Episodio I - Kynima

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INIZIO ATTO I

"Attenzione! Tempesta di intensità quattro rilevata!" Queste parole pronunciate dalla voce sintetica del computer fecero sobbalzare il giovane Aygidiano, che si raddrizzò sulla sedia piantando gli occhi sullo schermo.

"Tempo stimato di arrivo: ventuno minuti" infierì la voce, con l'artificiale distacco che ci si aspetterebbe da un computer.

"Ventuno minuti" disse fra sé il ragazzo. "D'accordo. Posso farmeli bastare."

Iniziò quindi ad armeggiare rapidamente con i tasti: una tempesta di intensità quattro non era una cosa con cui si poteva scherzare. Se voleva riuscire a salvare la sonda terrestre G011, doveva agire in fretta. Non era tanto la pioggia il problema, dato che il dispositivo aveva degli appositi rivestimenti protettivi, quanto le fortissime raffiche di vento intensità quattro che quasi sicuramente avrebbero fatto ribaltare la sonda terrestre, rendendola inservibile. Tali tempeste, dal carattere così improvviso e repentino, non erano rare in quella regione del pianeta. Lo avevano imparato a loro spese, due rivoluzioni prima, quando un'altra tempesta di intensità quattro aveva portato alla perdita della sonda terrestre G05. Da quel momento si erano attrezzati: le successive sonde orbitali che avevano inviato erano state dotate di un avanzato sistema di radar e sensori per l'analisi meteorologica. 

Grazie anche al complesso algoritmo informatico ad esso associato, il nuovo sistema riusciva a prevedere tali tempeste con un margine di una ventina di minuti. Questo però richiedeva che ci fosse sempre qualcuno che tenesse d'occhio i computer.

Per prima cosa il giovane richiamò a schermo la mappa satellitare ad altissima definizione dell'area in cui si trovava il dispositivo in pericolo. Con espressione concentrata, iniziò a scorrerla alla ricerca di un modo per metterlo al riparo. Lo trovò dopo un paio di minuti di febbrile ricerca: una piccola cavità nel terreno di circa quaranta centimetri, abbastanza larga da costituire un riparo sufficiente, ma non così profonda da rendere difficoltosa l'uscita. Poi arrivava la parte più difficile. Servendosi solo delle immagini orbitali e dei sensori della sonda, avrebbe dovuto portare il dispositivo al sicuro. Tutto questo era complicato dalla latenza con cui sarebbero arrivati i comandi, diretta conseguenza della distanza fra i due pianeti.

Il giovane si mise quindi all'opera, e dopo i vari calcoli e le valutazioni del caso, tracciò alla fine il percorso migliore per portare la sonda al sicuro. Dopo un ultimo rapido controllo, premette il comando per inviare le istruzioni a G011. C'era un'infinità di cose che potevano andare storte in quella fase: i dati con le istruzioni per la sonda potevano corrompersi durante l'invio, i calcoli stessi potevano essere errati. Se tutto fosse andato bene, la sonda avrebbe impiegato circa sei minuti per raggiungere il luogo indicato, giusto in tempo per mettersi al riparo dalla tempesta. Il suo avanzato sistema di sensori di prossimità, unito a un potente algoritmo di analisi e riconoscimento grafico, avrebbe avuto il compito di individuare buona parte degli ostacoli, permettendogli di evitarli. Tutto ciò se il calcolo del tempo di arrivo della tempesta svolto dalla sonda orbitale fosse stato corretto. Per quanto avanzato fosse l'algoritmo, si trattava comunque di una stima non di una certezza.

Adesso al giovane non restava altro che attendere, pregando la Moneta Fatale che tutto andasse per il verso giusto. 

Furono dei minuti quasi interminabili, ma alla fine la sonda raggiunse il luogo impostato senza complicazioni. Il ragazzo riuscì finalmente a rilassarsi e a tirare un sospiro di sollievo. I suoi mossi capelli neri, dalla posizione impercettibilmente più rigida che avevano assunto da quando era arrivato il segnale di allarme, tornarono alla normalità e le venature bluastre comparse intorno ai suoi occhi si dissolsero. Erano entrambi segnali che l'apprensione che aveva provato stava passando.

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