8 - Cupido colpisce ancora

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La gente gridava agitata come se fosse posseduta e incitata da demoni urlanti. Le ruote del carro che lo stavano trasportando cigolavano lentamente, facendolo sobbalzare ogni volta che un sasso bloccava loro la strada. A morte. Uccidete il male. Estirperemo i peccatori. Non resterà più nulla del demonio. Muori, figlio del diavolo. I volti della gente assieme alle loro parole gli roteavano intorno con crescente voracità. Avrebbe voluto urlare, allontanarli, ucciderli uno ad uno. Il suo corpo di bambino tuttavia non rispondeva ai suoi comandi. Era immobile mentre le mani della gente lo sommergevano, gli laceravano le pelli, percuotevano il suo corpo scosso dal dolore. Poi il carro si fermò. La gente si allontanò. Il bambino potè tirare un sorriso di sollievo. Sollievo che non durò a lungo. Una guardia con una larga cicatrice sul volto si fece avanti tenendo alto un tizzone ardente. Un uomo con una lunga toga inveiva contro di lui, gli sputò in faccia. E improvvisamente il carretto non era più un carretto, era in cima a un accatastamento di tronchi e legna secca. Qualcuno versò dell'olio. Provò a gridare ma la voce gli restò incagliata in gola, mandandogli in subbuglio lo stomaco e procurandogli conati di vomito. E poi il tizzone ardente cadde ai suoi piedi. Una vampata di fuoco, dello stesso colore maledetto dei suoi capelli, si alzò verso il cielo. E Chuuya fu divorato dalle fiamme con la bocca aperta in un grido silenzioso.

Il marchese si svegliò di soprassalto, sudato fradicio ma allo stesso tempo scosso dai brividi si alzò agitato. Si sentiva tremare tutto, agguantò i primi vestiti che trovò a portata. Ignorando Tachihara uscì dalla sua camera e poi dalla villa allacciandosi alla bell'e meglio la caviglia. Il maggiordomo non provò a seguirlo, sapeva che a volte il sui signore si svegliava di pessimo umore e aveva solo bisogno di essere lasciato in pace.

Chuuya si fermò solo una volta raggiunto un angolo del giardino con radi alberi e poco lontano un glicine ormai verso la fine della sua fioritura. Prese un respiro profondo poi tirò un pugno all'aria.

Erano passati così tanti anni, eppure non aveva mai smesso di mantenere il suo corpo allenato, rapido a reagire e pronto a combattere, non perché ne avesse veramente bisogno (anche se durante certi viaggi picchiare la gente gli era servito), ma perché in momenti come quello aveva bisogno di un modo veloce e immediato per calmarsi. Aveva bisogno di un modo per riordinare le idee e allontanare incubi e ricordi, non che ci fosse molta differenza tra gli ultimi due.

Saltò in aria e tirò un calcio al nulla, sentiva perfettamente ogni singola fibra del suo corpo, i suoi muscoli bruciavano per il mancato riscaldamento. Atterrò agilmente, accaldato, e dopo solo cinque minuti di altra intensa lotta contro il nulla, si levò la camicia e la appese ad un ramo, poi riprese il suo allenamento senza concedersi un secondo di pausa. Se solo provava a fermarsi il sogno tornava vivido a farsi sentire e lui preferiva che gli incubi continuassero a esistere solo di notte.

Socchiuse gli occhi e sferrò un altro calcio all'aria. Qualcuno parò il suo calcio e Chuuya fu sbalzato all'indietro, con una mezza capriola atterrò in piedi.

- Ehi, Chuuya-kun...

Il marchese non lasciò tempo al duca di finire la frase che subito tornò all'attacco, tese il braccio tirando un pugno e nel momento in cui Dazai lo schivò con l'altra mano puntò al suo stomaco.

Il suo colpo venne parato rapidamente dalla mano di Dazai, che tirò la bocca in un ghigno. Il duca gli afferrò il polso e lo strattonò lontano, fece appena in tempo a levarsi la giacca e arrotolarsi le maniche della camicia che Chuuya gli balzò di nuovo addosso. Prontamente Dazai si scansò e il piede di Chuuya alzato in un micidiale calcio gli sfiorò la mandibola.

Dazai capì che il marchese faceva sul serio e non aveva intenzione di fermarsi, e lui aveva intenzione di dargli corda. Schivò ancora un paio di colpi poi partì all'attacco. Riuscì, dopo una serie di perfette parate e contrattacchi da parte di Chuuya, a tirargli un pugno nello stomaco. Sentì la pelle calda del marchese urtare contro le sue nocche.

- Ah-.

Chuuya si piegò in due tenendosi la pancia, Dazai rallentò un attimo il pugno seguente e il marchese fu rapido a reagire, lo prese per il polso e con una forza inaspettata per un piccoletto tanto gracilino lo sbatté a terra con violenza. Il duca si sentì mancare il respiro, non fece in tempo a rialzarsi che Chuuya gli premette un piede sulla sua gola.

- Ho vinto.

Era bellissimo (Dazai dovette ammetterlo), aveva i capelli rossi che gli ricadevano sul viso, le guance arrossate, le lentiggini accese dal sole, le labbra semiaperte per il fiatone, il petto nudo con i muscoli ben scolpiti e segnato da cicatrici si abbassava e si alzava velocemente, ansante. Le mani gli ricadevano abbandonate lungo i fianchi, le nocche erano screpolate e rosse. I suoi occhi blu rilucevano di una certa ferocia e fierezza, mista a superiorità e divertimento.

Dazai si chiese se da sempre i glicini avevano avuto quell'odore così inebriante, sentì il prato con estrema chiarezza pizzicargli la pelle degli avambracci nudi e la nuca, il sole parve improvvisamente brillare dieci volte più ardentemente di prima.

Il suo cuore sprofondò.

Chuuya si levò tirandosi indietro dal viso i lunghi capelli spettinati poi tese una mano al duca steso per terra.

- Vuoi stare lì sdraiato a bagnarti il culo ancora a lungo?

Dazai si tirò su aiutandosi con la mano tesa verso di lui. I suoi pantaloni ora erano fradici e la camicia sporcata del verde dell'erba, il duca non ci diede bado.

- Combatti bene, dove hai imparato?

Chuuya a quella domanda alzò le spalle. - Non ne ho idea... È una cosa mi hanno insegnato fin da quando ero piccolissimo. Tu invece?

- Mi è stato insegnato da un amico.

- È bravo, sai combattere bene.

- Già, era bravo.

Chuuya si sentì mortificato al sentire quella risposta e aggiunse una nuova regola alla sua lista mentale: "mai presumere che una persona sia viva."

- Mi dispiace. Se vuoi posso continuare a insegnarti io.

- Sono più bravo io a combattere, non hai nulla da insegnarmi.

- Ti ho letteralmente appena sbattuto per terra. Ho vinto io.

Dazai gli tirò una spallata scuotendo la testa a quelle parole, ma non ribattè, si limitò a guardarlo intensamente. Chuuya sentendosi a disagio ed esposto sotto quello sguardo si affrettò a rimettersi la camicia.

- Sei passato per una delle tue visite, duca? Non ti aspettavo così presto.

Nelle ultime settimane, da quando Dazai aveva dormito da lui per sfuggire all'ira dei genitori, veniva a fargli visita spesso. Circa due o tre volte a settimana. Quando Chuuya aveva provato a dire che poteva essere lui ad andare a trovarlo, Dazai si era un po' innervosito e aveva detto che preferiva stare lontana da casa sua il più possibile.

- Hai voglia di fermarti per colazione? La faccio preparare fuori, sotto i glicini.

- Sarebbe splendido.

Si incamminarono insieme verso l'albero fiorito, un soffitto viola copriva un'abbonante zona di giardino, un tavolo e delle graziose seggioline. Dazai si accomodò lì, Chuuya sparì un secondo nella villa poi tornò accompagnato dalle cameriere. Presto la tavola fu apparecchiata e il cibo servito.

Il combattimento mattutino aveva rilassato la mente dei due giovani e in qualche modo li aveva legati ancora di più. Quando Chuuya si sedette accanto a Dazai, il duca guardò il marchese obliquamente con un sorrisetto che non prometteva nulla di buono sulle labbra.

- Ehi, marchese. Hai voglia di fare una pazzia insieme?

A. A.
Ajajaja, questo è ufficialmente il capitolo dove Dazai si innamora di Chuuya. Secondo voi quale pazzia ha in mente quel pazzo scatenato?

Spero di non avervi traumatizzati troppo con l'incubo fuori contesto a inizio capitolo, viva i traumi.

A prestoo.

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