Alla mia camera non avevo dato più la possibilità di far entrare nessuno spiraglio di sole. Volevo rimanermene a letto con la faccia dentro il cuscino. Quanto avrei voluto che tutto quello che era successo fosse solo frutto della mia immaginazione,ma non era così, dovevo accettare la realtà che prima o poi tutto quello che avevo sempre desiderato stava scomparendo dalle mie mani. La cosa che mi fece più paura erano i suoi occhi, i suoi dannati occhi con il quale a New York mi aveva detto ti amo, quegli occhi con il quale ogni volta riuscivo a dimenticare il mondo esterno e lasciarmi andare perdutamente a ciò di cui avevo più paura; ma la paura è più forte della vita, e prima o poi troverà sempre un modo per portartela via. Mia mamma entrò improvvisamente senza neanche bussare. Le sue ciabatte strusciate sul parquet mi fecero inserire la testa sotto le coperte per smascherare quel rumore fastidioso.
Elizabeth:"Ma cos'è questo buio, apriamo un po' queste finestre" disse aprendo le tende
Carol:"Mamma ti prego lasciami sola" dissi piagnucolante
Elizabeth:"Eh no sono quattro giorni che sei rintanata qui dentro" disse sedendosi sul letto cercando di togliermi le coperte dal viso. "Cosa ti succede?" chiese
Carol:"Niente.." dissi soffocando quella parola
Elizabeth:"Va bene, ho capito, non vuoi dirmelo..però almeno ti togli queste coperte dal viso?"disse con molta calma. Mia mamma non aveva nessuna colpa, avrei voluto raccontarle tutto, da quando ho scoperto di essere innamorata, della mia prima volta e magari anche del mio primo bacio; ma se avesse saputo chi fosse il diretto interessato mi avrebbe cacciato via di casa. Mi tolsi le coperte dalla faccia e la guardai silenziosamente. I suoi occhi cercavano invano i miei che erano persi nell''osservare quanto meravigliosa fosse. Senza di lei e la sua pazienza a quest'ora sarei persa in qualche mondo sperduto in cerca della giusta via.
Elizabeth:"Tesoro sai che la mamma ti vuole bene, però sei veramente terribile con quel rimmel colato sotto gli occhi"
Risi a ciò che aveva appena detto, lei era così, nonostante sapesse che stessi male, trovava sempre una scusa per strapparmi un sorriso, e ogni volta ci riusciva. Mi pulii la faccia cercando di togliermi i residui di trucco dei giorni precedenti, ma la realtà era che avevo bisogno di farmi una bella doccia. Presi il telefono che si trovava sul comodino sotto gli occhi attenti della mamma, osservai lo schermo con la scusa di vedere l'orario, ma la verità era che stavo aspettando un messaggio che non sarebbe arrivato mai.
Elizabeth:"Ritornerà" disse accarezzandomi la gamba da sopra le coperte catturando la mia attenzione. " Se ti vuole veramente troverà un modo per ritornare da te", le feci un sorriso forzato sentendo già le lacrime che cercavano tra di loro di fuoriuscire. La suoneria fastidiosa di mia madre risuonò nella stanza, facendomi riprendere contatto con la realtà. Ero molto attenta a mia madre che faceva avanti e indietro per la stanza con le mani tra i capelli, era successo qualcosa e lo si capiva da come ogni volta che si voltava dalla mia parte alzava gli occhi al cielo.
Elizabeth:"Va bene ora troviamo una soluzione.." disse attaccando al telefono. Tornò a sedersi vicino a me grattandosi la nuca.
Carol:"Che succede?"
Elizabeth:"Tuo padre si è dimenticato dei documenti importanti a casa ma non può venirli a prendere"
Carol:"Glieli posso portare io"
Elizabeth:"Lo faresti davvero?"
Carol:"Si mamma non c'è nessun problema"
Elizabeth:"Sei un tesoro lo avviso subito"
Mi diede un veloce bacio sulla fronte e poi corse fuori dalla mia camera a chiamare papà. Non so il motivo per il quale le feci questa proposta, me ne sarei rimasta volentieri altri giorni dentro questo letto che ormai aveva preso le impronte di ogni mia singola emozione, ma allo stesso tempo mi rendevo conto di aver bisogno di riprendere contatto con il mondo. Mi alzai sofferente dal letto cercando di connettere di nuovo ogni mio muscolo con il cervello. Il pavimento freddo del bagno mi provocò quel brivido piacevole che mi serviva per affrontare l'acqua calda della doccia. Ci misi più a lungo del solito per uscire dalla doccia. Il bagno sembrava essere diventato una sauna norvegese. Mi diedi una sistemata come se nulla fosse successo, solito trucco, soliti capelli in cerca di un risolleva mento non solo interiore ma anche esteriore. Jeans e felpa andavano più che bene, mio padre non avrebbe badato a cosa indossassi, e nemmeno io perché sarebbe stata una cosa di cinque minuti. Scesi le scale di corsa andando verso l'uscita.
Elizabeth:"Tesoro aspetta" disse venendo con i documenti in mano "Questi sono i documenti, tuo papà ti sta aspettando nel suo ufficio"
Carol:"Va bene mamma"
Elizabeth:"Grazie" disse sorridendo
Presi le chiavi della macchina e uscii di casa guidata solo dal corpo. La macchina aveva quello strano odore di chiuso che si sente ogni qualvolta che si entra in quelle case vecchie da anni. Guidavo come se fosse la mia prima volta, la strada mi portava alla mente quattro giorni fa, colma di senso di colpa nei confronti di una persona che letteralmente mi stava lasciando andare, la macchina bruciava l'asfalto come se volesse lasciare indietro tutto ciò che le stava provocando dolore.
L'ufficio di papà era pieno di persone che scrivevano a computer, che parlavano e ridevano alle macchinette davanti ad un buon caffè. Mi diressi timidamente in ascensore sotto lo sguardo disgustato delle tre donne poste vicino alla porta che mi guardavano come se non avessero mai visto una ragazza in jeans e felpa. Le porte dell'ascensore si chiusero dopo un po' lasciando quelle tre civette al piano terra. Il piano dove c'era il suo ufficio non era molto affollato, anzi, all'entrata di esso riecheggiava solamente il rumore del telefono di Katy, che come al solito era impegnata a prendere tutte le prenotazioni per mio papà e per il resto del suo team. Mi avviai verso la sua scrivania silenziosamente aspettando che riattaccasse la chiamata.
Katy:"Tutte queste chiamate mi stressano" disse scrivendo l'ultimo appuntamento sull'agenda. Improvvisamente si accorse di me e alzò gli occhi.
"Oh ciao Carol, posso esserti utile in qualcosa?"
Carol:"Ciao Katy..ehm si.. dovrei dare questi documenti a mio papà"
Katy:"Oh finalmente, tu sei la nostra salvezza,tuo padre sta dando di matto da questa mattina." disse alzandosi improvvisamente dalla sedia girevole "Corro subito a chiamarlo, non muoverti da qua" disse lasciandomi sola nel corridoio. Mi guardai intorno dondolandomi sui talloni in attesa del loro arrivo, quando in lontananza notai su una scrivania un libro che conoscevo molto bene. Controllai in giro che ci fossero persone, e nell'attesa, mi indirizzai verso la stanza infondo al corridoio. La porta era aperta e così ne approfittai per entrarci dentro. Sulla scrivania sistemata c'era sopra il mio libro preferito,Oscar Wilde. Lo presi in mano facendo attenzione a non rovinare la copertina, ispezionai prima l'esterno del libro costatando che era gia stato divorato più volte. Lo aprii delicatamente facendo attenzione a tutte le annotazioni che c'erano vicino ad ogni singola poesia, la cura con cui erano state sottolineate alcune parole, altre invece avevano una strano asterisco che riportava infondo alla pagina altre annotazioni del soggetto. Il mio occhio cadde proprio su una citazione che ormai sapevo a memoria,ma che ogni volta, non mi stancavo mai di leggere.
Carol:"La maggior parte delle persone sono altre persone..."
James:"I loro pensieri sono opinioni di qualcun altro, la loro vita un'imitazione, le loro passioni una citazione."
Il libro cadde per terra sorpresa da una voce maschile che mi fece spaventare.
James:"Scusami non volevo spaventarti" disse. Mi chinai per riprendere il libro che era appena caduto, per poi ritrovarmi James in piedi di fronte a me.
Carol:"Questo è il tuo studio?" chiesi
James:"Eh si"
Carol:"Scusa non volevo farmi gli affari tuoi"
James:"Non ti preoccupare non è successo niente" disse sorridendo mettendo una mano nella tasca del suo pantalone elegante.
Carol:"Sono stata attratta dal tuo libro sulla scrivania"
James:"Ah si, lo porto sempre con me"
Carol:"Ti piace Oscar Wilde?"
James:"Io vivo per questo autore, le sue idee e le sue frasi sono qualcosa di assolutamente assurdo" disse gesticolando con le mani.
Carol:"Non posso che essere d'accordo" dissi sorridendogli
James:"Cosa ci fai qui?"
Carol:"Sono venuta a portare dei documenti"
James:"Sai che in questo momento hai salvato il culo a tutti?" disse sgranando gli occhi. Rimasi incredula da ciò che aveva appena detto, non dalla parola in se, ma dal modo in cui dietro una persona così elegante si nascondesse qualcuno di veramente interessante.
James:"Perdona il mio francesismo ma questa mattina tuo padre ha catapultato l'intero edificio per trovare questi documenti"
Carol:"A volte Ryan può essere un po' irrequieto preso dall'ansia"
James:"Molto irrequieto direi" disse scatenando ad entrambi una forte risata. Fummo interrotti da qualcuno che bussò vicino alla porta aperta.
Chris:"James hanno portato i documenti.."
Nel sentire quella voce mi girai di scatto verso la porta. Chris era affacciato ad osservare me e James ridere di una battuta stupida. Rivederlo mi provocò di nuovo quel senso di vuoto che per un secondo avevo dimenticato di avere. Diventai bianca e impotente di replicare a qualsiasi cosa avrebbero detto in quel momento. Ero ferma nel bel mezzo della stanza con dei stupidi documenti in mano.
James:"Si lo so, Carol me li stava per dare" disse voltandosi dalla mia parte. Il magone allo stomaco si fece sempre più intenso interrompendo la conversazione. Gettai i documenti sul petto di James e corsi via da quella stanza, accorgendomi poco dopo dell'arrivo di mio padre.
"Carol aspetta" disse una voce in lontananza; niente e nessuno in quel momento poteva fermarmi. Feci le scale tutte di corsa, le lacrime agli occhi mi offuscavano la vista impedendomi di cercare un appiglio a cui aggrapparmi. In quel momento la mia ansia mi stava inghiottendo in quel piccolo spazio che era diventato come un buco nero colmo di tutte le ombre che si stavano impossessando della mia mente. Uscii fuori dall'ufficio con il cuore che mi martellava in petto, avrei voluto gettarlo via in quel momento, il più lontano possibile pregando di non rivederlo più. Per l'ennesima volta aveva preso un altro colpo troppo duro da sopportare, e sapeva anche lui che questa volta, aveva perso la battaglia più bella mai combattuta.
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Il migliore amico di mio padre
Fanfiction[COMPLETA] "Nella vita non sai mai cosa aspettarti, sopratutto quando si tratta dell'amore e io non mi aspettavo minimamente di innamorarmi di una persona come te!" Carol è una ragazza riservata, che crede all'amore letto nelle poesie; ma non sa c...
