Abbiamo aggiornato le nostre Linee Guida sul Contenuto.
Consulta le linee guida più recenti per continuare a condividere storie in sicurezza.

Capitolo 20

5.2K 123 1
                                        

Da una settimana a questa parte sognavo bambini con gli occhi azzurri scorrazzare per casa in cerca di qualche pallina colorata da appendere sull'albero di Natale. Due bambini cercavano di tirare la coda al cane,che infastidito, cercava di correre per casa per sfuggire ai loro dispetti. Un altro bambino invece, dava una palla rossa all'uomo che stava addobbando l'albero. L'uomo dai capelli castani appare felice, tanto da prendere il bambino vicino a lui in braccio, per poi fargli appendere il puntale in cima all'albero. Gli altri due lo guardano esterrefatto e corrono dall'uomo in cerca di qualche abbraccio. Mi sveglio improvvisamente come se fossi andata in apnea. Dopo la confessione dei suoi progetti dell'altro giorno, ho pensato e ripensato a ciò che potevo offrirgli. Non ho mai pensato al mio futuro,o meglio,non ho mai optato un giorno di avere dei figli. Ho sempre amato i bambini ma non ho mai pensato di averne uno,sopratutto dopo che ho passato anni a progettare la mia vita immaginandomi con un cane in qualche villetta sull'oceano. Prima o poi se ne sarebbe reso conto anche lui che ciò che voleva non potevo darglielo,o per lo meno,non ora. La differenza d'età non l'ho mai sentita,fino a quando la confessione fu un duro colpo da mandare giù. La mia email pullulava di richieste di compiti non inviati,non era mio solito consegnare le cose in ritardo anzi, se mi avanzava del tempo mi avvantaggiavo compiti anche per le settimane a seguire. Nella mia mente c'era solo ed un unico pensiero,l'università solo che da un po' di tempo quel posto era stato occupato da un'altra persona. Mentre battevo la matita sulla scrivania in cerca di qualche ispirazione per il compito su Virginia Woolf, mi arrivò una notifica da Instagram.
      Blake82 ha chiesto di seguirti
Posai la matita sul tavolo e mi misi diritta sulla sedia girevole. Quel nome aveva un non so che di familiare. Aprii Instagram e mi uscì sulla home qualche celebrità tutta in tiro che sponsorizzava dei cosmetici naturali. Andai sul cuore in alto e accettai la richiesta dell'account. La foto profilo presentava un uomo girato di spalle in bianco e nero,in stile anni ottanta,solo che il profilo era privato. Mi sono sempre piaciute queste foto misteriose, infatti quell'account attirò la mia piena attenzione tanto da ricambiare la richiesta di seguirlo. Posai il telefono sul tavolino imponendomi di non uscire dalla stanza fin quando non avessi finito di scrivere il saggio.
"Ogni onda del mare ha una luce differente,proprio come la bellezza di chi amiamo" Come paragonereste quella frase facendo riferimento ad una vostra esperienza personale?
La consegna chiedeva molto più di quanto pensassi.Ormai ero fuori allenamento. Virginia Woolf è stata la persona più rivoluzionaria e femminista durante quel secolo. L'ho sempre amata sopratutto per le cose  che ha scritto,la grinta con cui parla a tutte le donne attraverso le imposizioni sociali. Il computer era acceso e la mia faccia era illuminata soltanto da un foglio bianco con su scritto il titolo. La frase di Virginia mi trasmetteva le lunghe giornate in spiaggia a guardare l'oceano, a sentire le onde del mare infrangersi contro gli scogli,a vedere quelle sottili sfumature di celeste e blu del quale il mare era composto. Quel blu mi rimandava ad un paio di occhi,gli stessi occhi che mi hanno coccolato fino ad adesso,che mi hanno calmato,che hanno scavato a fondo nella parte più remota e segreta di me. La sabbia bianca e soffice mi ricordava il suo viso, quel viso che mi incanta ogni volta che lo guardo,da ogni angolazione. Le sue labbra sembrano i lunghi libri estivi letti durante le pause fatte sotto l'ombrellone per aspettare di fare il bagno. Il telefono iniziò a vibrare scrutandomi dai miei pensieri. Il nome di Chris sul display mi provocava una sorta di stretta allo stomaco. Trascinai il pulsante verde della chiamata e mi portai il telefono all'orecchio.
Chris:"Salve parlo con la Signorina Jones?"
Guardai il telefono vedendo se il numero che mi avesse appena chiamato fosse quello giusto
Carol:"Si" dissi
Chris:"Signorina Jones qui c'è un uomo che la sta aspettando"
Carol:"Non sto aspettando nessuno io" dissi stando al suo  stesso gioco
Chris:"Non ho detto questo infatti, l'uomo presente sta aspettando il suo arrivo"
Carol:"Oh, ma io non ho ricevuto nessun invito dall'uomo". Fece una finta risata per imitare i classici film in bianco e nero gialli dove si potevano sentire addirittura ciò che pensavano dall'altro capo
Chris:"Signorina Jones ma non serve l'invito,lei può venire tutte le volte che vuole"
Carol:"Ah si? Se non ricordo male intrufolarsi nelle case altrui è un reato"
Chris:"Con me non corre nessun pericolo,non so se lo sa ma sono il miglior avvocato della città, potrei farle scontare la metà della pena"
Carol:"E come?" gli dissi incuriosita
Chris:"Lei dovrebbe venire nella mia umile dimora per vedere una cosa che vorrei mostrarle"
Carol:"Adesso?"
Chris:"Si adesso signorina Jones, si sbrighi"
Carol:"Ma io non..." Non mi fece nemmeno finire che mi attaccò il telefono in faccia. Chris era fatto così tanto romantico quanto insopportabile,sopratutto quando faceva così.  Guardai il computer per l'ultima volta, Virginia mi dispiace molto ma devo andare dal mio appuntamento abitudinario,dissi a gran voce. Richiusi il computer e mi andai a preparare. L'acqua fredda fu un tocca sana per il mio viso, mi sentii improvvisamente più energica. Mi truccai e mi vestii velocemente con un top giallo e il mio solito jeans scuro. Mentre aprii la portai cercai di infilarmi una scarpa da ginnastica intenta a non cadere per terra. Nell'uscire mi stavo dimenticando del telefono,avevo la testa che frullava di mille idee sul cosa dovesse farmi vedere. Corsi giù per le scale e andai verso l'appendiabiti in cerca del mio giubbotto di pelle che si trovava sotto una pila di giacche. Presi le chiavi di casa e avvisai chiunque fosse a casa della mia uscita non fregandomene minimamente di chi ci fosse. Non sono mai stata una tipa sportiva ne tanto meno amante di qualche sport in particolare, infatti come si poteva notare avevo subito l'affanno una volta entrata in macchina. Da piccolina ho fatto per un anno lezione di nuoto, solo che con il tempo capii che nuotare non era una delle mie più grandi potenzialità.
La casa di Chris sembrava ogni giorno più distante, passavo più tempo a casa sua che a casa mia, e questa cosa mi stava letteralmente sfuggendo di mano. Al mio arrivo il cancello era già aperto, non saprei se essere contenta per avermi pensato oppure se ci fosse già qualcuno dentro insieme a lui. Scossi la testa per cacciare via il solito pensiero maligno che mi avrebbe offuscato la mente. La porta era socchiusa,la aprii lentamente per evitare di fare rumore. Mi affacciai al salotto per vedere se sia lui che il cane fossero sul divano a vedere qualche film, quando ad un certo punto sentii bisbigliare dalla cucina. Mi avviai verso la stanza da dove proveniva il bisbiglio e vidi Chris insieme a Dodger seduto dietro al grande tavolo. Il suo padrone gli parlava, come se fosse un vecchio amico d'infanzia. Il cane abbagliò vedendomi, facendo si di catturare l'attenzione di Chris dalla mia parte.
Chris:"Finalmente sei arrivata" disse alzandosi dalla sedia mentre mi accolse con un grande sorriso da uomo soddisfatto. Venne verso di me e mi diede un lieve bacio a stampo mentre si accigliò a guardarmi intensamente negli occhi. Si comportava in modo strano,non saprei dire il perché ma aveva uno sguardo che mi metteva strettamente a disagio,mi ero forse persa qualcosa?
Carol:"Che succede?" domandai spontaneamente
Chris cercò di soffocare il suo entusiasmo mordendosi il labbro inferiore.
Chris:"Vieni,devo farti vedere una cosa" disse prendendomi per mano. Mi fece cenno di sedermi sulla sedia nel quale prima era seduto lui. Sul tavolo c'era un computer aperto su una pagina che aveva dei caratteri molto piccoli. Mi voltai dalla sua parte in cerca di qualche spiegazione. Chris si sporse verso di me e prese lui le redini del computer.
Chris:"Sei pronta?" disse ad un metro dal mio viso
Carol:"Si?" dissi non essendo sicura di ciò che stava per mostrarmi
Chris:"Okay ci siamo" disse "Leggi ciò che c'è scritto"
Mi indicò ciò che dovevo leggere con il dito,la luminosità di questo computer era talmente alta che mi faceva perdere il filo del discorso ogni volta che cercavo di leggere. Notai che mi stava facendo leggere una sua email,arrivata da poco a quanto dice l'orario dell'invio.
Gentile Signor Evans, siamo molto lieti di ospitarvi al nostro Hotel New York Palace per la data richiesta. Il vostro soggiorno sarà tutelato dalla sottoscritta in modo che i nostri ospiti si sentano a proprio agio nel nostro hotel. Spero di aver realizzato il suo sogno di avere una camera con vista verso la città, la migliore scelta che potesse fare. Al vostro arrivo gradirei chiedeste di me alla reception,così che da occuparmi personalmente delle vostre richieste. Le auguro una felice serata e un buon soggiorno al New York Palace.
Cordiali saluti
Carol:"Che significa?" dissi voltandomi verso di lui non gli occhi sgranati
Chris:"Significa che partiamo" disse sorridente
Carol:"Tu sei matto"
Chris:"Sapevo ti sarebbe piaciuto"
Carol:"Eravamo rimasti che dovevo sceglierlo io il posto"
Chris:"Si lo so ma ho delle conoscenze a New York,sopratutto in questo Hotel dove sono già stato,così ho fatto un affarone con la proprietaria ed ecco qua...andiamo a New York"
Carol:"Io non so cosa dire.." dissi con gli occhi quasi lucidi
Chris:"Non dire niente Jones, una volta arrivati lì potremmo dire di essere a New York" disse abbracciandomi il collo da dietro
Carol:"Grazie" dissi con un filo di voce mentre abbandonai la testa all'indietro. Chris spostò il suo viso dall'altra parte e mi posò un bacio sulla guancia.
Wow! Riuscivo a ripetere solo questo nella mia mente. Non sono mai uscita da questa città da quando sono nata. New York aveva il suo perché proprio come le tante città nel resto del mondo. Avrei potuto vedere la Statua della libertà, passeggiare per Central Park o magari salire sull'Empire State Building. Tutto questo sognare mi faceva vedere la vita da un'altra prospettiva. L'uomo dietro di me sembrava apposta mandato da qualcuno per far tacere le mie continue preoccupazioni e paure. Chris sarebbe stato un toccasana per qualsiasi malattia del mondo,con la sua spontaneità,il suo essere buffo,il suo modo di cogliere la vita e darle un senso con un solo gesto,ecco cos'era Chris Evans,era il mio desiderio più grande.

Il migliore amico di mio padre La tua prossima ossessione. Scoprilo ora