Severus Piton sollevò per un istante il viso al cielo che imbruniva, gli occhi neri che brillavano febbricitanti, stringendo i pugni fino a conficcarsi le unghie nel palmo delle mani.
Poi trasse un lungo respiro.
*
Ma ho protetto l'anima del giovane Malfoy, come tu volevi, Albus, l'ho fatto quella notte e in tutti i maledetti giorni che si sono susseguiti nell'infinito orrore della mia nuova vita, onorato e rispettato Mangiamorte tra i Mangiamorte.
L'Oscuro Signore è finalmente sconfitto e tutti i suoi frammenti d'anima sono stati distrutti, ma l'anima di Draco è ancora integra, anche se il sorriso dell'innocenza non brillerà mai più sul suo viso di ragazzo, cresciuto troppo in fretta tra il sangue e la morte.
Sapevo bene a quale agghiacciante modo di vivere sarei andato incontro, ma l'atroce ricordo di quei mesi interminabili brucia la mia mente perché di nuovo, come se tutti quegli anni non fossero mai passati, mi sono trovato prigioniero nel baratro infernale dal quale un tempo tu mi avevi aiutato a uscire.
Ma ora non ero più solo: ora la vita di un ragazzo smunto e pallido dipendeva da me.
Solo da me, dalla mia freddezza e dal mio totale autocontrollo, dalla mia capacità di mentire e di far credere che fossi un mostro, proprio come loro.
Solo tremendi e insopportabili ricordi.
Il fuoco arde nel cerchio dei Mangiamorte e le fiamme si levano alte nel cielo nero, a bruciare la mia anima consunta e lacera.
Stringo forte i denti, fino a quando sento la sua mano tremante tra le mie.
Allora lo guardo in profondità, negli occhi chiari che brillano nella notte, enormi e spalancati dietro la maschera, e stringo piano le sue dita ghiacciate, mentre sento il sangue che pulsa a un folle ritmo, quello terrorizzato del suo cuore.
Lui mi guarda e so che vorrebbe fuggire via, invece rimane lì, fermo e silenzioso.
Non fuggirà: ha già cominciato a scontare le sue colpe e, come me, pagherà tutto, fino in fondo e senza tirarsi indietro.
Non posso chiudere gli occhi sotto l'imperscrutabile maschera d'argento, posso solo piangere e le lacrime, come in quel tempo lontano, rigano di nuovo le mie guance: lacrime di disperazione di un uomo, ora, costretto a rivivere il suo imperdonabile passato, impotente a cambiare qualsiasi cosa di questo maledetto presente.
Un nuovo tremito della sua mano sottile, ed io l'avvolgo ancora di più nella mia, come se potesse servire a qualcosa, come se potessi alleviare la sua pena o, almeno, scaldare la sua piccola mano.
Non mi serve vederle: so che le lacrime rigano abbondanti anche il suo giovane viso, lacrime di terrore di un ragazzo davanti alle atrocità che i suoi occhi, con crudele verità, gli mostrano inesorabilmente.
Le sue iridi chiare, ancora striate d'innocenza, hanno visto tutto ciò che le mie, ormai inesorabilmente colpevoli, già conoscevano bene, da troppo tempo ormai, e, quando il fuoco arde violento in mezzo al cerchio dei Mangiamorte, puoi solo ascoltare le interminabili urla dell'agonia e pregare che finisca presto.
Quando non ce la faccio più, quando la sua mano trema troppo nella mia e temo che anche gli altri Mangiamorte lo notino, allora avanzo deciso al centro del cerchio ed estraggo il mio pugnale per regalare, con rapidità e destrezza, la morte come unica pietà.
Poi lo guardo negli occhi e mi chiedo se, almeno lui, comprende lo strazio che mi dilania il cuore. Un tremito impercettibile, una lacrima che brilla invisibile nei suoi occhi e ho la mia risposta. Torno in silenzio nel cerchio, crudele Mangiamorte fra i Mangiamorte.
Ma lui, ancora, cerca la mia mano, sporca di sangue ora, e vi si abbandona confidente.
Ancora la stringo piano nella mia, dietro la schiena, e lui ricambia l'invisibile stretta.
Tra noi non c'è bisogno di guardarsi negli occhi: ciò che è nato nell'atrocità di queste notti non morirà mai e ci legherà per sempre.
Ma io, di nuovo, paventerò il sonno come la condanna più insopportabile, fuggirò per il resto della vita dai miei tremendi ricordi, quelli di oggi che si aggiungono a quelli del passato; cercherò vanamente di sfuggire dal terrore sempre disperatamente uguale di quegli occhi spalancati nel buio della notte.
In quel momento estremo la loro povera mente è vuota, sono già senza vita davanti a me, e la Morte è nei loro occhi, a fissarmi beffarda, ricordandomi che, prima o poi, toccherà anche a me.
E anche io comincio a bramare una fine pietosa, che mi colga nel sonno, o tramite la mano ferma e decisa di un amico.
Io, però, non ho più amici.
Ho ucciso l'unico che avevo.
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In difesa di Severus Piton
FanfictionUna raccolta di 13 storie, brevi e lunghe, scritta tra il 2005 e il 2007 per gridare al mondo quali motivi hanno spinto Piton a compiere determinati gesti e quali sono stati i sentimenti e le emozioni che ha provato. E che, soprattutto, Severus Pito...
