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Capitolo 7

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Non riuscivo a prendere sonno. Passai una buona mezz'ora a cambiare posizione per cercare di dormire comodamente. Decisi di alzarmi e iniziai a fare avanti e indietro. Perché ero nervosa? Non lo sapevo nemmeno io perché. Pensai che Chris a quest'ora stesse dormendo. Non doveva importarmi minimamente di cosa stesse facendo in quel momento. E se andassi a controllare?. La tentazione di andare giù si fece sempre più prevalere. Decisi di andare. Avrei preso un bicchiere d'acqua e nel frattempo avrei controllato la situazione,non si sarebbe accorto di niente. Aprii la porta per non fare rumore,in caso stesse dormendo. Scesi lentamente le scale e mi nascosi dietro il muro. Era sveglio. Perché era sveglio? Non sono fatti miei comunque. Chiusi gli occhi e tirai un lungo sospiro per darmi coraggio e andare a prendere quel dannato bicchiere d'acqua.
Chris:"Che ci fai qua?"
Carol:"Sono venuta a prendere un bicchiere d'acqua" dissi io sotto il suo sguardo. Mi avviai verso il frigo per prendere la bottiglia con il bicchiere pulito poggiato sul lavandino. Facevo tutto molto lentamente.
Carol:"Non riesci a dormire?" domandai io fissando avanti verso di me
Chris:"No..." disse "e tu?" domandò mentre fissava il mio bicchiere roteare nella mia mano.
Carol:"No neanche io". Lo guardai anch'io questa volta. Stavamo entrambi zitti,entrambi in cerca di qualcosa giusta da dire,ma nessuno aveva il coraggio di iniziare una conversazione. Decisi di tornarmene in camera e cercare di provare a dormire.
Chris:"Carol..."
Sentii chiamarmi appena uscita dalla cucina,così ritornai indietro e mi affacciai.
Carol:"Dimmi" dissi con sguardo interrogativo
Chris:"No niente..."
Me ne ritornai in camera mia. Che cosa mi aspettavo? Non lo sapevo nemmeno io. Il mio cuore batteva così forte che mi mancava il respiro. Soffrivo d'ansia,chi non ne soffre;la mia però,era incontrollabile,veniva ogni volta che nessuno la interpellava. Chris stava per dire qualcosa,ma perché si era fermato? Perché non mi ha chiesto di rimanere con lui?
Mi sedetti sul letto a fissare l'armadio incasinato per farmi distrarre dai miei pensieri assillanti,ma non funzionò. Ero disturbata da un'aspettativa che mi ero creata da sola,un'aspettativa inesistente che non ha portato a niente. Girai la testa verso la sveglia. 3.30 di notte, dovevo immediatamente cercare un modo per dormire. Mi alzai e andai verso la scrivania per cercare qualche libro di poesie da leggere,aprii una pagina a caso.

In parole diverse, e pur non essendosi mai scambiati un bacio o una carezza o un'occhiata di troppo, si rendevano ben conto che la loro amicizia era una storia d'amore.

Chiusi subito il libro e decisi che avrei trovato un modo per addormentarmi senza ricorrere alla lettura. Mi sdraiai sul lato sinistro e iniziai a respirare affondo per rilassarmi.
Fui svegliata da un rumore fastidioso.La sveglia. Mi lamentai a lungo con la speranza di farla smettere,ma nessuno sarebbe arrivato per farla zittire così ,con la faccia contro il cuscino, allungai la mano e la spensi. Era stata una serata strana, non successe niente ma fu comunque strana. Dovevo alzarmi,avrei fatto tardi al corso di letteratura,non volevo perdermelo. Mi alzai di fretta e andai verso il bagno. Stavo bene? Pensai mentre mi guardai allo specchio,si stavo bene. Non avendo nessuno con cui condividere le mie domande mattutine instaurai un rapporto con me stessa nel quale mi facevo domande e mi davo risposte da sola. Mi truccai come al solito e mi misi un paio di jeans. Mi affacciai per vedere se oggi il tempo sarebbe stato dalla mia parte,ma essendo presto,le nuvole e la brezza della mattina coprivano la mia aspettativa. Tornai il camera e presi un maglione blu dall'armadio. Corsi giù per le scale,stavo facendo veramente tardi.
Chris:"Buongiorno" disse lui poggiato sulla cucina con una tazza in mano mentre leggeva un giornale
Carol:"Buongiorno". Mi ero completamente dimenticata di non essere sola,oppure fingevo?
Mi infilai subito la giacca e le scarpe, ero in un ritardo tremendo e se non fossi partita subito avrei saltato il corso.
Chris:"Non fai colazione?" disse mentre si portava alla bocca la tazza di caffè.
Carol:"No sono in tremendo ritardo oggi"
Chris:"Ti accompagno io" disse lui guardando l'orologio fissato al muro. "Tanto sono di passaggio" aggiunse mentre veniva verso l'appendiabiti a prendere la sua giacca. Era vestito con il suo solito completo da avvocato. Aveva un'aria serena. E io mi incantai ad osservarlo mentre si infilava la giacca.
Carol:"Andiamo?" dissi io distogliendo lo sguardo.

Non sono mai salita sulla sua macchina. Aveva un Alfa Romeo grigia. C'era odore di cannella proveniente dall'arbre magic posto vicino allo specchietto davanti. Mi sentivo a disagio e fuori luogo,rimasi ferma con le mani nelle tasche per non pensare all'imbarazzo che mi stava salendo in quel momento. Mise in moto senza dire niente. Con la coda dell'occhio ogni tanto lo guardavo. In questi giorni l'ufficio sarebbe stato sotto i suoi ordini per iniziare i lavori di ampliamento. Mio padre,come tutte le volte,aveva lasciato il comando a lui. Sapeva farci. Sapeva farci molto bene sopratutto quando lo incaricava di qualcosa. Arrivammo alla Birmingham University. Al di fuori sembrava una struttura antica,ma all'interno c'era un mondo tutto da scoprire. Librerie colme di libri, una caffetteria che proponeva i migliori cornetti caldi,e poi, il corso di letteratura,il mio preferito.
Carol:"Grazie" mi uscì solo questo dalla bocca,ma non mi mossi.
Chris:"Vengo a prenderti io dopo" disse lui mentre si puliva gli occhiali da sole sulla camicia. Non mi guardò per niente,nemmeno quando uscii dalla macchina,non si limitò nemmeno a salutarmi. Ma che razza di modi sono?
Attraversai il giardino con passo deciso provando a spiegarmi cosa gli fosse preso in quell'asso di tempo passato insieme in auto. Se era scocciato per avermi accompagnato perché me lo aveva chiesto?
Svoltai l'angolo e prima di entrare,promisi a me stessa che mi sarei concentrata soltanto sulla lezione senza pensare a nessuno. La lezione iniziò,e si aprì con un quesito posto dal professore di letteratura,il professor Smith. "Cos'è secondo voi la felicità?" Bella domanda. Pensai. Mi vennero in mente i momenti felici trascorsi durante la mia infanzia,a giocare con le bambole. Pensai ai miei compleanni,ai mille desideri espressi guardando una stella cadente,che alla fine,non si sono mai avverati. Pensai alle risate,quelle in riva al mare,quando saltavi in acqua per non farti raggiungere dalle onde.Pensai a quella volta in cui andammo insieme a Chris a fare un pick nick al laghetto. Chris. Faceva anche lui parte della mia felicità? Abbassai gli occhi e notai che il mio foglio era imbrattato di scarabocchi blu fatti in questo momento di soprappensiero. La campanella suonò e mi precipitai immediatamente in giardino per prendere una boccata d'aria. Le lezioni erano finite,così mi avviai verso il marciapiede dove mi aveva lasciato la mattina. Aspettai un po' guardando a destra e a sinistra in cerca della sua macchina,ma lui non c'era. Faceva freddo e visto che non volevo riammalarmi di nuovo,mi avviai verso casa a piedi. Presi le AirPods e me le misi nelle orecchie riproducendo qualche canzone trovata nella playlist suggerita. Poteva anche avvisarmi invece di lasciarmi lì da sola per mezz'ora. La musica aumentava la mia rabbia contro Chris,non volevo vederlo tantomeno sentirlo in quel momento. Camminavo con passo deciso scatenando tutto il mio nervosismo. Ad un certo punto vidi una macchina avvicinarsi a me. Non mi voltai e continuai a camminare. La macchina continuò a seguirmi fin quando non si fermò più avanti. Era Chris con i suoi fantastici occhiali da duro. Mi tolsi le cuffie.
Chris:"Che fai sali o no?" disse lui poggiando una mano fuori dal finestrino. Continuai a camminare non mi interessava minimamente quello che faceva. Lui partì di nuovo fino a raggiungermi.
Chris:"Dai Carol ho avuto un problema" disse scusandosi
Carol:"Vado a piedi"
Chris:"Ma fa freddo e poi la strada è bella lunga da qui a casa tua" disse lui continuando a seguirmi. "Dai sali". Sbuffai e alla fine salii su quella maledetta auto. Mi misi la cintura e misi le mani conserte.
Chris:"Arrabbiata?" disse lui guardando me e poi la strada. No Chris va tutto bene non sono arrabbiata,mi hai lasciato solo mezz'ora al freddo. Pensai. Ma gli risposi con un semplice e schietto No.
Chris:"A me sembra di sì"
Carol:"E invece no" dissi io perdendo la pazienza.
Chris:"Va bene va bene" disse perdendo le speranze. Rimanemmo in silenzio fin quando avviò la radio. Iniziò a canticchiare le canzoni a volte azzeccando le parole,altre inventandosele.
Carol:"Ora capisco perché fai l'avvocato" dissi io guardando fissa la strada.
Chris:"Perché?"disse con sguardo interrogativo
Carol:"Perché come cantante fai pena" dissi io abbozzando un sorriso.
Chris:"Ma piantala" mi spintonò leggermente. "Vorresti dire che tu sei più intonata di me?"
Carol:"Certamente" dissi io guardandolo sicura.
Chris:"Ti ricordi quando cantasti davanti a tutti quella canzone dei gelati?" disse lui ricordando quella scena.
Carol:"No"
Chris:"Si invece che te lo ricordi. Ci facesti sedere tutti sul divano,prendesti il microfono,e cantasti quella canzone" disse ridendo a crepapelle.
Carol:" Che imbarazzo" mi portai le mani sulla faccia.
Chris:"Ho anche una foto tua da qualche parte qui in macchina" disse lui guardando tra gli scompartimenti della macchina. Aprii il suo specchietto e tirò fuori una foto.
Chris:"Eccola qua" disse lui porgendomela. Nella foto portavo un vestito giallo e avevo in mano il microfono. Mi strappò un sorriso,poi pensai,perché ha una mia foto con se? Sembrava avermi letto nel pensiero.
Chris:"Questa foto se la dimenticò un giorno tuo padre,la tengo con me da allora" disse lui quasi scusandosi.

Il migliore amico di mio padre La tua prossima ossessione. Scoprilo ora