Ero arrivato a Dert da cinque cicli ormai. Mio malgrado, la noia dovuta all'inattività stava iniziando a farsi sentire, tanto che attendevo quasi con ansia nuove istruzioni. Ma anche questo era un aspetto del mio lavoro. Non sempre si aveva a che fare con azioni spettacolari e rocambolesche, come una persona comune avrebbe potuto fantasticare: al contrario, il mio era un lavoro fatto di pazienza e attese snervanti. E io ero fortunato: diversamente da me, le cellule passive passavano intere rivoluzioni aspettando di ricevere ordini, senza sapere se e quando sarebbero arrivati.
In ogni caso, non ero rimasto con le mani in mano e avevo impiegato la maggior parte di quei cicli di attesa per esplorare la città, al fine di averne fin da subito una mappa mentale ben chiara. Ciò mi avrebbe consentito di muovermi molto più agilmente e questo, ossia la consapevolezza del teatro delle operazioni, era dannatamente vitale nel mio lavoro. In quel lasso di tempo avevo iniziato a girovagare nella terza corona della città, ossia i quartieri più umili fra la terza e la quarta cinta di mura, per poi spostarmi verso quelli più ricchi ed agiati. Tutto questo tenendo mentalmente nota di quanti più dettagli possibili: dalle zone più trafficate da persone e mezzi, ai percorsi di pattugliamento motorizzati e non, ai movimenti della guardia cittadina, oltre che gli orari e i tragitti dei mezzi pubblici. Avevo anche memorizzato la posizione di tutte le caserme, costruite a ridosso delle quattro cerchie murarie. Infine avevo visitato il Tempio degli Dei, approfittandone per rivolgere le mie preghiere al Pugnale Bendato, chiedendone i favori durante questa missione.
Trovandosi molto a nord, nella parte inferiore del continente settentrionale di Haven, Astria, il clima in questa città era decisamente più rigido rispetto a Reeg, dove ero stato durante le scorse due stagioni. Infatti dopo essere uscito dalla locanda dove avevo preso alloggio, delle dense nuvolette di aria condensata uscivano dalla mia bocca. Camminavo lungo la strada D9U diretto verso la terza corona. Finalmente mi erano state recapitate nuove istruzioni che mi avevano fornito l'ora e il luogo dove avrei dovuto incontrare il mio gregario, nonché una serie di frasi in codice che ci saremmo dovuti scambiare per identificarci a vicenda. L'incontro sarebbe avvenuto in una taverna chiamata "Il Volfeg Rampante". Sicuramente un posto piuttosto classico per questo genere di incontri, ma era classico per un motivo: con il costante via vai di gente che c'era, difficilmente qualcuno sarebbe riuscito a ricordare un volto in particolare.
La locanda in cui ero alloggiato si trovava nella zona più esterna della seconda corona, quindi impiegai circa quindici minuti per arrivare a destinazione. Quando varcai l'ingresso venni investito dal penetrante, e non proprio piacevole, odore di cibo mischiato a quello delle decine di individui che si trovavano lì. Le luci disseminate un po' dappertutto non erano abbastanza intense per un'illuminazione adeguata, quindi una vaga penombra aleggiava qua e là. Come mi aspettavo, la clientela era composta quasi totalmente da elementi appartenenti alla fascia più povera della popolazione: c'era chi consumava un pasto frugale prima di riprendere il lavoro in una delle fabbriche fuori città, chi rideva e beveva con gli amici e chi si godeva la pausa in solitaria. Su un palchetto dall'altra parte della stanza c'era anche un piccolo complesso musicale che provava ad animare l'atmosfera, con risultati incerti. Richiamando alla mente la foto che mi era stata mandata, iniziai a cercare il mio gregario con lo sguardo. Si trattava di un giovane di trenta genet, undici più giovane di me. Aveva i capelli biondo scuro tagliati corti e gli occhi di un blu quasi glaciale. Dalla foto risultava essere fisicamente ben piazzato, con una muscolatura tonica e ben definita. Ovviamente a lui non era stata fornita una mia foto perché proteggere la mia identità era molto più importante: se per caso lui fosse stato preso prima dell'incontro, non si doveva poter risalire a me in nessun modo.
Impiegai qualche istante per individuarlo, egli si trovava alla mia sinistra in un tavolo a ridosso del muro, dove la penombra era un poco più fitta. Notai anche che sulla parete, a un paio di metri dal suolo, era fissato uno degli altoparlanti che riproduceva la musica suonata dalla banda sul palchetto. Capii subito che non era una scelta casuale: la musica avrebbe dissipato il suono delle nostre voci e intralciato eventuali ascoltatori indesiderati. Segnai mentalmente un punto a favore per il mio gregario.
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La Prima Frontiera
Bilim KurguIn un epoca afflitta da una spietata guerra fredda fra le tre maggiori casate del pianeta Haven, la casata Trekk decide di intraprendere l'obiettivo più rivoluzionario dell'intera storia Aygidiana: realizzare una spedizione per raggiungere il pianet...
