«Dado, Dado, Dado!» grida Felice, continuando a correre per tutto il salotto. Non si fa prendere manco per sbaglio. È una scheggia impazzita, minuscola, che riesce a infilarsi in ogni pertugio per non farsi acchiappare. Dario ha ben deciso di appiopparmi il suo pargoletto e di fuggire via per una roba al lavoro.
Lo scricciolo in questione si volta verso di me per farmi una linguaccia, ma non si accorge dello spigolo del tavolo, quindi il panico mi fa scattare in avanti, acciuffandolo per la maglietta prima che lasci il cranio contro il legno massello.
«L'avevo visto» brontola, con le guance tutte rosse dallo sforzo. Sì, certo, come no. Quattro mesi che mando la mia dignità all'Inferno per accontentare in tutte le maniere questo nano da giardino vivente. Però si fida abbastanza di me da raccontarmi dei suoi amichetti dell'asilo e da prestarmi la sua sciarpa del Milan per la partita della domenica pomeriggio, in cui puntualmente mi addormento per la pennichella pomeridiana. Calcio, un'ora e mezza di uomini strapagati che rincorrono un pallone. Una noia mortale.
Sta andando tutto abbastanza bene e sono contento che Felice sia disposto a dividere il suo papà con me. Credo che mi veda più come un compagno di giochi, che come autorità, cosa che devo bene capire anch'io. Ho dell'autorità su di lui? Di che tipo? Non sono suo padre e non ho alcun diritto di riprenderlo o sgridarlo, ma non posso nemmeno fargli fare tutto ciò che vuole, facendo finta di non vedere.
Fortuna che le volte in cui rimaniamo soli io e lui sono una minima parte del tempo che passiamo insieme. Solitamente c'è sempre Da a fare il cane da guardia e ne sono tremendamente grato. Feli ha questa tendenza a ignorare le regole e a fare esattamente ciò che vuole, esattamente come suo padre. E, se per Da ignorare le regole significava cercare di avere più relazioni con uomini possibili per deludere il suo, di padre, per Felice vuol dire attentare alla propria incolumità per il bene del divertimento. Mentre cucino, è uno spasso rubare il coltello che sto usando per agitarlo in aria a una velocità incredibile. Al parco arrampichiamoci pure sull'albero più alto di tutti per essere ben sicuri di romperci la spina dorsale in caso cadessimo. Più ci avviciniamo alle strisce pedonali, più acceleriamo in bicicletta, facendoci rincorrere da un Adam già provato dal corso di arrampicata al parco. Proviamo a infilare le mani in tutte le pentole ustionanti mentre Dado prepara la cena, tanto le manine di bambino sono identiche alle fettine di pollo. Ho dovuto imparare ad avere gli occhi anche sulla nuca, altrimenti saremmo in ospedale un giorno sì e l'altro pure.
L'unico momento in cui si quieta dal suo delirio giornaliero è la sera, sul divano, col suo beverone di latte e miele, a farsi leggere il suo libro di favole di Esopo, finché non crolla fino alle sette e mezza del mattino successivo.
«Dai, piccolo, bevi un po', sei tutto rosso, hai corso per mezz'ora» lo esorto, prendendo dall'antina bianca un bicchiere e versandogli dell'acqua.
«Tu a che ora puoi bere?» mi chiede, prima di afferrare il bicchiere e scolarne tutto il contenuto. Butto un occhio all'orologio. Almeno tra un'ora.
«Tra un bel po'». Ecco, sprecare la mia poca idratazione a rincorrere un Dario in miniatura non è stata una grande idea. Però mi ha guardato con uno sguardo da cagnolino che non sono riuscito a dirgli di no. Forse un po' inizia a piacermi questo bimbo. Il che mi spaventa, a essere sinceri. Non voglio "rubare" il figlio a Da, non vorrei che si creassero delle mezze tensioni per lui. Anche se credo che Da sia solo felice di avere qualcuno a cui puntualmente sbolognare l'infante.
«Dado» mi chiama. «Tu e papà...» inizia, rigirandosi il bicchiere tra le manine, poi si siede sulla sedia e mi guarda dritto negli occhi. «...siete fidanzati?». Eccolo, l'infarto del miocardio. Ma che sta farneticando? Come... cosa?
«Che dici?» mormoro, iniziando a elencare tutti i possibili sviluppi. Lui triste. Lui traumatizzato. Lui arrabbiato. Lui geloso. Lui geloso a tal punto da mettere una buccia di banana in cima alle scale, in modo da farmi scivolare e uccidermi, per poi guardare vittorioso il cadavere dell'uomo che ha cercato di portargli via suo padre. Può considerarsi una specie di complesso di Edipo? Devo ritrovare i libri di Freud. E cercare di leggerli con un'inclinazione a un velato omoerotismo e un moderno rapporto padre-figlio.
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I'm Alright
Romansa[Seguito di Corda Del Sol] Adam è combattuto. Dopo la perdita di Daniele, vorrebbe rimanere nella sua comfort zone e lasciarsi scorrere la vita addosso, per essere sicuro di non soffrire più. Allo stesso tempo, la solitudine inizia a stargli stretta...
