanto sia bello innamorarsi. Mi alzai con una voglia diversa quella mattina, non vedevo l'ora di andare all'università. Spalancai la finestra della mia camera e sentii un caldo primaverile improvviso sulla pelle,il sole entrò senza permesso nella mia camera e la rese più luminosa del solito,mi sentivo viva. Andai diretta nell'armadio a prendere una camicetta,per la prima volta dopo l'inverno decisi di mettermi una camicia corta mai messa che stava su una gruccia infondo all'armadio;era di colore rosso con le maniche sbalzate, ci avrei abbinato un semplice jeans blu e il mio adorato chiodo di pelle. Mi guardai allo specchio della mia camera,mi misi le mani sulle guance e arrossii,che mi stava succedendo? Mi preparai come tutte le mattine senza tralasciare nulla,quella mattina dovevo essere impeccabile o almeno,provare ad avere quell'aria spensierata che la primavera mi dava. Preparai la borsa con il computer e presi la felpa di Chris, la tenni ancora un po' stretta tra le mia braccia poi decisi di metterla via nella borsa. Presi la giacca e corsi giù per le scale di fretta,mia mamma stava preparando la merenda per mio fratello mentre mio padre si stava infilando la sua giacca blu per andare a lavoro. Mi infilai immediatamente la giacca e mi sistemai il colletto.
Elizabeth:"Tesoro ma non vieni a fare colazione?"disse lei alzando gli occhi verso la mia direzione mentre inseriva nel panino del prosciutto cotto.
Carol:"No mamma sono in ritardo devo scappare,prendo una mela però" dissi io andando di corsa verso il cestino della frutta posato sul tavolo. Mi avvicinai verso i miei genitori e li salutai con  un bacio sulla guancia per augurargli una buona giornata.Corsi verso la porta di casa dove avevo poggiato la borsa.
Elizabeth:"Mandami un messaggio quando sei arri-" non la feci nemmeno finire che richiusi immediatamente la porta. Avevo perso troppo tempo per prepararmi. Entrai in macchina,il sole aveva riscaldato l'abitacolo tanto da farmi togliere immediatamente la giacca. Mi misi la cintura di sicurezza e avviai la macchina per uscire fuori dal mio viale;la strada verso l'università era libera,non c'era nessuno,solo campi fioriti,farfalle,api probabilmente la mia fantasia giocava brutti scherzi ma quel giorno,il mondo sembrava avesse preso un colore diverso. Entrai verso il parcheggio dell'università e parcheggiai  la macchina lontano da essa. Presi la borsa e mi avviai di corsa verso l'entrata,ormai nel giardino principale non c'era più nessuno studente se ad eccezione di qualcuno che stava finendo l'ultimo tiro di sigaretta. Corsi il più in fretta possibile e aprii immediatamente la porta del corso di letteratura. Una volta entrata si girarono tutti verso la porta per vedere chi fosse appena entrato,mi sentii improvvisamente avvampare di calore per l'imbarazzo.
"Signorina Joans è in ritardo" disse a gran voce il Professor Smith. Aveva già iniziato a scrivere alla lavagna, lui non era come tutti gli altri professori che usavano i nuovi aggeggi tecnologici,lui amava le vecchie maniere. Mi scusai per il ritardo e lui mi fece cenno di sedermi per riprendere la lezione. Per la prima volta nella mia vita pregai che le lezioni finissero il più presto possibile. Controllavo in continuazione l'orario, fissavo i minuti chissà per quale stupido motivo credevo in un cambio di numeri. Non controllavo il telefono solo per l'orario aspettavo un messaggio di Chris,ma dopo il "tuo padre non deve sapere niente" non potevo aspettarmi nulla.
Le lezioni finirono due ore dopo,i ragazzi facevano a gara  per uscire dalla scuola, chissà se anche loro quel giorno sentivano la stessa sensazione di leggerezza. Gli alberi colmi di piccoli fiori rosa,il calore del sole che scaldava le giacche,le maglie leggere che facevano intravedere qualche pancia,ho sempre amato questa stagione e quest'anno,un po' di più. Uscii per ultima dalla scuola e tirai un grande sospiro per farmi ritornare le buone intenzioni di questa mattina. Mi avviai verso il marciapiede, avevo parcheggiato veramente lontano rispetto il solito,quando una macchina mi si affiancò. Girai lo sguardo per guardare chi ci fosse dentro ma i finestrini erano chiusi.
"Jones sono minuti che ti cerco". Quella voce,la riconoscerei tra mille. Chris abbassò il finestrino,era vestito elegante e portava su i suoi famosi occhiali.
Carol:"Eccomi mi hai trovata" dissi io fermandomi davanti il finestrino.
Chris:"Dai sali". Si sporse verso la parte del passeggero per aprire la portiera. I patti non erano questi però. Salii senza dire niente, e in quel momento lui si tolse la giacca e la spostò sul sedile posteriore della macchina. Mi voltai dalla sua parte, la camicia evidenziava i muscoli delle braccia,lui era molto disinvolto come se fosse tutto normale,mentre io morivo per ogni suo singolo gesto.
Carol:"Dove stiamo andando?" chiesi io guardando dalla sua parte.Chris era concentrato a guidare,quegli occhiali avevano dei piccoli graffi sulla parte sinistra,poteva benissimo cambiarli,però lui li adorava proprio per quella particolarità.
Chris:"Ti porto a far vedere un posto" disse accennando un sorriso malizioso. Uscimmo dalla nostra cittadina, non feci nessuna domanda non mi importava dove volesse portarmi qualunque posto mi sarebbe bastato purché ci fosse stato lui. L'autostrada era piena,le persone nelle macchine mi trasmettevano serenità. Chris uscì poco dopo a Dudley,una cittadina che distava non troppo da Birmingham. Tenne per tutto il tragitto quel sorrisetto stampato in volto, non ha aperto bocca per tutto il tempo,si limitava solo a guidare e ridere. Arrivammo in un parcheggio sperduto nella vegetazione,per un momento pensai volesse uccidermi,ma quando si fermò fui accolta da un panorama mozzafiato. Dietro alla fitta vegetazione,c'era un lago bellissimo. Mi fermai ad ammirare il cielo limpido che si intrecciava con l'acqua calma,in sottofondo gli uccelli facevano a gara per trovarsi da mangiare. Chris scese dalla macchina e aprì il cofano per prendere qualcosa,io decisi di scendere e quando richiusi lo sportello,notai che aveva un cestino in mano.
Chris:"È bello vero" disse lui chiudendo la macchina con il telecomando
Carol:"È meraviglioso". Era veramente cosi,quella pozza d'acqua mi trasmetteva un senso di smarrimento che avevo paura mi inghiottisse. Salimmo sul pontile che portava al lago,più mi avvicinavo e più mi sentivo in pace.
Chris:"Jones chiama terra" disse lui agitando la mano davanti alla mia faccia
Carol:"Si scusa ero impegnata a guardare il lago"
Chris:"Si immaginavo. Mi aiuti a stendere il telo per terra?"
Carol:"Ah si certo". Si era preparato già tutto,quel cestino era come il cappello di un mago, più si metteva una mano più apparivano cose.
Carol:"Quando hai organizzato tutto ciò?" gli chiesi
Chris:"Prima in ufficio ho pensato a questo posto" disse mettendosi a sedere sul telo. "Poi visto che è una bella giornata ho pensato,perché no?". Mi misi a sedere anche io vicino a lui con le gambe incrociate.
Carol:"Si sta molto bene qui"
Chris:"Si. Prima ci venivo sempre con la mia famiglia,poi mi sono trasferito a Birmingham e ci vengo solo quando ho voglia di stare da solo"
Carol:"E oggi è un giorno di questi?"
Chris:"No altrimenti non saresti qui" disse lui girandosi a guardare dalla mia parte. Il sole era molto forte tanto da tenermi costantemente con gli occhi socchiusi. Si sporse vicino al cestino e prese una ciotola colma di fragole.
Carol:"E questa da dove sbuca?"
Chris:"Dalla scatola dei segreti. Ogni fragola che mordi deve essere una rivelazione di qualche cosa"
Carol:"Affare fatto" dissi io prendendo una fragola
Chris:"Allora,inizio io" disse mentre diede il primo morso "Avevo cinque anni quando nacque mio fratello minore,aveva tutte le attenzioni del mondo e io ero geloso di questo,così un giorno,andai vicina mio fratello e gli misi un piede in faccia minacciando i miei genitori di calpestarlo" disse ridendo.
Carol:"Ma povero bambino"
Chris:"Inutile dirti che crescendo l'ho pagata anche per quel gesto" ,scoppiai a ridere.
Carol:"Te lo sei meritato" gli dissi accusandolo del gesto.
Chris:"Jones tocca a te". Ci pensai un po' su e poi iniziai a raccontare.
Carol:"Mia mamma ogni estate,aveva la fissa di portarci in piscina,mi avevano comprato un costume con delle margherite sopra,non vedevo l'ora di sfoggiarlo. In quel momento non avendo il pannolino mi scappava di andare in bagno,mia madre era impegnata a chiacchierare con delle sue amiche,così visto che non mi dava retta,mi sono buttata in piscina e l'ho fatta li. Uscii soddisfatta, fin quando il bagnino iniziò a strillare vedendo una cosa galleggiare e mia mamma sentito lo strillo,capì che l'artefice di ciò ero io". Chris si piegò in due dalle risate e cadde con la schiena all'indietro.
Carol:"Cosa c'è da ridere" dissi io punzecchiandolo
Chris:"Jones fidati che meriti una stretta di mano solo per il coraggio". Ridemmo insieme e prima di sdraiarmi sul telo, mi tolsi la giacca per il troppo caldo. Chris si alzò gli occhiali e si appoggiò sui gomiti.
Carol:"Che c'è?"chiesi io poggiando la giacca a terra
Chris:"Ti sta bene il rosso" disse
Carol:"Grazie" arrossii come al solito e mi girai dall'altro lato per mascherare il sorriso compiaciuto. Chris si allentò la cravatta e si aprì i primi bottoni della camicia. In quel momento fui avvolta da un forte calore non sapevo se per il forte sole o per altro.
Chris:"Jones...posso farti una domanda" chiese lui con le braccia sotto la testa
Carol:"Si,dimmi"
Chris:"Ti hanno spezzato il cuore vero?" A quella domanda mi alzai di colpo e lo guardai interrogativa.
Chris:"Sembri sempre proteggerti da qualcosa"
Iniziai a fissare il lago,arrivava sempre prima anche delle mie emozioni,abbassai lo sguardo verso il basso e improvvisamente mi vennero gli occhi lucidi.
Chris:"Jones se ho detto qualcosa di male non era mia intenzione.." disse alzandosi di colpo sui gomiti per guardarmi. Non volevo dargliela vinta ancora una volta,era una storia passata e stavolta,le mie emozioni dovevano rimanere nel dimenticatoio. Dopo un po' di silenzio decisi di parlare.
Carol:"Si chiama Brad Webb" dissi io fissando il lago
Chris:"Brad Webb è il nome di chi ti ha spezzato il cuore? Scusa Jones se te lo dico ma che nome di merda". Scoppiai a ridere e  ricacciai dentro le lacrime,iniziò a punzecchiarmi il fianco.
Carol:"No Chris ti prego il solletico no" dissi difendendomi dalla sua mano pronta a pizzicarmi;
Chris:"Oh si il solletico si" si alzò con il busto e si buttò insieme a me sul telo. Continuava a farmi il solletico e io non la smettevo di ridere,ero senza fiato,fin quando non ci trovammo naso a naso,talmente vicini che potevo sentire il suo battito cardiaco sincronizzarsi con il mio. Il suo fiato si fece più calmo e si fece subito serio,mi guardò in cerca di qualche consenso,fin quando non chiuse gli occhi e si staccò da me.
Chris:"Jones andiamo ti riaccompagno alla macchina" disse staccandosi da me mentre mi aiutava a farmi alzare. Si sbrigò a mettere via le cose dentro il cestino quasi con fare rabbioso e in quel momento,sembrava io stessi perdendo improvvisamente qualche tassello.

Il migliore amico di mio padre La tua prossima ossessione. Scoprilo ora