«Quindi non ti sposi più?» mi domanda ancora Teresa.
«Già» mormoro, salvando il progetto di Illustrator. Stamattina si sono svegliati tutti quanti nel chiedermi "ma quand'è che ti sposi?", dopo un anno che mi sono lasciato con Angi. Sono rimasto molto sul vago, tanti mi hanno dato del "vecchio volpone" perché avranno pensato a chissà quale avventura sessuale mi abbia portato a bidonare la mia promessa sposa.
«Quindi ora sei single?» chiede, di nuovo, Giorgia. Ma fatevi i fattacci vostri, porca miseria.
«Venerdì sera, potremmo prendere una birra e...» ammicca Andrea, alludendo a qualche sessione di rimorchio. Dio, no. Con Andrea? Assolutamente no.
«Non... non sono la persona più indicata per una birra» rispondo. Allora. Non so bene cosa risponderei se mi chiedessero "vai d'accordo coi tuoi colleghi?". Direi, ci convivo passivamente. Le uniche con cui mi trovo a mio agio a parlare sono Andrea e Giorgia, grafici come me, abbiamo almeno un argomento di conversazione. Poi, passiamo il novanta per cento del tempo qui dentro a mezzo metro l'uno dall'altro, la chiacchierate per ammazzare la noia non mancano. Degli altri so il nome, mi basta e avanza.
«Bhe, a volte le vecchie abitudini tornano: passerai di nuovo San Valentino da solo!» esclama Michela, irrompendo nella conversazione. Non proprio. Vabbè, dai. Il fatto che siano tutti dei mezzi tonti porta solo acqua al mio mulino. Non ho intenzione di fare coming out qui dentro. Né ora, né mai. Forse quando –e se– mi sposerò.
Poi, il campanello, la serratura che scatta, mi volto verso l'ingresso, dove Emilia se ne sta alla sua scrivania con un gran sorriso. Una scarpa elegante, pantaloni blu, un orologio che conosco bene, il giubbotto grigio, la borsa di pelle ed ecco qui Dario. Ed ecco qui... Dario!?
«Hey!» cinguetta, alzando una mano a mo' di saluto. Ok, ok, ok. Comportiamoci in modo naturale. Molto naturale. Accenno a un sorriso, faccio un cenno col braccio e mi alzo dalla sedia, quasi di scatto, recuperando nervosamente la mia giacca.
«Hey» esalo. Perché deve sempre non rispettare i piani che ci prefissiamo? "Ci vediamo davanti al ristorante". Sì, certo, come no. Eccolo qui, in tutto il suo sex appeal da indaffarato uomo d'affari, nella caverna in cui sono capitato a lavorare. Bello come il Sole. E frocio da morire.
«Salve, Giorgia» si presenta lei, comparendomi di fianco e tendendogli la mano. Perfetto, distanza di sicurezza, evita di mangiarti il mio fidanzato con gli occhi, giù le mani, grazie.
«Salve, tanto piacere, Dario, sono il...» inizia, indicandomi con un dito. Emergenza!
«Amico! Un amico, è un amico...» mi affretto a dire e mi affretto anche a sentirmi una merda. Specie quando Da si volta verso di me, rigido come un ciocco di legno, con gli occhi sbarrati.
«Sì, sono un amico di Adam.» conferma, sarcastico, incenerendomi con lo sguardo. «Abbiamo prenotato il pranzo, dovremmo andare, no, amico mio?» mi chiede, affilato. Annuisco, infilandomi la giacca con la testa bassa. Salutiamo alla veloce tutti quanti e appena usciamo sul pianerottolo, tiro un sospiro di sollievo. Scendiamo le scale in religioso silenzio, lui non mi guarda nemmeno, le mani cacciate nelle tasche, io potrei pure mettermi a strisciare, tanto sono già un verme.
«Perché...?» mormoro, per chiedergli perché sia venuto, qui, in ufficio. Una cosa che non aveva mai fatto. In un sacco di anni che lavoro qui dentro.
«Amico!?» sbotta, interrompendomi. «Stiamo insieme! Da un anno! Da più di un anno! Stiamo insieme e mi presenti come un amico!?»
«Mi dispiace...»
«Non me ne frega un cazzo che ti dispiaccia! Non me ne frega proprio un cazzo! Se ti dispiace, mi dovevi lasciar finire la frase!»
«Io...»
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I'm Alright
Romance[Seguito di Corda Del Sol] Adam è combattuto. Dopo la perdita di Daniele, vorrebbe rimanere nella sua comfort zone e lasciarsi scorrere la vita addosso, per essere sicuro di non soffrire più. Allo stesso tempo, la solitudine inizia a stargli stretta...
