Capitolo 42

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Fissai a lungo la porta della mia classe, indecisa se aprire o restare fuori ad ascoltare tutto ciò che avevo perso in tutti questi mesi. Tornare all'università non era stata una buona idea, ma se volevo laurearmi dovevo per forza cercare un punto di incontro tra me e la letteratura. Da fuori si sentivano già i piccoli schiamazzi dei miei compagni che si apprestano a prendere posto attenti a non farsi cogliere impreparati una volta iniziata la lezione. Negli ultimi mesi l'unica cosa che mi faceva andare avanti, era la mia passione per la letteratura. Con tutto questo via vai nella mia vita, avevo messo da parte ciò che prima divoravo in un secondo, i libri. Feci un grande respiro prima di entrare in contatto con la maniglia fredda della grande porta, e ancora indecisa se scappare oppure no, aprii la porta e la richiusi poco dopo essere entrata. Tutti gli occhi erano puntati su di me, come se fosse entrato qualche strano essere di qualche pianeta sconosciuto. In lontananza si vedevano i primi compagni bisbigliare qualcosa nell'orecchio dei loro vicini, altri invece erano rimasti a fissarmi con aria alquanto disgustata. Erano mesi che non mettevo piede in quell'aula, e tutto questo , per  quanto imbarazzante potesse essere, mi era mancato. Il signor Smith non aveva lo sguardo come tutti  gli altri, mi guardava con un'espressione molto contenta in volto tanto che mi fece cenno di sedermi nel primo posto libero che avrei trovato.
Mr Smith:"Prego si accomodi pure" disse a voce così tanto bassa che lo sentii solamente io. Come al solito, aveva già pronto il suo pennarello nero tra le mani. Aveva questa strana abitudine, tutte le volte prima di iniziare la lezione, di fare lunghe camminate per la classe come per trovare il filo del discorso.
Mr Smith:" Ragazzi ho delle grandi novità per tutti voi!" disse con un tono molto coinvolgente tanto da scuotermi dalla mia disattenzione. Ero presa, come al solito, a sistemare sul banco  le mie cose in modo ordinato così da prendere molto più facilmente gli appunti della mia prima lezione. In lontananza si udì qualcuno che lo incalzò a parlare, e per quanto tutto ciò stava diventando cosi misterioso, iniziò a parlare.
MR Smith:"Ho l'onore di annunciarvi che il compito che vi ho assegnato è stato scelto anche da una delle più prestigiose università di New York. Tutti i vostri compiti infatti saranno inviati a loro che valuteranno il vostro grado di preparazione. Verrà scelta una sola persona tra di voi che avrà l'opportunità di completare i propri studi nella loro sede"
Nell'aula si alzò una grande vociferare, per la bella notizia che ci aveva dato poco fa il professore. Vedevo le facce incredule dei miei compagni, mischiata agli occhi sognanti delle mie vicine di banco. Tutto questo era eccitante anche per me, per quanto bella potesse essere quella città, non mi stancavo mai di immaginarla come l'avevo vista. Non avevo neppure iniziato a scrivere il mio saggio, e probabilmente il candidato era già stato scelto dalla commissione. Non avevo speranze di vincere, tanto meno provare a fare la candidatura per una cosa che non sarebbe mai potuta accadere.
Mr Smith:" Mancano ancora tre giorni alla scadenza.. io vi consiglierei di affrettarvi a farlo" disse rivolto verso di me. Il signor Smith sembrava proprio avermi letto nel pensiero. Credeva molto in me e nelle mie potenzialità, tanto che fu proprio lui ad insistere nel farmi continuare questa facoltà. Hai talento, mi ripeteva ogni volta che presentavo gli esami di letteratura. Tutta quella sua foga mi aveva fatto sognare in grande, i miei progetti si erano costruiti attraverso le sue parole che diventavano giorno dopo giorno una fonte impenetrabile per me. Annuii con la testa, prima di guardarlo sedersi alla grande cattedra. Questa era la mia ultima chance. Mi ripetei tra me e me. Volevo riprendere la mia vita in mano, a scrivere, a leggere e a sognare ad occhi aperti il mio grande futuro incerto. Così lo chiamavamo io e mia madre. è sempre stato qualcosa più grande di noi, sconosciuto a tutti, che emanava così tanta curiosità, che alla fine, rimaneva incerto a tutti. Aprii il solito libro che usava per tutte le lezioni. Con il passare degli anni la copertina si era un po 'sbiadita, a mala pena si leggeva il titolo, ma ogni volta che lo apriva, in classe non si sentiva volare più una mosca. Rimanevamo   incantati dalle sue parole che sembravano essere leggiadre una volta pronunciate da lui. Diceva che le cose vecchie erano quelle più preziose e che andavano trattate con cura, e lui ne era molto capace.
Passai l'intera giornata a pensare alle parole del signor Smith. New York per quante cose mi aveva fatto vivere, era anche una grande opportunità per poter lavorare come editrice in qualche editoria famosa. Picchiettai nervosamente il dito sul volante prima di decidermi ad entrare dentro casa. L'aria pomeridiana era diventata più pesante del solito, per via del sole estivo che stava arrivando. Il cinguettio degli uccellini lasciava uno scenario più che fiabesco tra gli alberi verdi che piano piano stavano tornando al loro colore. Nel vialetto di casa c'era solo la mia Matiz tutta sporca, aveva bisogno di essere lavata anche lei, ma non aveva molta voglia di portarla all'autolavaggio così la lasciai marcire nel vialetto aspettando che mio padre prendesse l'iniziativa. La porta di casa non era chiusa a chiave e probabilmente il mio ritorno era già stato preceduto da mia madre. Non appena misi piedi dentro casa fui pervasa da un forte odore di spezie che proveniva dalla cucina. Controllai il telefono per vedere che ore si fossero fatte. Erano le 2:30 di pomeriggio e per quanto volessi reprimere quel forte odore che si insediava sotto il mio naso, il mio stomaco iniziò a brontolare. Posai le scarpe all'entrata per paura di creare sporco sul pavimento pulito ore prima. Posai la borsa sul divano per poi andare verso la cucina dove mia madre canticchiava in modo molto allegro una strana sinfonia mai sentita prima.
Carol:" Ciao mamma come mai così allegra?" le chiesi mettendomi seduta proprio dove stava cucinando
Elizabeth:"Ciao tesoro" sorrise "Guarda cosa sto preparando?" disse togliendo il coperchio da una grossa pentola. Mi sporsi dalla sua parte per vedere cosa ci fosse, e il vapore mi andò tutto in faccia. Annusai con beatitudine ciò che bolliva in pentola, la sua specialità era il Korma, un piatto tipico della mia città che aveva origine indiane.
Carol:"Come mai lo stai preparando?" chiesi
Elizabeth:" Avevo voglia di qualcosa di diverso oggi" disse " Anche se già so che tuo padre e tuo fratello non saranno molto contenti"    Fece una faccia buffa prima di tornare a girare la zuppa e io ne approfittai per parlargli di New York.
Carol:" Oggi il signor Smith ci ha dato una notizia straordinaria..." le dissi entusiasta, lei mi incalzò a proseguire e io decisi di scendere dal bancone per parlargli a tu per tu   "Ci ha dato un compito che verrà selezionato dall'università di New York. E il prescelto avrà l'opportunità di studiare li" dissi tutta d'un fiato. L'espressione attenta di mia madre si trasformò in un sorriso colmo di gioia. Si pulì le mani con lo straccio e poi venne verso di me interessata alla faccenda
Elizabeth:"Ma è una notizia fantastica!" esclamò "Tu hai già inviato il tuo?" chiese
Carol:"Non ancora, non pensò che lo farò. Nel mio corso ci sono persone molto più in gamba per quest'esperienza"
Elizabeth:"Carol...perchè per una buona volta non la smetti di dire queste cose e inizi a credere un po più in te stessa?"
Aveva ragione, dopo averla assillata tutti questi anni sul farmi iscrivere a questa facoltà, questo era il minimo che potevo offrirgli. Feci domanda alla London Academy, la mia prima opzione, ma mi scartarono tanto che per tutta quell'estate avevo persino deciso di non iscrivermi a nessuna facoltà, ma poi divorando libro dopo libro, era come se mi fosse tornata l'ispirazione per imboccare una nuova strada, e così, le mie radici, rimasero qui.
Elizabeth:" Ora corri a scrivere quel saggio oppure niente Korma" disse con tono scherzoso ma severo
Carol:"Ma mamma, sto morendo di fame!" mi lamentai toccando lo stomaco brontolante
Elizabeth:"Il tempo scorre su su" disse agitando quello strano mestolo di legno che usava per la zuppa.

Fissai la pagina di Word colma di piccole lettere impilate una vicino all'altra. Staccai gli occhi da quello schermo che mi aveva costretto a rimanere incollata per ben due ore consecutive. Sorrisi nel guardare il lavoro completato. Era quello che più amavo in tutta la mia vita. Scrivere;liberare i pensieri e trasformarli in parole che avrebbero dato un senso a tutto ciò che mi ronzava per la testa. Prima di inviare il testo al signor Smith lo ricontrollai più volte, correggendo ed eliminando tutto ciò che ritenevo meno opportuno. Avevo le mani che mi tremavano per l'agitazione, la scritta "invio" vicino il tasto "elimina", era alquanto terrificante. Rilessi di nuovo il titolo, e poi lo inviai.

Il migliore amico di mio padre La tua prossima ossessione. Scoprilo ora