"Aggiorna di nuovo la pagina" disse mia madre da dietro di me. Eravamo rintanati tutti in camera mia davanti alla pagina della mia università ad aspettare l'esito del mio saggio. Mia mamma era la più agitata di tutti, mentre mio padre continuava a premere la rotellina aspettando di trovarsi davanti gli occhi il mio nome scritto a caratteri cubitali. Aspettavo anch'io con ansia la risposta, non ero speranzosa come tutti gli altri, ma il pensiero di essere stata scelta dalla New York University, mi faceva ancora sperare in qualcosa. Mia madre non la smetteva di giocare con la collana che a contatto con l'anello, mi creava ancora più fastidio. Mi alzai dalla sedia, e al mio posto ci si mise mio padre che sembrava aspettare solo quel foglio per alzare il calice di champagne. Li osservai da lontano, così impacciati nel fare le cose ma così teneramente romantici, che potevo scrivere di loro nel mio compito.
Ryan:"Eccolo, è arrivato!" disse mio padre stritolando il braccio di mia madre che si sporse verso lo schermo per guardare meglio da vicino. Corsi verso di loro e mi accovacciai vicino a mio padre. Per aprire l'email ci volle un po', il mio computer era uno dei più lenti che ci fosse in questa casa, ma non volevo cambiarlo perché avevo scaricato tutti i miei manoscritti storici preferiti. Schiacciò ripetutamente il mouse, fin quando la pagina non si aprì.
Da: New York University
Inviato: martedì 7 aprile ore 10:30
A: Carol Jones
Oggetto: Saggio: Cos'è la felicità?
Gentile sig.ina Jones,
siamo molto lieti di informarla che è stata scelta dalla nostra università per terminare i suoi studi. Saremo molto felici di averla nella nostra facoltà e speriamo che possa essere contenta come lo siamo noi. Dovrà inviare una mail di conferma una volta presa la sua decisione. Pensiamo che abbia un vero talento,e saremmo molto felici se una persona come lei potesse far parte del nostro team. Le auguro una buona giornata e aspetto sue notizie.
Cordiali saluti
Lessi la mail tutta d'un fiato senza badare se ci fossero virgole o punti di troppo. Mi avevano scelta pensai. Avevano scelto il mio saggio su mille studenti. Con le mani in volto, ancora incredula per la notizia, i miei genitori mi vennero ad abbracciare. Tutte quelle serate passate sui libri, e le mille giornate immersa a trovare le parole giuste a giustificare i miei stati d'animo, erano state tutte ripagate con una semplice mail che proveniva dall'altra parte del mondo. Ero così tanto felice, che mi abbandonai tra le braccia dei miei genitori. Erano rimasti sempre a fianco a me nonostante non ne combinassi una giusta, e tutto questo, era dedicato a loro.
Ryan:"Bisogna festeggiare qui" disse lui una volta essersi distaccati dall'abbraccio. Mia mamma guardò per l'ennesima volta il computer, per accertarsi che non fosse uno scherzo, e io per non farla impazzire,lo chiusi. "Daremo una grande festa" aggiunse lui per attirare attenzione su di sé.
Carol:"Papà non so se è il caso..."
Ryan:" E invece sì, tutta la città dovrà sapere che mia figlia andrà a New York"
Carol:"Non è ancora deciso nulla"
Ryan:" Questa è una vera e propria occasione,devi coglierla al volo"
Mi guardava con fermezza dritta negli occhi tanto che fui quasi compiaciuta nel vederlo, per la prima volta, contento di farmi partire. Non mi lasciai trasportare dal pensiero di mio padre, per quanto bella potesse essere la notizia, il pensiero di lasciare tutto in questa città, mi angosciava. Lo vidi prendere di corsa il suo cellulare per iniziare il giro di telefonate per annunciare la grande festa che si sarebbe tenuta nei giorni a seguire. Mia mamma lo seguì verso il salotto lasciandomi da sola a prendere una decisione. Quanto può essere difficile prendere una decisione che non possa ferire nessuno? Non ne sono mai stata capace, soprattutto alla soglia dei miei vent'anni, sembrava essere così tutto sfocato, che decidere per me stessa rimaneva ancora il problema più grande da gestire. Ho sperato così tanto a lungo che scegliessero me che una volta avuta l'occasione,mi accorsi che avrei dovuto ricominciare una nuova vita lontano da tutti, lontano da Chris. Per quanto io,da eterna Peter Pan, volessi rimanere ancorata in questa casa, era arrivato il momento di prendere le redini e spiegare le vele. Anche se lui era l'amore della mia vita, o così credevo, speravo ancora che qualcosa mi facesse cambiare idea; ma come ogni volta, quei soliti film romantici che hanno sempre quegli strani finali, mi lasciarono l'ennesimo amaro in bocca.
Tre giorni dopo
Pensavo che papà avesse organizzato una piccola festicciola, come quelle che davano durante i primi anni di vita,ma così non fu. Invitò tutta la città, persino il sindaco. Non avevo mai visto tutto questo via vai di persone dentro casa mia. Era così tanto colma, che non potei nemmeno uscire in giardino per prendere una boccata d'aria. Alcuni volti parvero a me sconosciuti,tanto da chiedermi cosa avessero da festeggiare con quei bicchieri colmi di vino, se nemmeno li avevo mai visti. Sgomitai verso la porta d'ingresso, in cerca di qualche viso conosciuto che mi tenesse compagnia, fin quando in lontananza non vidi James con un bicchiere in mano,rivolto di spalle. Mi feci spazio tra la gente e iniziai ad urlare il suo nome per farmi sentire. La gente mi sorrideva come se avessi vinto un montepremi alla lotteria, e io ricambiai sgomitando per arrivare più in fretta possibile alla mia meta.
Carol:"James!" dissi senza fiato "Finalmente qualcuno di familiare" mi aggrappai alla sua spalla dopo aver percorso il grande salotto che sembrava non finire mai
James:"Le mie congratulazioni" esclamò lui con un grande sorriso prima ancora di portarsi alla bocca il bicchiere di vino "Alla fine hai seguito ciò che ti avevo raccomandato"
Carol:"Non riesco a sentirti con tutta questa confusione" gli dissi tappandomi un orecchio
James:"Vado a prendere da bere"mi urlò prima di sparire tra la folla. Ero rimasta sola in mezzo ad un mucchio di persone che parlavano di quanto fosse grande questa casa. Erano tutti così contenti che mi parve di rivevere il mio diciottesimo compleanno. D'un tratto furono tutti interrotti da mio padre che si mise in piedi sul tavolino di legno che avevamo in salotto. Mia mamma si coprì gli occhi al solo pensiero che potesse cadere da lì sopra.
Ryan:"Un po' di attenzione per favore" Si voltarono tutti verso la sua parte e la stanza riacquistò il solito silenzio che c'era non c'era nessuno.
Ryan:"Siamo molto contenti per nostra figlia che finalmente potrà realizzare il suo sogno. Io e tua madre siamo molto fieri di te, per il tuo impegno e per la donna che sei diventata; questo brindisi va a te" disse alzando il bicchiere che aveva in mano, rivolgendosi verso di me, "A Carol" esclamò, e tutta la folla bevve come se non ci fosse un domani. Il mio sguardo era preso ad osservare un uomo con una giacca nera, quella tipica giacca nera che ero in grado di riconoscere tra mille. Sorrideva anche lui, mentre io riflettevo che lasciare Birmingham non mi avrebbe portato nulla di buono. Dopo le mille pacche che avevo avuto sulla spalla, decisi di rifugiarmi nel mio nascondiglio, la mia camera, dove nessuno mi avrebbe più trovato fino a fine serata.
Mi appoggiai alla porta fredda, e chiusi gli occhi ricordando con un po' di malinconia allo stomaco quanto avessi vissuto durante quest'anno, avevo conosciuto la parte più fragile e forte di me, lasciandomi andare alle emozioni che continuavo a rinchiudere nel mio labirinto. Avevo trovato il coraggio di vivere,di vivermi la vita. Andai vicino la finestra aperta della mia stanza, e vidi mio padre cercarmi per tutta la casa. Mi venne da ridere,perché per quanto fossi cresciuta, non sapesse ancora che il mio nascondiglio preferito si trovava proprio sotto la sua testa. Richiusi la finestra e andai verso la porta.
"Mi hai preceduto" disse lui ancora con il pugno alzato. Per quale motivo stava per bussare alla mia porta?
Carol:"Avevi bisogno di qualcosa?"
Chris:"Ero venuto a congratularmi con te e a dirti che tuo padre ti sta cercando per tutta la casa" disse divertito
Carol:"Lo so, l'ho appena visto andare sul viale" aggiunsi con un mezzo sorriso divertito
Chris:"Hai tolto tutti i libri che avevi sullo scaffale" disse oltrepassandomi, per andare verso la scrivania
Carol:"Si, sono tutti in quello scatolone"
Chris:"Giusto. New York." sospirò pensieroso. Girò con le mani in tasca,controllando con la coda dell'occhio tutte le scatole presenti nella piccola stanza; "È iniziato tutto qui, ricordi?" disse fermandosi davanti a me. La prima volta fu proprio qui,e non mi sarei mai immaginata di potergli dire addio nello stesso punto dove ci siamo dati per la prima volta, la buonanotte.
Chris:"Ormai più niente può trattenerti in questa città" Feci finta di non sentirlo e continuai a sistemare i tanti libri che avevo in camera. Ne avevo di tutte le dimensioni, alcuni rovinati altri ancora avvolti nella pellicola di plastica.
"Rimani" disse d'improvviso "Te ne prego"
Venne verso di me come un bambino che supplicava la propria madre per fargli comprare il giocattolo che desiderava tanto. Gli accarezzai la guancia e lui chiuse gli occhi, abbandonandosi al mio tocco.
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Il migliore amico di mio padre
Fanfiction[COMPLETA] "Nella vita non sai mai cosa aspettarti, sopratutto quando si tratta dell'amore e io non mi aspettavo minimamente di innamorarmi di una persona come te!" Carol è una ragazza riservata, che crede all'amore letto nelle poesie; ma non sa c...
