INIZIO ATTO II
L'oscurità era scesa già da un pezzo quando mi decisi a imboccare il portone di casa e uscire. Addosso avevo la mia solita giacca in pelle di Mastan. Sopra di essa portavo un lungo mantello impermeabile, premurandomi di calare il cappuccio sulla testa. Anche se, a quell'ora della notte, era pressoché impossibile che incontrassi qualcuno in grado di riconoscermi. Ma la prudenza non è mai troppa.
La città era immersa nel silenzio ed era calata una fitta nebbia. Il primo freddo dell'inverno iniziava a farsi sentire e, grazie all'umidità e al leggero vento, si infilava fra le pieghe dei miei vestiti. Un lieve brivido mi percorse la schiena. Ma fu l'unico: ormai mi ero abituato ad adattarmi velocemente sia al freddo che al caldo e poi il mantello stava facendo il suo dovere.
Era ormai da diverso tempo, qualcosa come due stagioni, che mi trovavo in quella città senza che nulla si fosse mosso. Ma in fondo era la procedura standard per evitare di destare sospetti, cosa fondamentale quando ci si trova ad operare in territorio nemico. Ma finalmente, o almeno così speravo mentre mi aggiravo per le strade deserte, era arrivato il momento di tornare in azione. Quella mattina infatti era arrivato un messaggio digitale da mia sorella che mi invitava a raggiungerla a Dert, su al nord, a causa dell'aggravarsi delle condizioni di salute del nostro anziano padre. Peccato che io non avessi nessuna sorella al nord. In compenso ce l'aveva l'uomo di 52 genet del quale interpretavo il ruolo: impiegato alla TRK-Zeneer, una fabbrica di materiale edilizio. L'arrivo di quel messaggio da parte di mia sorella era un codice prestabilito che mi imponeva di dirigermi alla mia stanza sicura e di mettermi in contatto con i miei superiori per l'assegnazione di nuovi ordini.
Mi trovavo a Reeg, nella zona sud dei territori Trekk. Si trattava di una cittadina modesta con solo una cinta di mura, ma che ne avrebbe vista aggiungersi una seconda nel corso delle prossime rivoluzioni di Haven.
Impiegai una ventina di minuti per arrivare a destinazione. La mia stanza sicura, inizialmente usata come deposito veicoli, era letteralmente una stanza. Era situata alla base di un'alta palazzina costruita a circa mezzo chilometro di distanza dalle mura. Mentre usavo il mio pass per sbloccare la serratura elettronica, lanciai uno sguardo verso l'alto dove c'era uno stendardo rappresentante un ingranaggio capeggiato da tre stelle: l'emblema della casata Trekk. Un mezzo sorriso mi affiorò sulle labbra, mentre pensavo a quanto fosse ironico il fatto che lo stendardo si trovasse proprio lì. Ma ovviamente era solo un caso: molti edifici della città avevano stendardi come quello appesi sui fianchi, oppure bandiere con lo stesso stemma che sventolavano sul tetto.
Una volta entrato mi assicurai che il blocco elettronico si fosse re-inserito correttamente, quindi mi diressi verso la cassaforte a parete dall'altra parte della stanza. Sul tastierino accanto ad essa digitai il codice speciale che ovviamente non aprì la cassaforte, ma attivò il meccanismo che fece scivolare di lato una sezione rettangolare della parete, rivelando il computer che usavo per le comunicazioni. Questo era collegato direttamente al quartier generale della Akamyt. Nome appropriato dato che noi agenti operativi eravamo a tutti gli effetti gli occhi della casata, vigilando sui suoi possedimenti e studiando le mosse dei suoi nemici.
[Pronunciare nome e codice di identificazione agente] mi intimò una voce femminile, decisamente artificiale, quando avviai la trasmissione.
"Cysar Radax. Codice di identificazione: 1307254. Raiss." Passò qualche istante mentre il computer criptava e decriptava dati, comunicando con il database centrale della Akamyt.
[Codice ricevuto e confermato. Autorizzazione concessa.]
Subito dopo il computer provvide ad aprire il canale che mi avrebbe messo in contatto con i miei superiori, avviando contemporaneamente tutti i protocolli e le routine di criptaggio e codifica volte a rendere tale canale sicuro. La comunicazione era limitata al solo audio, per tenere più bassa possibile la quantità di dati in ingresso e in uscita, al fine di non destare sospetti ed essere più difficilmente rintracciabili. Usare messaggi scritti tecnicamente sarebbe stato anche più sicuro, dato che la quantità di dati risultava anche inferiore, ma non sarebbero stati altrettanto chiari e agevoli.
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La Prima Frontiera
Ciencia FicciónIn un epoca afflitta da una spietata guerra fredda fra le tre maggiori casate del pianeta Haven, la casata Trekk decide di intraprendere l'obiettivo più rivoluzionario dell'intera storia Aygidiana: realizzare una spedizione per raggiungere il pianet...
