Episodio X - Una Questione di Forze

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L'hangar sotterraneo che ospitava l'astronave in costruzione era stato costruito al di sotto dell'edificio che costituiva l'officina e la sede dei tecnologi del Dipartimento. Mentre si dirigeva là, Albion ringraziò mentalmente i costruttori che avevano pensato di realizzare un passaggio sotterraneo, il quale collegava direttamente la struttura centrale del Dipartimento Gantyr all'hangar. Quella mattina infatti le temperature all'esterno erano piuttosto rigide, giusto qualche grado sopra lo zero, e stava infuriando un temporale coi fiocchi.

Il ragazzo doveva incontrarsi con Zefyr Kessar, allo scopo di discutere riguardo a una modifica da apportare all'impianto energetico della nave spaziale. Nei diciassette cicli che erano trascorsi dall'arrivo dei tecnologi del Dipartimento CEN, non avevano avuto occasione di rivedersi. All'idea di rincontrarla, Albion, memore della figuraccia fatta con il simulatore sperimentale, sentiva un certo imbarazzo ma anche una lieve trepidazione. La collega, inutile negarlo, lo aveva abbastanza impressionato. Senza considerare il fatto che, per qualche ragione, la giovane tecnologa gli ispirava fiducia. O almeno, questa era la spiegazione che dava al suo stato d'animo in quel momento.

Dato che i progetti della nave spaziale erano ormai pronti da tempo, i lavori per costruirla erano partiti subito dopo l'ultimazione dell'hangar. E stavano proseguendo anche piuttosto spediti. Infatti quando Albion aprì con il suo pass la porta a scorrimento introducendosi nell'hangar, vide che alcune parti dello scheletro interno erano già state realizzate ed assemblate insieme. A quella vista i suoi occhi vennero invasi dalle solite screziature blu, in un moto di emozione, al pensiero che quella nave li avrebbe davvero portati su Gantyr. Una certa atmosfera di eccitazione iniziava ad aleggiare, sempre più palpabile col passare dei cicli, per tutto il Dipartimento. A modo suo, perfino il Direttore Ertz si era lasciato sfuggire con Albion qualche commento che lasciava trasparire una certa trepidazione.

Albion aveva visto i progetti della nave durante la loro stesura. Dovendo ospitare approssimativamente quaranta persone, la nave avrebbe avuto una lunghezza di circa sessanta metri, venticinque di larghezza e diciotto di altezza. Nella parte inferiore erano situate, una verso poppa e l'altra verso prua, le due stive le quali, con una capacità complessiva di 8.000 tonnellate, avrebbero contenuto le scorte alimentari e mediche per il viaggio e per le prime fasi dopo l'atterraggio su Gantyr, nonché parte del necessario per costruire il campo base. Il resto sarebbe stato lanciato prima della loro partenza con un razzo. I dati inviati dalle sonde su Gantyr indicavano che nella zona dove sarebbero arrivati il terreno sarebbe stato coltivabile, quindi avrebbero potuto provvedere alla produzione di vettovaglie in maniera abbastanza autonoma. Ma sarebbe stata una cosa da valutare sul momento. Sui due fianchi della nave sarebbero stati collocati i due moduli dormitorio che, una volta atterrati, potevano essere sganciati ed utilizzati anche sulla superficie del pianeta. La nave inoltre sarebbe stata fornita di un avanzatissimo nodo sensori e di due schiere di antenne, entrambi situati nella parte superiore.

L'attività all'interno dell'hangar era piuttosto febbrile. Operai e tecnologi erano in continuo movimento: c'era chi discuteva più o meno animatamente, altri invece erano impegnati a trasportare pesanti pezzi ed equipaggiamenti o indaffarati nell'assemblaggio. Nessuno stava con le mani in mano.

Il motore ad arricchimento stava venendo realizzato in un settore separato della struttura sotterranea. Mentre Albion si dirigeva là, diversi tecnologi gli lanciarono cenni di saluto che il giovane ricambiò sorridendo. Dopo aver occhieggiato in giro per qualche istante, individuò Zefyr. La ragazza, con un saldatore in mano e un ciuffo biondo che le pendeva sulla fronte, era al lavoro a una sezione del motore. Accanto a lei si trovava una voluminosa cassa che, a giudicare dalle sigle, doveva contenere parte del sistema di irradiatori primari. Si incamminò a passo spedito verso di lei.

"Buongiorno tecnologa Kessar!" esordì attirando la sua attenzione, con un tono più formale di quanto avrebbe voluto in realtà.

"Signor Xant, buongiorno!" rispose lei fermando il suo lavoro, con una voce a metà fra il divertito e il canzonatorio. Subito dopo si strinsero l'avambraccio a vicenda completando il saluto.

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