Mi sono alzata dal letto controvoglia.
Non so come dovrei presentarmi a Florio dopo quello che è successo ieri pomeriggio.
Mi sento a disagio, confusa, e un po' in colpa.
Alle 7:50 sono già a scuola.
Vedo la sua macchina parcheggiata.
Lo cerco.
Lo trovo seduto in 5ªD, intento a sistemare dei fogli.
«Professore, posso?» chiedo, timidamente.
«Sì, certo» risponde, alzando appena lo sguardo.
«Le volevo chiedere scusa per il comportamento di mio fratello, ieri pomeriggio...» dico, sincera.
«Non devi. Ha ragione tuo fratello.
Quel pomeriggio... non ti dovevo toccare.»
«Ma ci sarà stato un motivo per baciarmi, lei che dice?»
Lo lascio lì, senza parole.
Durante la ricreazione, io e il mio gruppo ci rifugiamo nella parte abbandonata del cortile.
Loro iniziano a fumare.
Io resto in silenzio, a guardarli.
Sento dei passi.
«Sta venendo qualcuno» dico.
«Saranno le foglie» borbotta Federico.
«Sarà un insegnante, voi che dite?» aggiunge una voce che conosciamo fin troppo bene.
Florio.
Prendiamo le nostre cose e ci allontaniamo.
Ma la sua voce mi ferma.
«Rampal, non scappare. Ti devo parlare.»
Gli altri si dileguano.
Resto sola con lui.
«Che cosa vuole da me?» chiedo, incrociando le braccia.
«Voglio sapere cosa provi per me.»
«Rispetto.
È solo un professore come tutti gli altri» dico, mentendo a me stessa.
«Non ci credo.
Non dopo quel bacio.»
«Professore, non per male... ma tra noi non potrà mai esserci niente.
C'è solo un legame: professore e alunna.
E poi, essendo catechista di sua figlia, devo contenermi.
Non posso permettermi certe cose.»
«Che cose dovresti fare? Hai solo diciassette anni.»
«Se ha tutto questo desiderio di me, dovrebbe sapere che ne ho ancora sedici.
Non diciassette.»
Sbianca.
Non dice nulla.
Mi allontano, lasciandolo lì.
Da un lato mi dispiace trattarlo così.
Dall'altro... è quasi liberatorio.
Suona l'ultima campanella.
Rifiuto tutti i passaggi che mi offrono.
Voglio camminare.
Pensare.
Florio.
Devo decidere: buttarmi o stargli alla larga?
Arrivo a casa.
Ma prima ancora di entrare, lo vedo.
È lì.
Sotto casa mia.
«Lo sa che la posso denunciare per violazione della privacy?» dico, incrociando le braccia.
«Ti devo parlare.»
«Abbiamo già parlato stamattina.
Le ho detto tutto.»
«Io no.»
Mi bacia.
Mi blocca contro il muro.
Ricambio.
Ma il cuore mi batte all'impazzata.
E se qualcuno ci vede?
Mi stacco.
Prendo le chiavi.
Apro il portone.
Entriamo.
«C'è tuo fratello? O i tuoi genitori?» chiede.
«No. Sono a lavoro.»
Mi guarda negli occhi.
Poi parla.
Con voce ferma, ma carica di emozione.
«Io ti amo.
Ti accetto così come sei.
Non voglio cambiarti, mi incanti così.
Ma voglio che tu cresca, che diventi ogni giorno migliore.
Non mi aspetto la perfezione.
Mi piaci con i tuoi difetti, le tue virtù, i tuoi errori.
Voglio vederti realizzare i tuoi sogni, raggiungere i tuoi obiettivi.
Voglio esserci.
Nel bene e nel male.
Ti rispetto.
Mi fido di te.
So che per te è presto per una relazione così... ma la persona che desidero al mio fianco, adesso, sei tu.»
Resto in silenzio.
Poi parlo.
«Mi ero promessa di non innamorarmi mai di te.
Non per la differenza d'età.
Quella non mi interessa.
Ma ho paura.
A scuola potrebbero scoprirci.»
Gli do del tu.
Perché ormai... ci siamo detti tutto.
«Staremmo attenti.
Ma io ho bisogno di te, Miriam.
La notte penso a te.
Ti penso continuamente.
Ma devi essere decisa anche tu.»
Mi avvicino.
Lo bacio.
Un bacio dolce, lento.
Mi stringe forte.
Ci stacchiamo solo per riprendere fiato.
«Lo prendo come un sì, questo bacio» dice, sorridendo.
«Ovvio» rispondo.
«Ora ti lascio.
Ci vediamo domani.»
«A domani.»
Mi bacia ancora.
Poi se ne va.
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Un passo dal cielo
RomanceUn rapporto che va ben oltre la semplice relazione tra un professore e una sua alunna, un legame destinato a spingersi oltre le mura scolastiche, superando confini che nessuno dei due avrebbe mai immaginato.
